Antonella Fabiani

Vittime contro

Giro di boa per la legge antistalking. In aumento chi denuncia e si affida alle forze dell’ordine. Il bilancio della polizia ad un anno dall’entrata in vigore

Ha superato brillantemente il suo primo anno di vita la legge antistalking (introdotto nel codice penale con dl n. 11 del 23 febbraio 2009). Migliaia di donne hanno detto basta a quella violenza psicologica (e spesso anche psicofisica) fatta di controlli esasperati, sms, telefonate, pedinamenti, appostamenti, minacce da parte di un conoscente, di un collega o di un partner che possono durare anni e trasformare la vita in vero incubo. Molte di loro hanno vinto vergogna e timore trovando il coraggio di uscire dal cerchio emotivo della paura e di denunciare il proprio aguzzino (ricordiamo che il reato previsto dall’art. 612 bis punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da procurare un perdurante e grave stato di ansia).
Le cifre elaborate dalla Banca dati interforze fotografano una Italia in cui sono 5.153 i delitti commessi per questo reato e 5.369 le persone denunciate, 942 quelle arrestate, mentre sono stati 1.020 i provvedimenti di ammonimento del questore e 1.313 i divieti di avvicinamento. «Il numero dei delitti commessi fornisce una chiara dimensione del fenomeno e in generale le cifre sono abbastanza proporzionate alle specifiche situazioni territoriali, alla densità abitativa – spiega Tiziana Terribile, direttore della Divisione analisi del Servizio centrale operativo – e sono in linea con la preminenza delle denunce dei reati in generale». Le cifre più consistenti dei delitti per stalking riguardano le regioni più grandi: 727 in Lombardia, 462 in Piemonte, 458 in Campania, 455 in Toscana, 434 in Sicilia, 402 in Puglia, 371 nel Lazio. Dati che indicano tendenze e danno informazioni utili alle diverse istituzioni interessate per analizzare e affrontare meglio il fenomeno sul territorio e delineare meglio la tipologia di reato. «Cercare di capire un fenomeno senza avere lo strumento del reato attraverso il quale perseguirlo è difficile – continua il dirigente – il monitoraggio condotto sulle persone arrestate per stalking grazie alla legge, sta confermando quello che avevamo già individuato negli studi condotti precedentemente. La norma è stata senza dubbio utile perché ha permesso di inquadrare in una precisa fattispecie penale un insieme di condotte che, precedentemente, non erano di per sé nemmeno reati».
Le vittime denunciano. Ma non solo. Molte di loro si sono rivolte alle forze di polizia per utilizzare anche il semplice ammonimento, uno strumento previsto dalla legge che permette alla vittima (prima di sporgere querela e dopo una fase di verifica delle sue dichiarazioni) di poter richiamare il persecutore sulla sua condotta e invitarlo a interromperla. «L’obiettivo per noi – commenta Tiziana Terribile – era cercare di capire il valore dell’ammonimento come azione di prevenzione. E la verifica ha rivelato che nel 90% dei casi l’ammonimento ha funzionato. La condotta è stata interrotta».
L’impegno della polizia su questo fenomeno criminoso era già iniziato qualche anno prima dell’approvazione della legge e ha permesso la maturazione di un percorso che raccoglieva le esperienze degli operatori, la collaborazione con le altre istituzioni e dei Centri ascolto proprio in previsione della legge. La dottrina e la pratica quotidiana degli operatori della polizia sullo stalking, anche grazie al progetto Silvia (Stalking inventory list per vittime e autori) condotto con il Centro studi vittime Sara hanno fornito sufficienti informazioni per inquadrare le diverse tipologie dello stalker (vedi box), in prevalenza appartenente al sesso maschile. (L’incidenza delle donne esiste, ma è minima e riguarda solo il 13% rispetto a un 87% di autori maschi). Il 70% dei persecutori conosce le proprie vittime per essere stato un partner o un ex e, nella maggioranza dei casi, è l’interruzione di una relazione affettiva che può far scatenare un comportamento compulsivo fatto di minacce e pedinamenti.
«Anche su questo fronte è importante un’azione di prevenzione – osserva Tiziana Terribile – che sicuramente rientra nelle campagne di diffusione della legalità, a mio parere molto importanti nell’aiutare a costruire le relazioni tra persone in maniera corretta. Tanta attività di educazione alla legalità è utile anche per diffondere un modello comportamentale di rispetto verso il prossimo che con il tempo ha ricadute sulla società. Il consiglio, comunque, per le donne che percepiscono di essere al centro di comportamenti persecutori e vivono sentimenti di paura, è quello di mettersi in contatto con la polizia e raccontare i fatti nel modo più dettagliato possibile: soprattutto quando ci sono precedenti episodi di maltrattamenti».
Al momento, sul fronte dei progetti riguardanti lo stalking, una serie di tavoli tecnici a carattere interistituzionale sta lavorando all’attuazione del protocollo firmato dal ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna e il ministro dell’Interno Roberto Maroni nella direzione di allargare il numero telefonico 1522, ora solo destinato alle segnalazione di violenza, anche ai casi di stalking. Un grande sforzo è in atto anche sulla formazione del personale, perché è fondamentale che la vittima sia accolta e presa in carico da un operatore in grado di ascoltarla e darle i consigli più appropriati, a seconda del tipo di situazione. A questo fine è all’esame un aggiornamento dei programmi destinati agli operatori con particolare attenzione alle diverse forme di violenza, compreso lo stalking. Una formazione che permetta alla vittima di trovare un operatore che sappia capire i suoi problemi e indirizzarla verso strutture specializzate, come associazioni e centri antiviolenza, per il necessario supporto psicologico.


