Gianluca Picardi

Sulle tracce dei trafficanti

Eroina, hashish e cocaina arrivano nel Mediterraneo seguendo vie diverse. Le strategie per stroncarne le rotte

Se fosse una nazione la sua economia sarebbe al 19° posto, subito dopo quella della Svezia; se invece fosse un prodotto di largo consumo e, soprattutto legale, movimenterebbe più capitali del mercato delle carni e poco meno di quello degli idrocarburi. Sono 322 i miliardi di dollari fatturati dall’“azienda-droga” in tutto il mondo, offrendo alla propria clientela un campionario sempre nuovo e disponibile, con un notevole “magazzino” per le scorte. Un movimento di capitali imponenti che, a monte, prevede sicuramente un altrettanto grande traffico di merci, che avviene via mare, terra ed aria. Ed è appunto sulle rotte che seguono i trafficanti di droga che attualmente si accentra l’attenzione degli investigatori; sono infatti principalmente due le aree che oggi destano la maggiore preoccupazione: l’Africa occidentale e soprattutto il Mediterraneo, attraversato dalle principali rotte dei traffici di eroina, cocaina ed hashish (il 12% a livello mondiale) verso l’Europa. Per arginare il flusso di sostanze stupefacenti provenienti soprattutto dal Sudamerica, l’Europa ha iniziato a mettere in atto delle strategie comuni con i Paesi che si affacciano su quello che i Romani chiamavano “Mare nostrum”; prima tra tutte l’istituzione del Maocn, acronimo di Maritime analysis and operation center narcotics che prevede l’istituzione di una sorta di barriera marittima attuata dalle polizie dei sette Paesi partecipanti (Spagna, Portogallo, Italia, Regno unito, Olanda, Irlanda e Francia), con il fine di bloccare i traffici provenienti dalla sponda atlantica del Sudamerica diretti in Europa. Questo dispositivo di prevenzione e contrasto ha iniziato a dare i suoi frutti (da aprile 2007 sono state sequestrate circa 20 tonnellate di cocaina), spingendo i narcotrafficanti a cercare nuove vie per far arrivare la droga in Europa. Vediamo nel dettaglio la situazione, analizzando i traffici, le rotte ed i consumi delle tre droghe che principalmente preoccupano il Vecchio continente.

Eroina
Il 26 settembre del 1979 l’Unione sovietica invade l’Afghanistan, un avvenimento che coincide con l’inizio della coltivazione su vasta scala del papavero da oppio (base per la produzione di eroina). Da allora, tranne il crollo registrato nel 2000-2001 dovuto all’embargo contro il regime talebano da parte delle Nazioni unite, l’Afghanistan diventa il principale produttore mondiale di eroina, fino ad arrivare ai nostri giorni con circa 820 tonnellate prodotte nel 2007 (pari a 8.200 tonnellate di oppio secondo il tasso di conversione applicato dall’Unodc – United nations office on drugs and crime). Numeri impressionanti se comparati con le 880 tonnellate di questo stupefacente prodotte in tutto il mondo (ne consegue che il 93% è riconducibile al regime di Kabul) e soprattutto con il fabbisogno di eroina mondiale che ammonta a circa 400 tonnellate annue; una sovraproduzione di oltre il 50% che, stoccata nei magazzini dei narcos, serve a finanziare varie attività tra cui il terrorismo.
Non sarebbe però corretto parlare di “tragedia afgana”, poiché le coltivazioni del papavero da oppio sono presenti in gran parte in cinque province (su un totale di 34) nel sud del Paese e, principalmente, nella provincia di Hellmand (una superficie equivalente all’Italia settentrionale) dove viene coltivato il 78% degli oppiacei afgani: 165.000 ettari che le permettono di superare nella coltivazione di droghe Paesi come Colombia (circa 86.000 ettari) e Marocco (68.000 ettari circa).
Una volta prodotta, l’eroina afgana prende varie strade per arrivare nel nostro continente. Per il 14% segue la “rotta centroasiatica” giungendo nella Federazione russa e, in piccola parte, nel nordest dell’Europa; il 35% viene indirizzato verso il Pakistan da dove, proseguendo via mare attraverso il porto di Karachi verso l’Africa orientale, arriva in Europa e Usa; più della metà (il 51%) prende la strada dell’Iran e, attraverso la Turchia, viene distribuita nel Vecchio continente seguendo la rotta marittima adriatica oppure via terra attraverso i Balcani. Intercettando i traffici provenienti da queste rotte che passano anche per il nostro Paese, dall’inizio del 2007 le forze di polizia italiane hanno sequestrato quasi due tonnellate di eroina con un incremento del 60% rispetto al 2006.
La buona notizia, sul fronte eroina, è quella del sensibile calo dell’uso nell’area del Mediterraneo (tranne che nei Balcani), nel Nordamerica e in Oceania, a fronte di un incremento nell’Europa orientale, in Africa sudorientale e in Sudamerica. Per quanto riguarda i sequestri, sulle 472 tonnellate prodotte a livello mondiale 22,3 sono state intercettate dalle forze dell’ordine europee (dati Unodc del 2005).

