Annalisa Bucchieri

Aperto per ferie

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C’è chi non chiude mai, neanche in estate, per garantire la tutela di quel bene sociale che si chiama sicurezza. Sono le donne e gli uomini delle forze dell’ordine. Non vi parleremo, però, delle pattuglie raddoppiate durante gli esodi sulle autostrade, dei servizi di prevenzione per i viaggiatori in treno, dei consigli di chi vigila sul turismo marittimo e montano, del 113 e dei commissariati che sono un riferimento rassicurante per tutti coloro che restano in città. Questa è storia che si ripete ogni anno e non fa notizia: un lavoro ordinario compiuto con impegno straordinario.
Ciò che, invece, spicca sulla linea dell’orizzonte-sicurezza in questa estate resa più bollente dalla disoccupazione, dalla scure dell’Iva, dalle sentenze di Cassazione, dai drammatici sbarchi d’immigrati, è il decreto legge approvato l’8 agosto dal Consiglio dei ministri: proroga dell’arresto differito per le violenze negli stadi al 2016; rafforzamento del controllo del territorio con la messa a disposizione per le prefetture di militari; pene più severe per le frodi informatiche e per rapine a danno di minori, anziani e diversamente abili; aggravanti per il cyberbullismo e per le violenze sessuali su donne in gravidanza e perpetrate da fidanzati, mariti ed ex. Infine, strumenti normativi che rafforzano il contrasto allo stalking e la lotta alla violenza domestica, comportamenti che in escalation arrivano spesso all’atto omicida. Proprio nello scorso numero Poliziamoderna ha affrontato il fenomeno del femminicidio, cercando di capire cosa si stesse facendo e cosa ancora si sarebbe dovuto fare per contrastarlo. Già a distanza di un mese possiamo parlare di un passo in avanti, di una risposta dura quanto necessaria dello Stato. Dodici articoli con tre obiettivi, che il ministro dell’Interno Alfano ha riassunto così: “Prevenire la violenza di genere, punirla in modo certo e proteggere le vittime”. Tra i punti più importanti l’arresto obbligatorio in flagranza per delitti di maltrattamento familiare e stalking; il divieto automatico di detenere armi per lo stalker; l’irrevocabilità della querela per stalking e l’autorizzazione data alle forze di polizia di allontanare l’autore di violenza dai luoghi domestici e da quelli frequentati dalla vittima. Non basta, purtroppo. Perché questa è la risposta “penale” che se non sarà accompagnata da un cambiamento culturale-educativo rappresenterà uno strumento inadeguato a guarire il guasto sentimentale e relazionale che affligge la nostra società.

01/08/2013