di Antonella Fabiani

Cultura e legalità

Riapre la Biblioteca centrale del Viminale. Tecnologia e bellezza per un patrimonio librario in grado di rispondere alle esigenze professionali dell’Amministrazione

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Parlare di biblioteche e di libri nell’era di Internet, dei tablet, degli ebook, degli smartphone, in un tempo che macina tutto a ritmi superveloci può sembrare una nostalgia del passato, quando toccare un libro era una emozione dei sensi ed entrare in una biblioteca significava entrare in un luogo dove il silenzio garantiva l’arricchimento che nasceva dallo studio dei libri. Parlare oggi di biblioteche è, invece, rivendicare il loro ruolo fondamentale di testimoni della nostra civiltà a fronte di una tecnologia aggressiva che tanto più offre informazioni tanto più allontana dalla fisicità dei libri. Per fortuna in ogni società, anche le più anestetizzate dai ritmi veloci, dal consumismo e dalla condivisione compulsiva, rimane una sensibilità innata a volere conservare e a tramandare quelle che sono le radici della civiltà di cui fa parte. E se nella nostra epoca leggere un libro per puro piacere o studio diviene un attività “antica”, riaprire una biblioteca è aprire una porta sul futuro, uno spazio di crescita collettiva. 

Ancora nel ventunesimo secolo le biblioteche giocano un ruolo fondamentale in quanto custodi di patrimoni librari che permettono ai diversi saperi di continuare a “camminare” dentro la storia di ogni Paese. 

Salvare oggi una biblioteca dalla chiusura e il suo patrimonio librario dal macero è un impegno fondamentale rispetto alla collettività, soprattutto quando si parla di biblioteche istituzionali. Una di queste è la biblioteca del Viminale che ,dopo un periodo di ristrutturazione, si presenta al visitatore come un vero tesoro di bellezza e tecnologia all’interno del ministero dell’Interno, riuscendo a coniugare “cultura e sicurezza” come ha osservato il ministro Angelino Alfano durante la cerimonia di apertura. Ricca di un patrimonio di migliaia di volumi (110mila) soprattutto giuridici e storici, si apre agli utenti con una veste rinnovata che non è solo forma ma anche sostanza. Una sostanza che, ha sottolineato il ministro, risponde alla cultura digitale «con la suggestione e la bellezza della consultazione di un libro, di studio su un testo di carta». 

Tradizione e innovazione sono, infatti, i criteri ispiratori della Biblioteca del Viminale che dal 4 gennaio scorso ha riaperto al personale appartenente all’Amministrazione dell’Interno e ai dipendenti di altri enti pubblici, e anche agli studenti universitari (sul sito del ministero sono visibili gli orari di apertura) . Un esempio di amministrazione virtuosa che in tempi di spending review sceglie di investire tempo e risorse nella cultura: «L’Amministrazione ha fatto uno sforzo ulteriore rispetto alla finalità di garantire agli utenti della biblioteca una ristrutturazione dell’accoglienza – osserva Andrea Polichetti, dirigente dell’Ufficio studi e legislazione del Dipartimento delle politiche del personale – abbiamo individuato delle giornate di apertura nel corso delle quali il pubblico potrà recarsi presso la struttura e usufruire dei servizi che la biblioteca già erogava in passato ma che saranno sempre più potenziati. Docenti universitari, studenti e i dipendenti delle pubbliche amministrazioni avranno a disposizione oltre a un vasto patrimonio librario anche i collegamenti informatici utili a individuare testi e materiali».

«Quello che vogliamo – continua il dirigente dell’Ufficio studi – è che l’utente trovi in questa biblioteca quello che può essere utile alla sua ricerca e anche, nel caso dei dipendenti della nostra Amministrazione, alla loro formazione professionale. A questo proposito terremo conto delle esigenze dei vari dipartimenti per individuare l’acquisto dei testi migliori per lo sviluppo professionale dei dirigenti, dei funzionari e di tutto il personale».

 

Biblioteca e Viminale: un legame inscindibile

Una storia prestigiosa unisce la biblioteca del Viminale alla Amministrazione in cui è inserita in quanto ne ripercorre passo passo le vicende a partire dalla prima Capitale d’Italia che fu Torino. Qui nasce partendo da alcuni fondi librari della biblioteca di casa Savoia. Costituita definitivamente come biblioteca del Regno d’Italia, nel 1859 seguì la Capitale a Firenze e poi a Roma, dove trovò definitiva sistemazione a Palazzo Viminale. 

