Cristina Di Lucente

Sulla piazza del Giallo

A Viterbo l’ottava edizione del festival culturale Caffeina, alla cui organizzazione hanno partecipato i poliziotti dell’associazione Mariano Romiti

Sulla piazza del Giallo

Culture moves people, la cultura muove le persone: è lo slogan ufficiale del festival culturale Caffeina che da anni, per più di una settimana a luglio, anima piazzette, strade e vicoli del quartiere San Pellegrino di Viterbo, creando un’atmosfera suggestiva e “provocando” un movimento di persone che giungono nel capoluogo laziale per assistere a dibattiti pubblici, reading, presentazioni di libri, concerti, mostre e proiezioni. Nell’atmosfera palpitante di questo laboratorio a cielo aperto, tra stand allestiti, artisti di strada e musica dal vivo, verso l’ora del tramonto uno dei tanti cortili del borgo, nascosto dietro piazza san Carluccio, prende vita prestando il suo spazio ai nomi noti del noir nazionale, del thriller e a protagonisti di inchieste dalle trame irrisolte o a professionisti della scrittura che si cimentano in questi generi letterari. I fattivi organizzatori di questi incontri con gli autori, 21 in questa edizione, sono gli associati dell’organizzazione culturale Mariano Romiti, un gruppo di poliziotti della questura della Tuscia che nel loro tempo libero contribuiscono a diffondere a macchia d’olio la passione per il giallo, anche oltre le mura degli uffici di polizia.

Quando la cultura è “contagiosa”
La nascita dell’associazione risale a tre anni fa, quando i 31 soci fondatori si sono riuniti per istituire l’omonimo premio per giallisti che si tiene ogni anno a settembre e si avvale dello scrutinio finale di altri addetti ai lavori, magistrati e avvocati, per decretare i vincitori. Oggi l’attività dell’organizzazione non si limita però al riconoscimento letterario ma, nell’ottica della volontà di aprirsi alla società civile, organizza incontri su sicurezza e legalità, coinvolgendo il pubblico. L’attività di interfacciarsi con enti e amministrazioni locali ha portato l’associazione ad avviare una partnership con il festival Caffeina, partecipando di anno in anno alla crescita dell’evento con un sostanziale contributo organizzativo. A riprova della crescente fiducia verso l’associazione Mariano Romiti, quest’anno l’apertura del festival è stata affidata alla Banda della Polizia di Stato, assegnando la funzione di patron al questore, Gianfranco Urti, che di fronte ad una platea di 1.300 persone l’ha presentata. Il concerto si è svolto nella cornice naturale della piazza dei Papi, un suggestivo scenario medioevale dall’acustica perfetta che ha creato un magico silenzio tra il pubblico, riempiendo il borgo di sole note. «Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’entusiasmo e dalla forza trainante di questo gruppo, dalla sua capacità di crescere integrandosi nel tessuto sociale della città», spiega il questore di Viterbo che ha rappresentato l’associazione anche nella conferenza stampa inaugurativa dell’evento, e prosegue «i cittadini sono interessati a capire il modo di operare della polizia, i problemi reali che affronta, a questo bisogno risponde l’associazione, utilizzando la cultura come collante per aggregare le persone».
Non solo il presidente, Alessandro Maurizi, direttore artistico delle presentazioni nell’arena dedicata ai giallisti e Giovanni Zanobi, promoter degli eventi, hanno avuto un ruolo di grande impegno nella realizzazione degli incontri di Caffeina, ma molti dei soci fondatori, smessi i panni degli operatori di polizia, si sono presentati alle platee come moderatori degli autori di cui sono cultori. A buon diritto, visto che la divisa è una sorta di seconda pelle per loro e chi meglio di un poliziotto può trattare temi cosi strettamente connessi all’investigazione e alla risoluzione di casi di cronaca?

