di Paolo Rakic*

Maria di Monte Grisa

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A Trieste, o meglio sul costone carsico, si erge maestoso nella sua semplicità un santuario. È dedicato a “Maria Madre e Regina”. È sui generis, come Trieste è una città sui generis. Entrambi si appartengono ed entrambi sono unici nel loro genere. Non è possibile trovare assonanze con altri santuari e altre città.
È una costruzione moderna, imponente. Domina la città e il suo golfo. È visibile in ogni punto di questo lembo di terra sia per chi vi giunge dal mare sia per chi percorre la costiera.
Ha una sua storia del tutto originale. Ripercorrendola, brevemente, parte da un voto. Era la fine dell’aprile del 1945. Nel periodo più burrascoso della seconda guerra mondiale, quando la città di Trieste sembrava destinata alla distruzione, l’arcivescovo mons. Antonio Santin, esaurita oramai ogni umana speranza, affidò la città nelle mani di Maria, impegnandosi con voto a erigere una grande chiesa in suo onore, qualora fosse stata risparmiata tanta desolazione.
Il vescovo si raccolse in preghiera, prese il quadro della Vergine Addolorata, nella cappella del vescovado, e suggellò il suo voto: «In un momento che è forse il più tragico della storia di Trieste, mentre le umane speranze per la salvezza della città sembrano fallire, come vescovo indegnissimo di Trieste mi rivolgo alla Vergine Santa per implorare pietà e salvezza. E faccio un voto privato e uno che riguarda la città. Questo secondo è il seguente: se con la potenza della Madonna Trieste sarà salva, farò ogni sforzo perché sia costruita una chiesa in suo onore».
E così, accadde. Passato il turbine della guerra e sa

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01/06/2013