Alfredo Giovannozzi*

Tra due fiumi

CONDIVIDI

Teramo, un capoluogo tranquillo oggi affrontato con un capillare controllo del territorio. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti

Una città, un nome, un territorio. Interamnia Urbs è scritto sull’architrave che sovrasta quella che, una volta, era la porta d’ingresso della città: Porta Reale. Interamnia, dunque, città tra due fiumi per quella che può essere considerata quasi una libera traduzione. I due fiumi (uno è un torrente in realtà) sono il Tordino e il Vezzola che per secoli hanno abbracciato la città di Teramo. Archeologica, romana, medioevale e, a tratti, anche ottocentesca. Questa è la Teramo di oggi che vuole anche essere moderna con palazzi, strade, strutture, ma che non sempre ci riesce forse proprio a causa di quel nome e perché resta quasi prigioniera di se stessa, della sua storia, dei suoi due fiumi. Ma la storia è anche una costante che torna nella provincia. Non è un caso che il monumento più visitato d’Abruzzo sia proprio qui, quasi a cavallo con le Marche. È quella fortezza di Civitella del Tronto, ultimo baluardo borbonico a cadere nelle mani dei piemontesi e che fece avere un gesto di stizza addirittura al conte Camillo Benso di Cavour che annunciò l’Unità d’Italia il 17 marzo 1861, quasi in maniera improvvida dal momento che la fortezza di Civitella cadde solo tre giorni dopo, il 20 marzo.
Teramo e la sua provincia dunque che, come il capoluogo, è abbracciata dal mare con i suoi 60 chilometri di costa e dal Gran Sasso, la cima più alta degli Appennini. Ma anche terra di confine con le Marche, una volta confine in tutti i sensi, dal momento che era netta la divisione tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie. Sarà per questa sua conformazione particolare, la sua morfologia completa e variegata, che il capoluogo appare quasi sonnecchiante nella sua tranquillità mentre parte della provincia è inquieta, con i suoi eccessi e, purtroppo, con una certa vivacità non sempre positiva. Prostituzione, spaccio di droga, immigrazione clandestina e lavoro nero sono solo alcuni aspetti di una criminalità che pian piano sta provando a entrare sempre più nel tessuto sociale. Soprattutto la zona nord, quella della Val Vibrata, un tempo ricca e fiorente grazie alle industrie tessili aperte con l’aiuto della Cassa per il Mezzogiorno, è il territorio maggiormente colpito dai vari fenomeni criminosi.
Da poco più di un anno a guidare la questura di Teramo è arrivata Amalia Di Ruocco, una donna di ferro come si suole dire in questi casi. Energica, operativa, ha preso in mano una situazione non facile. «Effettivamente non pen

...


Consultazione dell'intero articolo riservata agli abbonati

01/04/2011