di Anacleto Flori e Chiara Distratis

Giordana e le altre

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Formazione, codice rosa nei pronto soccorsi e ammonimenti collocano la Polizia di Stato al centro della rete di prevenzione contro stalking e femminicidi

Giordana e le altre

Giordana, Lucia, Silvia sono solo le ultime della lista. Hanno nomi diversi, storie diverse, città diverse ma uno stesso tragico destino: uccise proprio da coloro che giuravano e spergiuravano di amarle. Fidanzati, mariti, conviventi, quasi sempre ex, che non si rassegnano all’idea che una donna possa decidere e scegliere cosa fare della propria vita. Sparare, pugnalare, soffocare o picchiare fino alla morte, ecco l’unica risposta che molti uomini sanno dare alle richieste delle loro compagne di una nuova vita, una vita migliore, senza botte o minacce. Il tunnel insanguinato dei femminicidi, vale a dire degli omicidi di donne in quanto tali, sembra non aver mai fine, come dimostrano i dati forniti dalla Direzione centrale della polizia criminale. Nel primo semestre del 2015 ci sono state in Italia 56 vittime di sesso femminile in ambito familiare/affettivo (su un totale di 74 donne uccise) 2 in meno rispetto al I semestre del 2014. Un lievissimo calo che si aggiunge a quello già fatto registrare alla fine del 2014 (115 femminicidi rispetto ai 125 del 2013). La leggera flessione non riguarda solo gli omicidi, ma anche gli altri reati legati alle violenze sulle donne: nel I semestre del 2015 le vittime di percosse sono state 3.325 rispetto alle 3.541 dello stesso periodo del 2013, mentre, nello stesso periodo, le violenze sessuali sono passate da 1.981 a 1.627. È vero che si tratta di dati parziali, ma la fredda curva delle statistiche lascia purtroppo intravedere solo piccolissimi passi avanti. Eppure in questi ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative messe in campo da legislatori, centri antiviolenza sparsi sul territorio e forze dell’ordine. «Come Polizia di Stato è chiaro che la nostra attività è sicuramente più incentrata sulla repressione dei reati legati alla violenza sulle donne, e quasi sempre ci troviamo a intervenire dopo che la violenza è stata commessa – spiega Mariacarla Bocchino, direttore della divisione analisi del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato – Soprattutto negli ultimi anni, abbiamo però attivato una serie di iniziative pensate apposta per rafforzare la prevenzione verso questo tipo di reati. Certo per arrivare a cancellare dal nostro Paese reati come femminicidio, violenze domestiche e stalking è necessario creare una solida rete di collegamenti con tutti i soggetti interessati, associazioni e centri antiviolenza, referenti dell’autorità giudiziaria, asl e strutture ospedaliere e forze dell’ordine, in cui ciascuno dialoghi con l’altro e soprattutto conosca i rispettivi ambiti di intervento: noi da soli, senza le segnalazioni che arrivano dal territorio sappiamo poco o nulla». Nel frattempo, per quel che riguarda la Polizia di Stato, la tessitura della rete va avanti. Vediamo come.

Formazione
«Gli operatori nei casi di violenza familiare si trovano davanti una vittima particolare – ci spiega Mariacarla Bocchino – che spesso non è neanche consapevole di essere vittima, che ha paura, perché si vergogna, perché è convinta di poter recuperare il rapporto, perché ama l’altra persona, perché ci sono i figli. Tutte motivazioni per cui non è lucida e non riesce a

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01/11/2015