Incontri ravvicinati con giallisti contemporanei
Pietro Corinti, ispettore capo e responsabile dell’ufficio stampa dell’associazione ci introduce al noir di Elisabetta Bucciarelli dal titolo Dritto al cuore, una storia che si concentra sui grandi temi della solitudine, dell’adolescenza e della memoria. L’eclettica scrittrice ci porta nello stato d’animo dei personaggi, lasciando quasi in secondo piano l’evoluzione della storia, ambientata in un paese di montagna dove gli abitanti vivono isolati dal resto del mondo. «Un elemento particolarmente avvincente è la presenza di una donna anziana che pur non essendosi mai allontanata dalla sua dimora rappresenta la memoria storica che tutto osserva e ascolta. Ed è una presenza misteriosa e positiva che aleggia, un appiglio a cui l’investigatore seriale prescelto dall’autrice, l’ispettore di polizia Maria Dolores Vergani, si rivolge per dipanare la matassa del caso di omicidio che si trova a dover risolvere», spiega Pietro. Un aiuto fornito dall’anziana attraverso indovinelli e metafore e in cui la protagonista indaga alla vecchia maniera, parlando con le persone e riuscendo ad entrare nel loro animo.
Tra gli autori invitati a parlare sotto i riflettori dell’evento Roberto Riccardi, colonnello dell’Arma e scrittore, vincitore della scorsa edizione del Premio Romiti, moderato da Claudio Patara, sostituto commissario e presidente di giuria di questo riconoscimento letterario. Il suo ultimo romanzo-verità, E venga pure la fine, vede protagonista un capitano chiamato a intervenire per spiegare un caso di suicidio nello scenario del conflitto nei Balcani, luogo che l’autore conosce per esperienza professionale diretta. «Un libro accurato nelle descrizioni, crudo nel rappresentare le efferatezze della guerra e quasi filosofico nelle considerazioni che porta a fare sul potere, perché la somma, che si tolga o si dia, è sempre zero», commenta Claudio. Un libro intrigante, di quelli con il colpo di scena, veritiero nei sentimenti che racconta e psicologico nel descrivere un protagonista dai rapporti interpersonali non semplici. Nel dialogo tra il poliziotto e l’autore emergono anche le ragioni che lo portano alla scrittura, una sorta di bomba latente che esplode nell’urgenza di raccontare.
Sono Katia Romagnoli, revisore tecnico capo e vice presidente dell’associazione, ed Elena Cacciatore, revisore tecnico, a presentare l’autore ed editore Michael Sedge con il thriller storico L’oracolo, un volume dai periodi brevi e scorrevoli e dal ritmo incalzante. «Si tratta di un americano affascinato dall’archeologia e dalla cultura classica, non a caso ambienta questa storia proprio in Italia, nel più antico sito rappresentato dall’antro della sibilla cumana. Sono i riferimenti mitologici a rendere affascinante la narrazione», racconta Katia. «Il libro esordisce con il mito antico e compie poi un salto temporale catapultandoci nella realtà odierna, quella di una famiglia americana che vive vicino all’antro. La sibilla tramanda sempre qualcosa di sé, è una presenza incombente su tragici accadimenti», fa eco Elena. Un filo rosso collega i personaggi legati alla cultura greco-romana e quelli della contemporaneità provenienti dal nuovo mondo, così come il luogo e lo spirito che permane avvolgendo chiunque si avvicini. Un libro che si legge tutto d’un fiato, dallo stile cinematografico e particolarmente contemporaneo, parola delle due cultrici del genere. Spetta al collaboratore tecnico dell’anticrimine Rosy Geri introdurci al giallo Tu sei il prossimo di Stefano Tura, corrispondente a Londra per la Rai, un volume con i tempi giusti, che si rivela una preziosa cartina al tornasole per comprendere il nostro sistema giudiziario e per comparare il giornalismo autoctono con quello anglosassone. «Viene ripreso un fatto di cronaca realmente accaduto, quello della sparizione della piccola Maddie in Portogallo nel 2007, ambientandolo però nella riviera romagnola. Il paragone tra il nostro giornalismo d’assalto e quello inglese, rispettoso della privacy, viene spontaneo per l’intervento di un personaggio, un giornalista britannico chiamato a tutelare la famiglia della vittima. Lo stesso avviene per i due sistemi giudiziari, farraginoso il nostro, preciso e con un solo grado di giudizio il loro. Per non parlare della scena del crimine, a cui si presta un’attenzione di gran lunga maggiore», precisa Rosy. Con questo volume il giornalista ha voluto mandare un messaggio esplicitamente critico al nostro sistema, pur lasciando emergere una certa positività dalla tenacia e dall’onestà degli investigatori, dimostrando che grazie alla volontà e alle capacità individuali è possibile venire a capo delle indagini.
A condurre gli incontri sulla “piazza del giallo” sono intervenuti anche due funzionari della questura, Tiziana Cencioni, vice questore aggiunto, e Fabio Berrilli, primo dirigente. Insieme hanno presentato e commentato il Vampiro di Munch, il giallo di cui è autore proprio il presidente dell’associazione Romiti, «un’ottima occasione per rappresentare il prototipo del poliziotto moderno – sottolinea il primo dirigente – un ragazzo fuori dagli schemi con affetti e passioni, a riprova di quanto è profonda l’evoluzione nella storia recente dell’Amministrazione». Alla vigilia della chiusura del festival l’associazione ha ospitato un autore particolarmente amato dai poliziotti e non solo, il giallista partenopeo Maurizio De Giovanni, che oltre a presentare l’ultimo libro in cui è protagonista l’investigatore seriale della Napoli degli Anni ’30, l’ispettore Ricciardi, “rivela” davanti a una piazza gremita e attenta le ragioni alla base dei suoi romanzi e il suo rapporto con i personaggi frutto della sua fantasia:
«Se uno ha la forza di descrivere un mondo e non un personaggio, ci sarà sempre qualcuno di loro con una storia da raccontare. Se posso attribuirmi un merito è semplicemente quello di non avere redini – confessa lo scrittore – lasciando che le mie creazioni camminino per la loro strada, senza forzare decisioni per loro e se necessario, lasciandole andare via». A ciascuno di esse, anche quelle che commettono crimini efferati, l’autore si dichiara affezionato, riconoscendo loro «diritto di cittadinanza nel mio cuore», perché di esse lascia vivere gioie e sofferenze.
«Il giallo è un genere nel quale ti trovi a spiegare i motivi di un crimine, per questo scrivo spesso di passioni: per amore si compiono infatti i delitti più efferati», racconta lo scrittore, e prosegue spiegando come l’attività giudiziaria si occupi di trovare il colpevole di un delitto mentre l’indagine sul perché si compiano determinati atti e le spiegazioni dei meccanismi mentali che li provocano spettano alla narrativa nera. Il narratore noir dispone infatti di uno strumento, quello di entrare nella mente criminale, mostrando il punto in cui un sentimento positivo può aver deviato sfociando nel crimine.

