Ugo Bonelli* e Chiara Distratis

Li vogliamo ricordare

Vittime delle mafie o del terrorismo. Noi vogliamo tenerne viva la memoria così

Quel treno maledetto
Tutto inizia domenica 2 marzo 2003, con un noioso e piovoso turno 7/13 al posto di polizia ferroviaria di Terontola (AR). Il sovrintendente Emanuele Petri assieme ai colleghi Bruno Fortunato e Giovanni Di Fronzo, sale sul treno regionale 2304 diretto a Firenze per effettuare la consueta scorta viaggiatori. I tre poliziotti iniziano i controlli sul convoglio e, dopo la stazione di Camucia-Cortona, Petri chiede i documenti a un uomo e a una donna che viaggiavano da soli in uno scompartimento: ma c’è qualcosa che non lo convince e allora telefona al Compartimento polfer di Firenze per effettuare un riscontro al terminale. I due reagiscono: l’uomo estrae una pistola e la punta alla gola di Petri, mentre la donna intima agli altri poliziotti di gettare le armi. Uno degli agenti obbedisce, gettando la Beretta d’ordinanza sotto ai sedili, allo scopo di distrarre la donna. L’uomo nel frattempo spara a Emanuele Petri uccidendolo all’istante e poi fa fuoco contro il secondo poliziotto che, seppur ferito gravemente, ha il tempo di esplodere alcuni colpi cogliendo il malvivente all’addome. Il terzo della pattuglia dopo una breve colluttazione riesce, intanto, ad avere la meglio sulla donna, disarmandola e bloccandola. Chiede quindi i rinforzi al 113, che giungono poco dopo alla stazione di Castiglion Fiorentino, dove il convoglio si ferma. In quella stazione ferroviaria, ormai tristemente nota, i medici del 118 non possono fare altro che constatare la morte di Petri, mentre il collega e il malvivente vengono portati in ospedale d’urgenza. Il poliziotto, Bruno Fortunato, viene salvato dopo un difficile intervento chirurgico, mentre l’omicida spira in tarda serata. In pochi minuti la ... ...


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01/04/2013