di Marco Fiori*

Wildlife crime

Sequestro di cataste d’avorio e contrasto al bracconaggio di falchi reali. Sono solo alcune delle operazioni contro il traffico illegale di fauna protetta per le quali la Polizia di Stato ha collaborato con i colleghi del Corpo Forestale nel 2010

 Orsi tibetani, leopardi nebulosi, bufali Gaur indiani imbalsamati interi con tutta la loro imponenza e fissità degli sguardi di vere e proprie “nature morte”, insieme a balle di pelli di pitone e varano africani, misture e pozioni orientali contenenti peni di gorilla, ossi di tigre, corno di rinoceronte, orchidee e rarissime piante tibetane. Poi cataste di caviale degli ormai rarissimi storioni beluga del Caspio, avori di pregio ridotti in statue e bracciali, avori grezzi in zanne. Tutto questo e altro ancora racconta il Rapporto Cites 2010, recentemente presentato a Roma. Un triste zoo business illegale di flora e fauna protetta che dal 1992 il nucleo Cites del Corpo Forestale dello Stato combatte in Italia grazie alla cooperazione con le altre forze dell’ordine, in primis la Polizia di Stato, e all’estero grazie alla collaborazione stretta con l’Interpol. Il Rapporto fornisce uno spaccato dei soli controlli e dei sequestri effettuati in Italia dalla Forestale in un anno e già fa rabbrividire per entità del fenomeno. Il nostro è solo uno dei Paesi che costituiscono la domanda (exporter countries) di risorse naturali della ricca Europa, oltre che del Nord America, ma si pone al terzo posto nella classifica poco onorevole dei divoratori di natura.
I controlli effettuati nel 2010 sul territorio nazionale, soprattutto in dogana, sono stati oltre 41mila, grazie alla rete di oltre 50 uffici dove staff specializzati di forestali ogni giorno si districano con abilità tra una pelle di coccodrillo e una di pitone, tra un corallo rosso e un canna d’organo, tra un pappagallo cocorita e una cacatua dal ... ...


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01/03/2011