Annalisa Bucchieri

La legione straniera di Allah

Nonostante sullo scacchiere mondiale l’attenzione sia stata prepotentemente richiamata dalle tensioni tra la Russia e l’Ucraina e mentre la temperatura in Medioriente è sempre tenuta alta dalle tragiche vicende siriane, un altro scenario particolarmente caldo si va delineando sulla carta geopolitica del pianeta, quello africano. Non solo nella fascia magrebina più vicina a noi ma anche nella zona subsahariana.
A questo Poliziamoderna dedica l’apertura del numero di marzo analizzando le nuove frontiere del terrorismo jihadista in Africa e il fenomeno dei foreign fighters europei. Mercenari? Rivisitazione moderna della legione straniera in chiave islamica? Tutti “lupi solitari” con il culto dell’attentato? Lo abbiamo chiesto a Claudio Galzerano, direttore della 2^ Divisione dell’Ucigos nonché presidente del Terrorism working group del Consiglio d’Europa per il semestre italiano. Ovunque le fazioni islamiche abbiano impugnato le armi per abbattere le istituzioni e far applicare integralmente la shari’a, combattenti provenienti dal vecchio continente hanno raggiunto il teatro delle operazioni per partecipare alle ostilità, finendo in molti casi ad alimentare le fila dei gruppi terroristici operanti in quelle aree del mondo. Sono questi gli elementi più pericolosi tra i cosidetti foreign fighters. Quelli che hanno lasciato l’Europa alla volta della Siria sono stati circa 2.000, tra di essi gli italiani contano solo poche unità. A preoccupare l’Unione europea è il fenomeno del ritorno dei reduci dalle zone di conflitto ai Paesi di origine, portando con sé un bagaglio di esperienze e capacità organizzative significativamente accresciuto.
Sempre più la storica instabilità sociale e politica del Continente nero sta assumendo ulteriori elementi di criticità. Questo ne fa il laboratorio attualmente più prolifico del terrore che si allarga dalla fascia settentrionale del Maghreb a quella subsahariana e agli Stati del sud dove, approfittando della debolezza di alcuni governi, i terroristi operano un controllo capillare del territorio più simile a quello di organizzazioni criminali che di falangi intrise di fanatismo religioso. Urge una cura per il nuovo mal d’Africa.

01/03/2014