Raffaele Camposano** e Giorgio Cantelli**

La nostra storia in divisa

Dal 1852 alla legge di riforma del 1981. La cronologia dei cambiamenti e l’evoluzione di tessuti e accessori dell’uniforme

Conoscere la storia e le tradizioni dell’Istituzione cui apparteniamo è condizione di primaria importanza per acquisire la conoscenza della propria identità. L’uniforme, per tutti coloro che la indossano, costituisce in ogni caso l’emblema di una autorità conferita ufficialmente dallo Stato.
Fregi e distintivi che la caratterizzano non sono unicamente il frutto di un capriccio estetico, ma hanno sempre un preciso significato in quanto indicano: rango, grado, incarico, funzione e dipendenza amministrativa del personale (vedi inserto “I nostri simboli” pubblicato nello scorso numero di aprile). Nulla è casuale, poiché l’uso dell’uniforme è anche strettamente connesso all’esigenza di decoro e di prestigio delle Istituzioni e, pertanto, essa va indossata con orgoglio e guardata con rispetto.

Divisa o uniforme?
Due sono i principi fondamentali che regolano questa materia e sono uniforme e divisa e ad essi corrispondono altrettanti manuali:
il regolamento sull’uniforme (etimologicamente una forma), è il documento che detta le norme di uniformità nell’uso della tenuta, articolate in base alle diverse situazioni del servizio e della vita, come ad esempio: tenuta da ordine pubblico, da cerimonia, di servizio eccetera; si tratta quindi di norme che sostanzialmente disciplinano l’uso delle tenute;
l’istruzione sulla divisa (divisare o distinguere) prescrive quelle che devono essere le caratteristiche dei distintivi ufficialmente adottati per indicare: specialità, qualifiche e funzioni del personale, nonché distintivi di grado.

Il Regno di Sardegna
La storia delle uniformi del Corpo delle guardie di ps, cui si fa risalire l’origine dell’attuale Polizia di Stato, come quella delle Forze armate dello Stato, non solo ne rispecchia le tradizioni, ma soprattutto è il riflesso degli ordinamenti che lo hanno retto.
L’origine della Polizia italiana, come quella degli altri organismi dello Stato, è da ricercare nelle strutture del Regno di Sardegna, postosi alla guida del movimento di unificazione nazionale. Più in particolare l’idea di costituire un Corpo di Polizia con il compito di garantire l’ordine, la sicurezza e la quiete dei cittadini si afferma il 4 marzo 1848 con la concessione dello Statuto Albertino. Da quel momento la Monarchia Sabauda lascia l’assolutismo della Restaurazione per assumere la forma costituzionale. Solo qualche mese più tardi, il 30 settembre 1848, un regio decreto sancisce finalmente la creazione di una “Amministrazione di pubblica sicurezza per tutto lo Stato”.
Lo scoppio della I Guerra d’Indipendenza ne interrompe lo sviluppo. Tenuto conto della situazione si preferisce dare priorità alla costituzione della Guardia Nazionale, che oltre a compiti di sicurezza interna può anche affiancare, in caso di necessità, le truppe in campagna.

1852: la nascita
L’iniziativa può riprendere, solo più tardi, con la legge dell’11 luglio 1852, la quale fissa la struttura, il personale e “gli Uffizi di pubblica sicurezza”.
La stessa legge sancisce l’istituzione del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e l’adozione di un abito “uniforme” per il personale incaricato dell’espletamento del servizio. Le guardie, per la loro uniforme, sono assimilate al concetto di truppa a piedi del Regio Esercito.
Pertanto, essa è composta di: tunica di panno turchino scuro a due petti, chiusa davanti da due file di bottoni bombati di metallo bianco, pantaloni di panno “bigio” (grigio azzurro) con pistagna azzurra sui lati.
Con regio decreto del 21 novembre 1865 viene approvato il Regolamento organico del Corpo delle guardie di ps che, oltre alla normativa, contiene una interessante serie di tavole esplicative.
Per tutti si vuole ribadire, ancora una volta, anche nelle forme esteriori, l’inizio del nuovo corso e l’avvio dell’unificazione ... ...


Consultazione dell'intero articolo riservata agli abbonati

01/05/2010