Chi sono gli stalker?
Chi c’è dietro questi comportamenti di stalking? È possibile tracciare un identikit dello stalker?
All’estero, da anni, si studia il fenomeno e sono stati tracciati diversi profili in base alla casistica. È importante capire anche in Italia quali possibili profili si possono tracciare, capire chi sono, che caratteristiche hanno, come li possiamo classificare per comprendere anche al meglio le strategie da adottare.
La classificazione che viene qui riportata è un adattamento alla realtà italiana di quella di Sheridan e Boon (2003), basata sia sulla relazione vittima-autore sia sulle caratteristiche dell’attore.

1) Gli ex, rancorosi
Soprattutto uomini (dai 20 fino ai 60-65 anni).
Odio e risentimento verso la ex.
Temperamento focoso e ostile, anche in presenza di altre persone, anche forze dell’ordine.
La relazione era spesso caratterizzata da maltrattamenti, violenza verbale, gelosia eccessiva, limitazione della libertà.
Minacce esplicite, in particolar modo se riferite a recriminazioni o a motivi di contenzioso.
Diffamazione della vittima con amici e parenti.
In presenza di figli, recriminazioni su affidamento dei figli, mantenimento, incontri con i figli (per imporre un controllo sulla vita dell’altra persona e limitarne la libertà).
Nuove relazioni incrementano gelosia, aggressività, atti persecutori in genere.
Gli atti persecutori possono avere origine sia da fatti fortuiti (es. inseguire la vittima dopo averla incontrata casualmente) o premeditati (es. aspettare seduti in macchina fuori dall’abitazione della vittima, inviare continui sms, telefonate o mail).
Gli ex alternano atteggiamenti positivi di riconquista e corteggiamento a vere e proprie minacce, ingiurie, aggressioni sia verbali sia fisiche e danneggiamento a oggetti e proprietà della vittima.
Aggressione verbale e/o fisica e danneggiamento a beni e proprietà nei confronti di terze persone (parenti, amici) che sostengono o aiutano la vittima.

2) Infatuato, amore delusionale
Lo stalker conosce appena la sua vittima.
Oggetto delle attenzioni è “persona amata” non una persona da “punire”.
La persona desiderata pervade i pensieri e la fantasia.
Il mondo e le cose che accadono sono lette in funzione della persona desiderata.
Il desiderio è e rimane romantico e positivo, ma quando non viene corrisposto si può manifestare anche con rabbia.
Lo stalker è convinto della reciprocità della sua infatuazione, si lancia.
Desiderio intenso (manifestato anche con rabbia).
La persona desiderata viene rintracciata e approcciata con trucchi non malevoli (es. un biglietto per due lasciato sotto il tergicristalli, farsi trovare in un posto pretendendo che l’incontro sia casuale, fare domande ad amici o colleghi su qualsiasi aspetto relativo alla vita della persona desiderata).
L’autore di queste condotte è spesso un adolescente o un giovane adulto con scarse competenze sociali e non molto attraente.
Lo stalker non è disposto a ragionare su quello che vuole la vittima.
Lo stalker si costruisce una sua realtà per cui lui (o lei) e la vittima hanno una relazione reciproca e consensuale.
Solitamente bassi livelli di pericolosità e di rischio di escalation.