Cocaina
Il Sudamerica è invece il principale produttore di cocaina al mondo. Anche i paesaggi di molti Paesi, principalmente Colombia, Perù e Bolivia, sono stati modificati dalle coltivazioni delle foglie di coca che ormai ricoprono intere montagne. Anche se, dati alla mano, la produzione nelle nazioni andine (il 50% solo in Colombia, che nel decennio 1990-2000 ha assorbito gran parte della produzione del Perù) è notevolmente calata, quasi 1.000 tonnellate di polvere bianca continuano a viaggiare verso il Nordamerica (480 tonnellate circa) e l’Europa. Sono infatti queste due le direttrici principali verso cui la “bianca” viene indirizzata: nel primo caso attraverso l’Oceano pacifico, i Caraibi e quello che viene definito “corridoio messicano”, nel secondo attraverso gli Stati dell’Africa nordoccidentale (come Guinea Bissau, Guinea Conakry e Senegal) per arrivare nel Mediterraneo oppure inviata direttamente verso Spagna e Paesi dell’Europa del nord (principalmente Paesi Bassi). Singolare è il caso della Spagna che, nonostante sia la prima nazione per il consumo di cocaina in Europa (seguita da Regno Unito e Italia), grazie alla strategia messa in campo dalle forze dell’ordine ha visto un’impennata dei sequestri del 77% dal 1985 ad oggi (49,6 tonnellate su un totale di 64 in tutta Europa solo nel 2006). Stessa cosa si può dire per altre due nazioni che si affacciano sul Mediterraneo: 10 tonnellate di “bianca” sequestrate in Francia e quasi 5 in Italia nel corso del 2006. Il fatto che le strategie messe in atto dalle forze dell’ordine dei Paesi mediterranei stiano dando buoni frutti, è avvalorato dai dati forniti dall’Unodc; infatti nel 2000 le tonnellate di coca sequestrate erano poco più di 11, a fronte delle 64,9 del 2006 (totale europeo 106 tonnellate).
In controtendenza invece rispetto all’Europa, in cui c’è stato un vero e proprio boom della coca, i dati riguardanti i sequestri negli Usa anche per il minor consumo che viene fatto di questo tipo di stupefacente: il 27% dei sequestri totali, rispetto al 60% degli Anni ’90.
Stando alle cifre e ai dati dei sequestri, come già detto, il Maocn sta dando i primi frutti. Ma è fondamentale tenere ancora alta la guardia poiché i narcotrafficanti, per evitare la barriera della penisola iberica, stanno mettendo in atto le loro contromisure, come nel caso del sequestro di circa 2,5 tonnellate di coca effettuato nel giugno dello scorso anno su un aereo privato proveniente dal Venezuela e diretto in Sierra Leone. Molte organizzazioni malavitose, tra cui la ’ndrangheta calabrese da sempre leader nel “settore cocaina” e la camorra, oggi acquistano ingenti carichi dagli emissari colombiani nell’Africa occidentale, mantenendo sempre comunque la possibilità di trattare direttamente con i narcos nelle aree di produzione in Sudamerica. Inoltre attualmente le rotte che per tradizione erano utilizzate per il traffico di hashish, sono percorse anche dalla cocaina diretta ai Paesi europei.

Hashish
A produrre la resina di cannabis, l’hashish per l’appunto, è essenzialmente il Marocco che rifornisce il 70% del mercato europeo e oltre il 30% del mercato mondiale (il resto è appannaggio di Afghanistan, Kazakistan e altri Paesi africani). La produzione di questo stupefacente è comunque in calo (dalle 2.700 tonnellate nel 2004 a poco più di mille nel 2005) soprattutto a causa della riduzione delle aree coltivate che attualmente equivalgono a circa 68.000 ettari, a fronte dei circa 140.000 del 2003. Per quanto riguarda i Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo, anche se il consumo appare di ampia diffusione, i sequestri hanno registrato nell’ultimo anno una certa stabilità per quanto riguarda Spagna (circa 460 tonnellate) e Italia (20 tonnellate) ed un incremento in Francia (poco più di 67 tonnellate).
La via scelta dai narcotrafficanti per immettere l’hashish in Europa è soprattutto una, quella dal Marocco verso la penisola iberica. Ma a causa del forte controllo su quest’ultima, si sono aperte altre strade attraverso il Nordafrica (Tunisia e Algeria) che piano piano stanno soppiantando la “via spagnola”. Gli altri Paesi produttori di resina di cannabis dell’est caucasico (Afghanistan e Kazakistan) scelgono la strada dei Balcani attraverso la Turchia, oppure, passando per l’Iraq e la penisola del Sinai, giungono sulla sponda mediterranea dell’Egitto.

Il contrasto
La possibilità di trovare rotte alternative è un fattore di sorpresa che i narcotrafficanti scelgono per giocare d’anticipo sulle risposte delle forze dell’ordine delle nazioni che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Ciò che è emerso dall’ultimo convegno riservato ai capi dei servizi antidroga dei Paesi aderenti al Cimo (Roma 21-23 novembre 2007) e di alcuni dei Paesi africani maggiormente interessati (Senegal e Ghana) è la necessità di intensificare il feedback tra gli organismi di polizia (soprattutto dell’area africana occidentale), lo sviluppo di un’attività di formazione ed aggiornamento professionale e una stretta sinergia con i Paesi del Maocn; inoltre la creazione di un centro di intelligence composto da tutti gli Stati del Mediterraneo, con lo scopo di uno scambio di informazioni continuo per bloccare i traffici marittimi nell’area.
In questo scenario la Direzione centrale per i servizi antidroga ricopre un ruolo da protagonista attraverso la promozione, con Francia e Spagna, di un progetto per realizzare delle iniziative strategiche nell’area africana e in quella mediterranea. L’Italia giocherà un ruolo fondamentale in tutto questo, anche grazie al costante impegno delle forze di polizia (sequestrate 1,8 tonnellate di eroina, 19,5 di hashish e 392.663 pasticche di ecstasy, con un incremento rispettivamente del 62,10%, 0,22% e 195,14% in più nel periodo dicembre 2006-dicembre 2007): infatti sarà alla presidenza del Cimo nel primo semestre di quest’anno.

01/01/2008