Annalisa Bucchieri

Sulle tracce degli scomparsi

C’è un calvario indicibile che molte famiglie italiane conoscono benissimo e che può essere sintetizzato in un’unica parola: scomparsi. Succede con i figli adolescenti che hanno preso un brutto voto a scuola come ad anziani nonni la cui memoria è divorata dall’Alzheimer, a giovani e adulti che vivono la depressione della disoccupazione come l’angoscia della malattia mentale. E succede anche di essere trascinati nell’ombra contro la propria volontà, soprattutto se si è bambini contesi tra genitori separati. Dedichiamo il primo piano di marzo a quanto fa la Polizia di Stato per contrastare questo fenomeno, anche per le recenti novità introdotte dalla legge 203 del 14/11/12 che allarga a tutti la possibilità di denunciare una scomparsa. E sappiamo quanto la tempestività delle ricerche sia fondamentale per il successo del ritrovamento. A fronte di tanti casi risolti positivamente e che non finiscono agli onori delle cronache, ci sono i drammi, le speranze, le angosce, la testardaggine di chi non vuole e non può arrendersi, di quanti hanno fatto della ricerca una missione che va avanti anche a distanza di decenni. Per tenere viva la speranza bisogna essere forti e per prevenire molte fughe, che spesso finiscono in tragedia, occorre trovare i rimedi nel contesto sociale in cui si è determinata la sparizione di una persona. È qui che entrano in gioco, oltre agli investigatori che si muovono sin dal primo momento, anche tutte le altre componenti della task force che lo Stato mette a disposizione per fronteggiare un fenomeno che ha assunto aspetti diversi con le immigrazioni incontrollate al seguito delle quali hanno viaggiato anche ragazzi minorenni stranieri. Dare una speranza ai familiari delle persone scomparse non è solo un impegno di commissariati e Squadre mobili. Soprattutto i familiari hanno bisogno di supporto psicologico e quindi in questo lavoro di gruppo vanno impegnate tutte le componenti della società civile oltre agli addetti ai lavori in senso stretto. Da parte sua la Polizia di Stato sta mettendo in campo forze preparate per offrire un aiuto concreto a quanti sono costretti a vivere da anni con lo strazio nel cuore. Anche l’aiuto dei parenti è utile agli inquirenti ma questi familiari hanno bisogno di un clima di serenità per mettere a fuoco situazioni, particolari, ricordi ormai sbiaditi. Ed è compito anche dello Stato far sì che questa collaborazione sia la più positiva possibile. Gli uomini, i mezzi e anche recenti provvedimenti legislativi ci sono. La strada da percorre spesso è lunga e irta di difficoltà ma lungo questa strada si può e si deve trovare quella persona piombata nel buio.

01/03/2013