Anacleto Flori

Stregato da un riff

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Ritratto di Alex Britti, cantautore romano, folgorato a 15 anni dalla musica blues

Alex Britti odia volare e per spostarsi usa quasi esclusivamente l’auto. Lo abbiamo intervistato (rigorosamente con il viva voce) mentre tornava a casa affrontando i tornanti dell’Appennino tosco-emiliano. Una simpatica chiacchierata tra battute e riflessioni su musica, impegno e rispetto delle regole.
Lei a 18 anni già suonava il blues in giro per il mondo. Un genere musicale però non molto di moda tra i giovani, come è nata questa passione?
Da ragazzino alla radio ascoltavo il rock’n’ roll venato di blues di Chuck Berry, Little Richard o Elvis Presley o i cantautori come Francesco De Gregori, Ivan Graziani e soprattutto Edoardo Bennato. Poi un pomeriggio, avrò avuto 15 anni, mentre guardavo Videomusic mi sono imbattuto in un videoclip di Stevie Ray Vaughan: per me, all’epoca, era un nome impronunciabile, ma la sua musica e i riff (frasi musicali ripetute più volte all’interno di una canzone, ndr) della sua chitarra furono una vera e propria folgorazione. Ho scritto il titolo della canzone su un pezzo di carta e dopo aver preso tre o quattro dei miei long playing sono andato di corsa al negozio di dischi vicino casa per barattarli con quello di Vaughan.
A un certo punto però ha deciso di lanciarsi nel mondo dei cantautori. La musica ovviamente c’era, mancavano invece le parole. Come sono arrivate?
Scrivere è sempre stata una mia passione. All’inizio però il mio lavoro era soprattutto quello di musicista; mi cercavano e mi pagavano, per suonare la chitarra. E così fare il chitarrista più che una scelta, alla fine era diventata una necessità economica.
Quella del cantautore è stata una scelta vincente visto il successo ottenuto dal suo primo disco e la vittoria a Sanremo.
Di gavetta ne ho fatta tanta, però a un certo punto ho avuto anche la fortuna di riuscire a imporre le mie canzoni. In giro ci sono tanti artisti che non ... ...


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01/03/2010