Annalisa Bucchieri

Noi festeggiamo

L’identità nazionale è un principio mutevole, come sostiene Claudio Magris, intellettuale e autore di numerosi saggi letterari. Indubbiamente oggi, a 150 anni dalla data d’incoronazione di Vittorio Emanuele II Re d’Italia, non ne parliamo negli stessi termini in cui se ne parlò in occasione del cinquantenario (1911) o del centenario (1961) dell’Unità d’Italia. Gli anniversari si somigliano solo apparentemente, perché ognuno in realtà ha un sua connotazione e persino una sua funzione rituale e politica secondo la contingenza dei tempi. Nel 1911 il cinquantenario fu la consacrazione allo scenario internazionale di una giovane Nazione. Le celebrazioni cambiarono il volto di Roma (diventata la nuova capitale nel 1870) con le moderne esposizioni e in primo luogo con l’inaugurazione del Vittoriano. Il 1961, il centenario, rappresentò invece la celebrazione del “miracolo economico” di un Paese che aveva superato di slancio la fase di ricostruzione post-bellica conquistando la democrazia. L’Italia aveva subìto la ferita dell’emigrazione, una vera e propria emorragia popolare, ma non era stata ancora investita dal flusso inverso: l’ondata migratoria dall’Europa dell’Est, dal Sudamerica, dall’Asia e dall’Africa.
Oggi che la globalizzazione e l’immigrazione hanno arricchito e al contempo drammaticamente scosso il concetto di identità nazionale, il 17 marzo 2011 costituisce un’occasione importante per ripensare a un nuovo modo di concepirsi italiani. In questo numero, dedicato al 150°, abbiamo indirizzato l’attenzione ai ragazzi, che a scuola vivono quotidianamente una realtà multietnica e multimediale, per sondare il loro sentimento d’italianità. Soprattutto a loro vanno rivolte le iniziative di questo anniversario, perché come ribadisce lo storico Lucio Villari, che ci ha regalato questo mese un contributo prezioso alla riflessione, furono proprio i ventenni a fare il Risorgimento e per i giovani di oggi riscoprire un passato che li ha visti protagonisti è salvarli dal rischio di vivere un eterno presente. Restituendogli, così, la fiducia nel determinare il proprio futuro.
Per noi tutti, il 17 marzo è un valido esercizio di memoria che ci permette di capire la Patria, bene o male, come recita fuor di retorica il titolo di un libro di Carlo Fruttero e Massimo Gramellini di cui ne pubblichiamo uno stralcio. Allo stesso modo che in un matrimonio, l’Italia va amata con tutti i suoi difetti. Nella buona e nella cattiva sorte.

01/03/2011