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Eccitante per la mente
Un concentrato di personaggi legati al mondo della letteratura, dei media, della giustizia e dell’arte: Giancarlo Caselli, Vittorio Sgarbi, Claudio Strinati, David Grossman e i candidati vincitori del Premio strega, solo per citarne alcuni. E ancora: Piero Pelù, la mostra sui bozzetti di Andrea Pazienza, gli eventi musicali sul jazz, le rassegne cinematografiche, il villaggio Slow food. Tutto questo è Caffeina, una manifestazione all’insegna della valorizzazione di una città, ricostruita urbanisticamente attraverso la cultura. «Un festival che nasce otto anni fa in maniera molto modesta, ma che dopo il terzo anno ha cominciato ad ingrandirsi, raccogliendo sponsorizzazioni, come Unindustria», ci spiega Andrea Baffo che con Filippo Rossi ha creato l’evento e insieme a lui ne cura l’organizzazione, coordinando un gran numero di giovani volontari che ne costituiscono il motore. Caffeina è cresciuta negli anni assumendo una portata nazionale, con ospiti noti come Giorgio Albertazzi, Niccolò Ammaniti e Sergio Castellitto, ottenendo visibilità anche grazie alla comunicazione del media partner Sky. «Il segreto del festival? Abbiamo sempre reinvestito tutto, guadagnando molti sostenitori; nel momento della crisi è stata istituita la fondazione con 40 soci, questo ne ha permesso la prosecuzione», aggiunge Filippo Rossi, direttore artistico della manifestazione. La fondazione è stata l’occasione per sviluppare una rete di rapporti con partner medi e grandi che hanno una forte risonanza nella città, soci eterogenei come l’Università della Tuscia e Confartigianato, e con le associazioni di persone, come la Mariano Romiti, che hanno contribuito ad elevare la qualità del prodotto. E proprio con la questura di Viterbo la cooperazione è iniziata in maniera non strutturata, già prima della partnership ufficiale, per poi sviluppare il rapporto come quota partner per Caffeina, offrendo una partecipazione “calda”, non solo da marchio, consolidata in questa edizione dall’apertura a cura della Banda della Polizia di Stato. La formula vincente della manifestazione è data dunque dalla collaborazione e dall’inclusione, elementi su cui gli ideatori hanno puntato fin dagli esordi, per dare alla città un’apertura a 360°.

01/07/2014