di Simonetta Zanzottera, Francesca Pesci e Giancarlo De Leo

Ali sulla città eterna

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Tutte le raffigurazioni del nostro Patrono a Castel Sant’Angelo ex fortezza della Capitale

Ali sulla città eterna

Il Castello è strettamente legato al culto dell’Arcangelo Michele. Tutto ebbe inizio in un giorno di agosto della fine del VI secolo quando, in una Roma flagellata dalla peste, papa Gregorio Magno organizzò una processione per invocare la misericordia divina; leggenda vuole che – giunta la processione nei pressi di ponte Elio, voluto da Adriano per consentire l’accesso al suo mausoleo – l’Arcangelo Michele apparve all’improvviso sulla sommità del castello nell’atto di riporre la spada nel fodero, annunciando con tale gesto di pace la fine della pestilenza. Da quel momento la fortezza prese la denominazione di Castel Sant’Angelo. A ricordo di questo evento portentoso venne costruita una cappella denominata Sancti Angeli usque ad coelos, poi smantellata. Nell’XI secolo una scultura lignea raffigurante l’Angelo, venne issata nel punto più alto del Castello, a sua volta rimossa per consunzione del materiale. Dal legno si passò allora al marmo e un nuovo angelo di questo materiale pregiato dominò la fortezza dai tempi di Niccolò III fino al 1379, quando il Castello venne assediato e l’angelo distrutto. Solo dopo più di settant’anni, sotto il pontificato di Niccolò V, un angelo comparve di nuovo sul Castello; come si evince da una nota spese del 25 gennaio 1452 che annota un pagamento all’artigiano mastro Jacomo da l’Aquila per l’ale e le penne e spada e traverse e chatene e spranghe e perni tutti de rame a fatti per bisognio dell’agniolo nuovo messo in chastello. Nel 1497 un fulmine si abbattè sulla torre superiore del Castello facendo scoppiare le polveri che vi erano depositate e disintegrando l’angelo. Si fece allora un quarto angelo, stavolta di bronzo dorato, che nel 1527 durante il sacco di Roma, venne fuso per farne cannoni. Nel 1544 Paolo III Farnese decise di restituire al Castello il suo simbolo affidandone l’esecuzione a Raffaello da Montelupo, la sua magnifica opera di marmo con le ali ad armatura metallica, ha vegliato sulla fortezza fino al 1752, quando Benedetto XIV trovandola alquanto patita per la sua antichità ne decretò la sostituzione, posizionandola nel cortile d’onore, da allora denominato – appunto – dell’Angelo; mentre sul fastigio del Castello comparve un nuovo bronzo, plasmato dallo scultore fiammingo Peter Ve

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01/10/2014