Giovanni Cuomo*

Medici da 50 anni

Mezzo secolo caratterizzato da impegno, professionalità e supporto agli operatori della polizia e alle loro famiglie

Sono passati 50 anni da quando, con la legge 885 del 1962, si diede vita al Ruolo degli ufficiali medici di polizia del Corpo delle guardie di ps; con la stessa normativa venivano indicate le prime attribuzioni di questi professionisti che, oltre a svolgere la loro attività sanitaria, indossando una divisa, che li rende ancora oggi ufficiali di pubblica sicurezza e ufficiali di polizia giudiziaria, acquisivano obblighi e prerogative tali da rendere questa figura professionale unica nel suo genere.
È per me un grande privilegio poter festeggiare quest’anno, con tutti i miei collaboratori questo evento, rammentando la storia del nostro servizio e con essa tutti i colleghi che ci hanno preceduto e che hanno contribuito col tempo al rafforzamento della nostra identità. Nello stesso tempo festeggiamo il 25° anno di attività dei colleghi del primo corso dei medici della Polizia, vincitori del concorso bandito dopo la riforma della Polizia di Stato, sancita dalla legge n. 121 del 1° Aprile 1981, con la quale la stessa divenne un corpo ad ordinamento civile.
D’altronde la Polizia di Stato e con essa il suo Servizio sanitario hanno subìto nel tempo continue trasformazioni: nacque, infatti, dopo circa mezzo secolo dall’Unità d’Italia, il Corpo della regia guardia per la pubblica sicurezza, incardinata nelle forze armate ma dipendente dal ministero dell’Interno. E fin da allora si avvertì la necessità di un supporto sanitario al fine di accertare l’idoneità di coloro che ambivano ad essere arruolati: questo compito originario, nel corso degli anni, è stato affiancato, come vedremo, da molte altre attività.
Nel 1944 nacque il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e nel 1948 fu stabilita l’assunzione in servizio temporaneo di polizia di ufficiali medici dell’Esercito; furono così istituite le prime sale mediche presso le scuole di polizia e i reparti di maggiore importanza. Dopo varie fasi scandite da successivi decreti, con la legge n. 885 del 26 giugno 1962 fu creato il ruolo degli ufficiali medici di polizia del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, vennero tracciate le relative funzioni e fu bandito il primo concorso per questo ruolo, che prevedeva un organico di 80 unità che già all’epoca avevano la qualifica di ufficiale di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria. La direzione venne affidata ad un colonnello medico, successivamente elevata a maggiore generale con una prima legge di riordino del 1968.
Con la legge 121/81 fu ampliato notevolmente l’organico, con l’inserimento in ruolo di 305 medici e prevista una qualifica apicale di dirigente generale medico; è con la legge del 30 novembre 1990, n. 359, che il Servizio sanitario della Polizia di Stato acquisisce, infine, la dignità di Direzione centrale, dodicesima tra le direzioni centrali afferenti al Dipartimento della pubblica sicurezza.
Il dpr 338/82 e successivamente il dlgs 334/00 hanno sancito le attribuzioni dei sanitari della Polizia di Stato, che si sono notevolmente ampliate e diversificate nei settori prevalenti della medicina legale, della medicina del lavoro, dell’igiene, della medicina preventiva, nell’assistenza al personale, nel supporto all’attività di polizia giudiziaria.
Ai tradizionali compiti di accertamento dell’idoneità psicofisica al servizio, alla costante partecipazione nelle Commissioni mediche ospedaliere della sanità militare, al Collegio medico legale del ministero della Difesa ed al Comitato di verifica per le cause di servizio del ministero dell’Economia e delle Finanze, si sono affiancati compiti sempre più impegnativi in materia di tutela e di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Resta costante il supporto alle attività istituzionali in caso di servizi di ordine pubblico ed ogni qual volta necessiti l’operato di personale sanitario. Tra le moltissime attività che vedono quotidianamente impiegato il servizio sanitario, vale la pena ricordarne alcune particolarmente emergenti, come l’impegno crescente nell’assistenza nella fase di accoglimento e nei rimpatri di cittadini extracomunitari: si pensi che, soltanto nell’anno 2011, personale sanitario ha partecipato a 153 missioni all’estero (147 su mezzo aereo, 6 su mezzo navale) oppure la collaborazione con la polizia stradale per la campagna di prevenzione relativa all’uso di droghe e all’abuso di alcol nelle cosiddette “stragi del sabato sera”.
