Annalisa Bucchieri

Valore aggiunto

Le donne della Polizia di Stato

Mezzo secolo fa il cremisi, il colore istituzionale della Polizia di Stato, acquistava una sfumatura rosa: era il 1960 quando le donne iniziarono a vestire la divisa (secondo l’apertura al loro ingresso prevista dalla legge 1083 del 7 dicembre 1959). Cinquant’anni sono un arco temporale che chiama al bilancio. E Poliziamoderna non si è sottratta al compito. Chi sono e cosa fanno oggi le signore con il distintivo? Per capirlo abbiamo interrogato i numeri, strumenti di presa diretta e oggettiva della realtà, condizione di luce necessaria per fotografare il gruppo del gentil sesso in divisa.

La divisa, le donne la vogliono di più
Aumenta esponenzialmente la presenza delle donne in polizia: rispetto a cinque anni fa (12.992) sono cresciute di quasi 2mila unità e in vent’anni sono diventate oltre il doppio: da 6.791 nel 1990 a 14.862 nel 2010, ovvero 8.071 unità in più (un rafforzamento del 118%). Dato maggiormente significativo se paragonato a quello degli uomini, aumentati di 5.118 unità – 84mila nel 1990 e 89.118 a gennaio 2010 – un indice di progressione nettamente inferiore a quello delle colleghe, le quali dimostrano un desiderio superiore di vestire la divisa. Rilevante la presenza nei ruoli tecnico-scientifici e professionali di cui rappresentano oltre il 30%. Ma anche nei ruoli ordinari, pur costituendo solo il 13% della forza complessiva, sono presenti in tutte le specialità e funzioni particolari, persino quelle a “tradizione” maschile.

Scalando la carriera
Paragonate ai livelli nazionali occupazionali femminili registrati dall’Istat, secondo i quali il nostro Paese è l’ultimo dell’Ue con la più bassa percentuale di donne che lavorano e uno dei Paesi con il maggior tasso di discriminazione – a parità di qualifica e incarico, infatti, le italiane guadagnano un quinto in meno dei colleghi maschi – le garanzie lavorative offerte dall’Azienda Polizia sono preziose non solo per le pari opportunità di accesso iniziale al posto in divisa ma anche per le condizioni ugualitarie di trattamento economico e di avanzamento di carriera. Da sfatare perciò il luogo comune che la scalata ai ruoli superiori sia preclusa al cosiddetto sesso debole. Come mostrano i due grafici a torta qui sopra, una ogni 100 donne che entrano in polizia riesce ad arrivare alle cariche più alte, cioè ai ruoli dirigenziali, e 6 su 100 al ruolo direttivo di commissario, mentre un uomo ogni 150 diventa dirigente e solo l’1,8% prende i gradi da commissario.

Studiose e ambiziose per natura
Complice del posizionamento tra i ruoli dirigenziali e direttivi è la migliore preparazione di base che riconferma le donne “studiose per natura”. I titoli accademici nonché dottorati e master post laurea in rosa (il 22,7% delle donne è in possesso di lauree e specializzazioni successive) sono nettamente superiori a quelli in possesso dei colleghi (vedi grafici p.VII). Anche perché in generale l’ingresso in polizia delle donne, concentrate sul curriculum scolastico, avviene più tardi nella vita rispetto ai giovani maschi, che fino al 2005 (quando il servizio nell’esercito è diventato volontario) potevano compiere direttamente il servizio di leva come ausiliario in polizia e successivamente essere inglobati nell’amministrazione già al compimento del diciottesimo anno. Lo ribadiscono le percentuali delle ventenni molto scarse (l’1%) a confronto dei ventenni (10%), mentre successivamente i dati si livellano, le generazioni di 30enni e 40enni sono dominanti per entrambi i sessi.
Cifre alla mano, le donne dimostrano tenacia e competenza adeguata per avanzare professionalmente quanto gli uomini, anzi di più “in proporzione”. Attualmente vi sono due questori “in rosa”, a Teramo e a Grosseto, rispettivamente Amalia Di Ruocco (già questore di Rovigo) e Maria Rosaria Maiorino (12 anni passati a capo della Squadra mobile di Cagliari). Tempi forse non ancora maturi, per questioni di anzianità di servizio, per la nomina di un direttore generale del Dipartimento della pubblica sicurezza donna. Di certo, però, la presenza femminile si rileva in settori altamente tecnici e operativi così come in posti di comando e di carattere spiccatamente investigativo. Più di un terzo della forza complessiva femminile (34%) risulta, infatti, in forza presso le quattro specialità Stradale, Ferroviaria, Frontiera, Postale e i Reparti speciali (le Volanti, il Settore aereo, la Digos, i Cinofili eccetera).