«La composizione dei fondi librari rivela un rapporto diretto tra questa biblioteca e il ministero dell’Interno – spiega il direttore Maria Serena Benedetti – essendo stata la prima delle biblioteche delle amministrazioni centrali ha dovuto naturalmente rispondere a una serie di esigenze legate allo svolgimento dell’attività istituzionale. Tanto più che il ministero dell’Interno gestiva non solo la pubblica sicurezza ma anche le carceri, di cui oggi si occupa il ministro della Giustizia, e la sanità poi passata ad un’altra amministrazione all’inizio del secolo ventesimo ». 

«La missione che unisce la biblioteca alla nostra Amministrazione è stata riassunta dal ministro Alfano durante l’inaugurazione dello scorso dicembre – precisa il dirigente dell’Ufficio studi Andrea Polichetti – cioè collegare cultura e sicurezza. Questo binomio penso descriva bene qual è il mandato della biblioteca, e cioè essere una struttura di servizio che consenta, soprattutto a chi fa parte di questa Amministrazione, di avere una cultura aggiornata sugli svariati compiti che essa svolge. Se restiamo nel campo della sicurezza – prosegue il dirigente – sia intesa come safety sia come security, gli operatori potranno trovare in questa struttura gli strumenti per l’aggiornamento di quelle che sono le loro competenze operative quotidiane ».

 

Qualità e spending review

L’esigenza di risparmiare che riguarda tutta la pubblica amministrazione sembrerebbe limitare fortemente l’acquisto di un numero adeguato di libri che sono la linfa vitale di ogni biblioteca. «Rispetto a qualche anno fa le disponibilità economiche sono ridotte – osserva Andrea Polichetti – ma questo ha determinato una maggiore attenzione alla scelta dei testi che avverrà sempre di più in diretta collaborazione con i diversi dipartimenti».

«L’aggiornamento dei fondi librari è vitale per qualsiasi biblioteca – spiega il direttore Maria Serena Benedetti – intesa come luogo di conservazione oltre che di consultazione. È un obiettivo che dovrà essere sempre più potenziato proprio per soddisfare le richieste formative professionali e di aggiornamento dei dipendenti dei vari settori».

 

Bellezza e tecnologia 

Questo binomio può essere di base a un miglioramento dell’accoglienza: luogo di studio e di aggiornamento professionale per gli utenti che potranno fare ricerche consultando cataloghi cartacei ma anche banche dati on line da comode postazioni in una spaziosa sala lettura. Ma non solo. La biblioteca si prepara a ospitare eventi o incontri legati a tematiche vicine alla vita dell’Amministrazione. 

«I sistemi telematici chiaramente non escludono il contatto fisico con il libro – spiega Serena Benedetti – ma offrono la possibilità di una ricerca più rapida. Un sistema non esclude l’altro naturalmente, ma una biblioteca al passo dei tempi non può fare a meno delle tecnologie che aiutano la ricerca». 

Le strumentazioni informatiche però non bastano. L’antica figura del bibliotecario è ancora quanto mai attuale e necessaria anche nell’epoca digitale, rimanendo mediatore e guida dell’utente per rintracciare i libri e i materiali utili alle sue ricerche. Ad essi spetta ancora nell’ambito della ricerca sui contenuti testuali il compito vitale di guida, in un mondo dell’informazione sempre più profondamente complesso e mutato. 

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Diritto, storia, araldica e tanto altro 

La biblioteca, creata a Torino intorno al 1859, fu trasferita nel 1872 a Roma. Allo stato attuale, possiede un patrimonio di circa 110.000 volumi. Da qualche decennio ha assunto i caratteri operativi e funzionali di una biblioteca specializzata in ambito giuridico. La Biblioteca del ministero dell’Interno fu costituita con alcuni nuclei di raccolte librarie appartenenti alla casa Savoia e al Consiglio di Commercio. Fu trasferita nel 1872 da Firenze a Roma, divenuta Capitale del costituito Regno d’Italia. Negli Anni Venti del Novecento fu collocata nel Palazzo Viminale, che divenne sede del ministero dell’Interno, dove tutt’ora è situata. Il patrimonio librario presenta una composizione rilevante, per la varietà delle materie esistenti e le migliaia di volumi antichi che lo arricchiscono. La Biblioteca ha conservato una sostanziale integrità, nonostante le perdite durante il periodo bellico e le cessioni fatte negli Anni ‘70 del Novecento. Parte delle migliaia di volumi antichi presentano una speciale importanza storica, documentaria e patrimoniale, per la particolarità dei contenuti e la rarità delle edizioni. Tra i più pregevoli vi sono l’Enciclopédie curata da Dalernbert e Diderot, stampata in seconda edizione a Livorno dal 1770 al 1779, le vaste raccolte di legislazione ed editti degli Stati italiani precedenti l’Unità d’Italia dal 1600 al 1800, le decisioni della Sacra Rota edite nel 1600 e molti volumi relativi a materie che spaziano dal diritto, alla storia, all’araldica, alle discipline religiose.

04/03/2016