Sul versante assistenziale, in ogni questura, reparto e scuola è presente il servizio sanitario che, oltre le funzioni medico-legali, garantisce il primo soccorso ed ogni esigenza sanitaria, correlata al servizio, del personale; l’assistenza nei riguardi del personale avviene anche durante le esercitazioni di tiro e le attività addestrative più complesse o pericolose.
Di rilevante interesse è l’apporto del servizio sanitario, sotto la guida del Centro di neurologia e psicologia medica del Servizio operativo centrale di sanità, in caso di eventi traumatici e psicologicamente drammatici nei quali il poliziotto può essere coinvolto; a tal fine, infatti, si fornisce un immediato e delicato supporto psicologico sia all’operatore di polizia coinvolto direttamente o indirettamente, sia ai familiari delle vittime.
Molto importante, in tal senso, è stata la costruzione di una rete di Pari sul territorio, che ha consentito a poliziotti che già hanno subìto un evento traumatico nell’ambito della loro attività, sempre sotto la supervisione di esperti medici e psicologi e previa specifica formazione, di mettere a disposizione la loro esperienza, supportando i colleghi nel momento di maggiore difficoltà. Il lavoro del poliziotto è ricco di insidie, subdole e no, è inutile nasconderlo. Conoscerle adeguatamente è una ricchezza ed un impegno al tempo stesso, derivante proprio dalle esperienze, dalle attività, dalle preoccupazioni e dalle criticità che il medico della polizia condivide e vive con il personale.
Su disposizione dell’Autorità giudiziaria, ai medici di polizia possono poi essere affidati compiti di polizia giudiziaria nell’ambito delle specifiche competenze tecnico professionali: la loro qualifica e la loro competenza professionale li rendono infatti particolarmente adatti a svolgere indagini medico-legali di rilevante delicatezza come nel caso delle frodi sanitarie e nei presunti casi di “malasanità”.
Sul versante formativo, l’impegno dei medici della polizia consente di far acquisire a tutti gli operatori di polizia, nei corsi propedeutici all’immissione in servizio e in quelli di specializzazione, quei cardini fondamentali di primo soccorso e di profilassi, indispensabili per l’espletamento di un servizio ove capita di frequente di dover prestare assistenza a feriti e vittime di malori prima dell’arrivo delle specifiche professionalità sanitarie. L’attivazione di corsi specifici per la gestione dello stress, rischio che la letteratura scientifica internazionale indica inequivocabilmente come il più importante per il personale delle forze di polizia, è un altro fronte sul quale medici e psicologi della Polizia di Stato stanno fortemente contribuendo, producendo peraltro studi sperimentali di notevole importanza che hanno trovato il plauso della comunità scientifica e che sono stati pubblicati su prestigiose riviste di settore.
Sempre sul piano della formazione, importante è stata la realizzazione del Progetto “Codice Blu”, con il quale si è provveduto alla formazione e all’addestramento sia del personale sanitario sia del personale dei ruoli ordinari circa le tecniche di primo soccorso e l’uso dei defibrillatori semiautomatici: negli ultimi dieci anni vi sono stati centinaia di interventi efficaci e, grazie ai defibrillatori, sono state salvate 24 vite umane da operatori di polizia. Questa opera di formazione consente di qualificare il personale di polizia anche in altri settori del soccorso pubblico, di consentirne l’intervento efficace anche al di fuori del servizio, con evidente ritorno in termini di utilità, efficienza ed immagine.