Ogni reparto ha le sue rose
Le signore si sono fatte largo nelle Squadre mobili non solo attestandosi a capo delle sezioni minori in quasi tutta Italia, favorite dalla loro sensibilità materna e abilità psicologica, ma dimostrando anche un fiuto tutto femminile nelle indagini complesse e nelle violenze sessuali. Ormai territori esclusivi dei colleghi uomini non esistono più, eccezion fatta per il Nocs (il Nucleo centrale operativo speciale). Ha ceduto persino quello che veniva considerato un baluardo: tra i reparti mobili preposti all’ordine pubblico, un tipo di attività tradizionalmente maschile, si annoverano 18 donne ai ruoli direttivi, e addirittura lo psicologo Vittorino Andreoli ne consiglia l’utilizzo anche in fase operativa per le spiccate abilità comunicative e la propensione a smorzare gli accenti di aggressività nel confronto tra parti avverse. Relativamente simile a quella degli uomini la distribuzione tra le quattro specialità: Stradale, Ferroviaria, Postale, Frontiera. Numerose signore girano in motocicletta, calzando gli stivaloni della Stradale, o usano il gimper per i controlli in stazione, non tirandosi indietro per il duro lavoro con i turni in quinta a bordo delle volanti. Amano stare sul campo. In aria, come in acqua. Basti pensare ad una particolare sommozzatrice, Luisa Cavallo, con abilitazione a scendere fino ad alte profondità, che al timone del Cnes La Spezia gestisce 140 uomini. Ma può contare anche su un’altra subacquea, manovratice di camera iperbarica e fornita di patentino da fotografa navale, e sulle numerose colleghe delle squadre nautiche, motoriste navali, radariste, comandanti d’imbarcazione: signore padrone del mare, capaci di cavalcare l’acquascooter di servizio un’intera stagione per interventi sulle coste e servizi di prossimità. Le 68 donne che sono in forza ai reparti volo sono tutte superspecializzate, maestre alla cloche come all’assistenza pilotaggio, alla manutenzione meccanica come ai servizi di pista, sia abilitate al volo notturno che al pronto intervento aereo.
Emotive e irrazionali? Non lo dite alle poliziotte artificieri, operatrici antisabotaggio ed esperte in difesa nucleare batteriologica chimica e radiologica (i cosidetti gruppi Nbcr): sfoderano uguale freddezza, lucidità oltre che competenza, dei loro colleghi.
Forte e incisiva la presenza nelle investigazioni scientifiche, attività ad alto tasso “rosa”, disegnatrici di identikit, dattiloscopiste, analiste di laboratorio chimico e biologico, medici legali, psicologhe specializzate nel criminal profiling e nel burn out.
Eclettiche e poliedriche compaiono anche in zona “armi e armamenti”: istruttori di tiro (61), tiratrici scelte (3) ed esperte in tiro rapido, nonché addette all’armeria. Ve ne sono più di 250 che hanno scelto il duro addestramento dei servizi scorta e sicurezza (il ricordo corre subito all’agente Emanuela Loi, uccisa nell’attentato al giudice Borsellino), servizi che richiedono una ferrata preparazione fisica. Qualità che non manca di certo alle nostre atlete delle Fiamme oro, poche ma buone, anzi buonissime: si annoverano stelle olimpiche, vedi alla voce Valentina Vezzali, e campionesse europee come la slalomista Chiara Costazza e le giovanissime judoka Lucia Tangorre e Valentina Moscatt, nonché le superatlete nazionali del duathlon, Anna Maria Mazzetti e Daniela Chmet.

