Annalisa Bucchieri

Poliziotti di razza

 Sono trascorsi dieci anni da quel tragico martedì 11 settembre che vide crollare in un polverone di sangue e lacrime le Torri gemelle portandosi via quasi tremila vite. Ma stavolta il bilancio e i memoriali a cui una cifra tonda di una ricorrenza danno sempre luogo assumono un peso specifico diverso, perché proprio allo scadere del decennio Bin Laden è stato ucciso dagli americani. Il pericolo del terrorismo islamico si può dire ora allontanato o almeno indebolito? Com’è cambiato l’attentatore jihadista oggi? La primavera araba ha influito sullo scenario estremista fondamentalista? Qual è il grado di minaccia che grava sul nostro Paese sia sul fronte interno che estero? Per rispondere a queste domande perentorie Poliziamoderna ha interpellato uno degli uomini chiave dell’antiterrorismo della Polizia di Stato, Stefano Berrettoni; ha raccolto la testimonianza del giudice più agguerrito su questa linea, Stefano Dambruoso; ha rivolto lo sguardo alle politiche dell’Unione Europea e di Europol in merito.
L’11/9 sarà anche un giorno di ricordo degli angeli con la coda, quei cani che lavorarono instancabilmente a Ground Zero nella ricerca spasmodica di feriti tra le macerie e dei corpi delle vittime. Per una coincidenza cercata, anche in Italia si dedicherà questo giorno in tutte le piazze dei capoluoghi ai cani che aiutano le persone, i cosiddetti cani di pubblica utilità. Non potevamo, quindi, mancare l’occasione di parlare anche dei nostri colleghi a quattro zampe. Nelle 22 squadre cinofile sono presenti quasi 250 cani che prestano servizio antidroga, antiesplosivo, di ordine pubblico, di ricerca e soccorso. Si allenano con i conduttori quotidianamente per garantire la nostra sicurezza. Per loro è un gioco, sostengono alcuni. Un condizionamento a comportamenti e vita che mai avrebbero voluto, dicono altri. Accantonate i giudizi finché non avrete letto nelle nostre pagine le loro storie: durante il terremoto de L’Aquila, a caccia di una bomba all’aeroporto, in perlustrazione notturna nei covi dei pusher. Di questi episodi non ne raccontiamo il risvolto eroico, ma la vicenda “affettiva”, la relazione speciale e amicale che i conduttori sono riusciti a stabilire con loro, la generosità con cui questi animali si spendono nel lavoro oltre il premio del giocattolo o del cibo, la riconoscenza ripagata con l’adozione: è raro che un conduttore non adotti il suo collega con la coda, una volta riformato dal servizio. Cani che non dimenticano chi li ha salvati da un canile, chi ha creduto in loro, chi gli ha insegnato a sviluppare capacità e potenzialità. Poliziotti di razza.

01/09/2011