Alice Vallerini

Sicurezza e news

Criminalità, ambiente, immigrazione. Quanto le paure degli italiani sono reali o indotte dai media? Lo spiegano le ultime rilevazioni statistiche

La grande paura tende a ridimensionarsi. Le ragioni sono tante, ma una è la principale. Lo ha spiegato il ministro Roberto Maroni alla fine di febbraio, anticipando i dati sull’andamento della criminalità nel 2009 raccolti dal ministero dell’Interno sulla base delle denunce: l’anno scorso, in sintesi, conferma l’andamento del 2008 e vede il segno meno su quasi tutte le categorie di reato. Un esempio? Le rapine. Diminuiscono del 22,5 %, con una punta di -35 % per le rapine in banca. Così le rapine in casa (-14 %) o nei negozi (- 23 %). Cifre analoghe per furti, borseggi e scippi, tutti reati che colpiscono direttamente i cittadini sia materialmente che psicologicamente. Così cala il timore di aggressioni e la paura di diventare vittime di reati predatori. Un trend positivo che però, “letto” da un’altra angolatura, non corrisponde ancora a una diminuzione generalizzata delle tensioni e delle angosce collettive. Infatti, secondo il terzo Rapporto Demos (curato da Ilvo Diamanti per la fondazione Unipolis e realizzato in collaborazione con l’università di Pavia e riferito però a dati non così attuali, ma agli ultimi disponibili del 2008)) a preoccupare sempre più una buona fetta di popolazione sarebbero i servizi mandati in onda dalla televisione su episodi di violenza e criminalità. Non a caso – secondo questa interpretazione del rapporto – tra le persone che risultano più impaurite ci sarebbero quelle che passano più tempo davanti alla tv: il 39% di chi la guarda più di 4 ore al giorno teme per la propria incolumità, specie se l’attenzione si focalizza su quanto trasmesso nel corso di determinati programmi d’informazione considerati più “ansiogeni” sulla base dei monitoraggi.

Se le paure passano dal telecomando
Ilvo Diamanti , professore ordinario di Scienza politica presso l’Università di Urbino Carlo Bo, lo sottolinea in modo chiaro: «Non esiste correlazione tra l’andamento reale dei reati e il numero di notizie sulla criminalità, ma c’è un forte legame tra le informazioni veicolate dai mezzi di comunicazione e l’insicurezza percepita». Risultato: nonostante i dati ufficiali mostrino una diminuzione della delinquenza, nell’ultimo periodo sarebbe definitivamente esplosa la “bolla dell’insicurezza mediatica” che ha segnato l’autunno 2007. Oggi si assiste così – secondo il sociologo – a una crescita parallela della percezione della criminalità e del numero di notizie di reato divulgate sul piccolo schermo. Ecco spiegata la forte richiesta da parte degli italiani della presenza di forze dell’ordine sul territorio: il 79% degli intervistati vorrebbe più agenti sulle strade, l’86% si dichiara ... ...


Consultazione dell'intero articolo riservata agli abbonati

01/03/2010