Mogli e mamme
A fronte di ottimi risultati professionali le signore pagano lo scotto della mancata realizzazione sentimentale e familiare?
A quanto rivelano i numeri non sembrerebbe. Hanno creato una famiglia con i loro compagni di vita, visto che la maggioranza è sposata (52,6%) e che non è possibile calcolare nella percentuale delle single (33%) le eventuali convivenze. Percentuali basse di separazioni 8,7% e di divorzi 4,7%, che non si discostano di molto dall’andamento nazionale (vedi grafico p. XIII). In questo sono simili ai loro colleghi e lontane dallo stereotipo letterario e cinematografico che vede il poliziotto condannato ad un’esistenza sregolata e bohemien.
Quasi due terzi, la maggioranza quindi, sono mamme (vedi grafico p. XIV). È un mestiere difficile per le turnazioni e spesso gli incarichi fuori sede ma non inconciliabile con la maternità. Il 37% (5.480 poliziotte) è senza figli, il 63% (9.382) ha figli; in quest’ultima percentuale prevalgono nel complesso le mamme da due figli in su, coronando il sogno delle italiane che pur desiderando la seconda culla in casa non si sentono di affrontare un’ulteriore gravidanza per l’incertezza contrattuale che comporterebbe una nuova assenza prolungata dal posto di lavoro. Ciò trova conferma nella ricerca della Commissione europea dove si legge che le mamme con lavoro “a tempo indeterminato” fanno più figli.
Certo sarebbero da studiare per le capacità di planning l’agente scelto che presta servizio alla questura di Forlì/Cesena e il collaboratore tecnico capo alla questura di Reggio Emilia, entrambe con 7 figli. Ma non è solo la realtà della piccola provincia a permettere una famiglia numerosa. A Genova come a Varese e a Catanzaro ci sono supermamme con 6 figli. Da Milano a Napoli da Treviso a Salerno, a Torino, Trieste e perfino nell’impegnativa Roma vi sono donne in divisa che si devono occupare di ben 5 figli. Sta di fatto che Centro, Nord e Sud d’Italia sono ugualmente presenti: la grande famiglia non appare un fondamento della sola cultura meridionale. Sebbene siano il Mezzogiorno e le isole a fornire la maggior parte delle aspiranti poliziotte, a seguire il Centro e il Nord, parimenti a quanto accade per i colleghi uomini.

La provincia con più gonne
La provenienza non coincide con la distribuzione geografica della forza rosa. Il Mezzogiorno e le Isole danno i natali al numero più ingente di poliziotte e in maniera inversamente proporzionale ne vedono al lavoro sul territorio la percentuale minore (29%). Una presenza superiore, il 34%, si registra al Nord. Mentre è il Centro ad assorbire ben il 37% della componente femminile. Naturalmente questa consistenza è dovuta alla presenza a Roma di tutti gli uffici e delle direzioni centrali del Dipartimento della pubblica sicurezza. Scendendo nel dettaglio del confronto forza lavoro maschile con forza lavoro femminile si scopre che la Liguria possiede due primati. Sia il primato della regione a più alto tasso rosa (19,5% con 3.304 uomini e 802 donne in servizio) che il primato della provincia, La Spezia, dove il gentil sesso arriva al 28% del personale complessivo di polizia (155 poliziotte e 401 poliziotti). Fanalini di coda, su scala provinciale, Enna (15 poliziotte a fronte di 370 poliziotti, il 3,9%) mentre su scala regionale sono la Valle d’Aosta e la Basilicata, rispettivamente il 7,2% e l’8,5% di presenza femminile (sebbene vada considerato che sono anche le ultime due regioni d’Italia per quanto rigurda il numero di abitanti).
 



Con la collaborazione della Direzione centrale per le risorse umane


 

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01/03/2010