Costante anche il supporto tecnico fornito dalla Direzione centrale di sanità in merito all’applicazione nella Polizia di Stato di norme che richiedono conoscenze specifiche. Negli ultimi tempi sono stati costituiti dal capo della Polizia gruppi di lavoro per addivenire ad adeguati modelli di gestione nei riguardi dello stress lavoro-correlato e nel caso di assunzione di alcol e droghe: si tratta di tematiche e procedure complesse, che devono essere necessariamente adattate alla realtà operativa ed all’organizzazione dell’Amministrazione.
Un impegno complesso e su vari fronti, per il quale ci si avvale attualmente di 333 medici, 20 psicologi e 448 unità degli altri ruoli tecnici di settore, che si coniuga con la costante attenzione a garantire la migliore qualità del servizio e con la più ampia apertura agli adeguamenti ed agli aggiustamenti dettati dall’evoluzione tecnologica e normativa.
In questi cinquanta anni in cui il Servizio sanitario della Polizia di Stato si è cimentato in compiti tradizionali, molte nuove attività sono state introdotte progressivamente ed ogni volta hanno trovato risposte adeguate in termini di professionalità ed organizzazione. Anzi, talvolta, la presenza di un medico con tali caratteristiche e attribuzioni ha enormemente facilitato l’applicazione di norme per le quali sarebbe stato necessario un grande impegno, sia in termini organizzativi che economici: un esempio è rappresentato dall’attività di medico competente, svolta in tutte le strutture della Polizia di Stato e del ministero dell’Interno, compresi gli Uffici territoriali del governo. La presenza costante del medico della polizia all’interno delle strutture dell’Amministrazione, la conoscenza dell’organizzazione e di tutte le procedure operative che contraddistinguono la specifica operatività dell’operatore di polizia, la disponibilità immediata per ogni esigenza di carattere igienico-sanitaria, la comprensione delle dinamiche procedurali e la conoscenza diretta dei singoli dipendenti, consentono al medico della polizia di adempiere alla funzione di medico competente in maniera ben più articolata ed efficace che in qualsiasi altro settore lavorativo.
Il medico della polizia conosce la tipologia dei servizi, le modalità delle turnazioni, i requisiti per l’espletamento di determinate e specifiche attività, gli equipaggiamenti, l’organizzazione, i regolamenti e le criticità dell’Amministrazione e questo rappresenta uno strumento imprescindibile per l’attività di prevenzione a tutela della salute degli operatori, che resta il primo obiettivo della Sanità della Polizia di Stato.
Ma migliorare si può e si deve e per far questo servono un costante aggiornamento professionale, per il quale sono in atto convenzioni ed accordi con enti scientifici ed universitari e l’introduzione di norme che consentano di svolgere le tante attività con maggiore snellezza. Da questo punto di vista è auspicabile il varo del Regolamento previsto per l’istituzione di commissioni medico-legali di sanitari della Polizia di Stato (dettato dal dl 31 marzo 2005, n. 45, convertito con modificazioni nella legge 31 maggio 2005, n. 89) con la stessa potestà della commissioni mediche ospedaliere della Sanità Militare, con la quale, peraltro, è duratura e resta attuale una antica e preziosa collaborazione. La costituzione di commissioni medico-legali di sanitari della Polizia, su base regionale, comporterebbe, senza grandi oneri e, comunque, con un recupero indiretto rilevante dei costi che attualmente vengono sostenuti (in termini di giornate lavorative perse, spese di missione, ecc.), procedure più veloci e sicuramente meno disagi per il personale.
In definitiva, l’impegno dei medici della polizia, dopo cinquanta anni di attività, resta quello di adempiere alle delicate funzioni istituzionali restando… giovani e forti! La terapia non si avvale di miracolosi antiossidanti ma comporta il confronto e la collaborazione continuativa con tutti gli altri settori sanitari, un costante impegno progettuale e, in ogni singola realtà, la vicinanza concreta ad ogni operatore, insostituibile momento di arricchimento reciproco. È una vecchia ma sempre nuova sfida, che sono sicuro sapremo ben affrontare anche nei prossimi cinquant’anni.

* direttore centrale di Sanità

01/06/2012