3) Stalking di fissazione/sadico-alto rischio
Lo stalker tende ad essere incoerente anche se permane la sua fissazione sulla vittima.
La vittima è a elevato rischio di subire violenza fisica e/o sessuale.
È probabile che l’autore di queste condotte sia già noto alle forze dell’ordine e agli operatori sanitari per un probabile disturbo di personalità di tipo borderline con episodi di schizofrenia.
Sono frequenti i casi in cui il soggetto ha già avuto problemi di violenza sessuale e fisica, fra cui anche la messa in atto di condotte vessatorie.
Il comportamento di stalking si caratterizza per il continuo bombardamento di telefonate, lettere, mail, visite sul posto di lavoro.
Non esiste un modello comportamentale coerente, i tempi e i luoghi dove agisce lo stalker sono dei più variegati e imprevedibili.
I contenuti del materiale inviato dallo stalker e delle sue conversazioni sono velatamente osceni e di natura sessuale.
Lo stalker si pone come obiettivo quello di una relazione intima di natura sessuale con la vittima con il continuo riferimento al fatto che fra i due c’è già stata una relazione e che la vittima mostra interesse nei confronti dello stalker.
Le vittime possono essere indistintamente uomini o donne; solitamente appartengono a una classe sociale medio-alta e con una certa frequenza possono essere: professionisti (medici, professori universitari), persone famose, persone non necessariamente famose, personaggi locali attraenti.

4) Stalking per vendetta, per un “torto subito”
Clienti, pazienti, lavoratori, persone che si sentono di aver subito un’ingiustizia solitamente da un professionista (professioni di aiuto-medici, psicologi, ma anche datori di lavoro).
Cercano di essere ripagati dell’ingiustizia percepita.
Si presentano sul posto di lavoro della vittima di stalking, pretendendo di essere ascoltati, chiamano in continuazione.

Anna Costanza Baldry
(Criminologa)


Le molestie nel mondo
Sui banchi di scuola nascono i primi amori ed è qui che gli inglesi tra cinque e quindici anni impareranno a coltivarli, i ragazzi senza ricorrere alla violenza, le ragazze a non subirla. Per iniziativa del governo britannico tra qualche mese la prevenzione della violenza sulle donne entrerà a far parte dei programmi didattici ma passa già per una campagna di sensibilizzazione indirizzata agli adolescenti e, da aprile, per l’attivazione della prima linea telefonica dedicata alle vittime dello stalking. Il reato, introdotto dalla Gran Bretagna per prima in Europa nel 1997 con il Protection from harassement act, secondo associazioni in prima linea nella lotta al fenomeno tra cui Protection against stalking e Network for surviving stalking, non sarebbe ancora efficacemente perseguito. A deluderle, più recentemente lo scorso gennaio, il caso di Claire Waxman: sette anni di molestie assillanti le hanno provocato disturbi alimentari, un aborto e l’hanno indotta a cinque traslochi. Il suo stalker, Elliot Fogel, è stato condannato a 16 settimane di detenzione – che probabilmente si ridurranno a sei – benché la legge preveda fino a cinque anni, una pena di fatto raramente comminata. C’è sfiducia anche tra le vittime: delle poco più di duemila intervistate nel 2009 da Network for surviving stalking nel più esteso sondaggio effettuato nel Regno Unito, poco più della metà si è rivolta alla polizia, il 77% di loro solo dopo almeno cento episodi (appostamenti, telefonate mute, sms o altre molestie). L’esigenza di poliziotti più esperti, manifestata dall’80% del campione, potrà essere soddisfatta dalla pubblicazione da parte della Npia, l’agenzia nazionale per l’ottimizzazione dell’attività di polizia, di una guida pratica alle indagini su stalking e molestie e, sempre nel 2009, dall’adozione da parte delle forze di polizia del modello Dash, un questionario da sottoporre alla vittima e utile a valutare il livello di rischio.
Da uno studio del Modena group on stalking – circuito di esperti impegnati in progetti di ricerca nell’ambito del programma comunitario Daphne – nel 2007 circa due terzi dei Paesi europei erano sprovvisti di una normativa specifica e punivano i comportamenti tipici dello stalker solo se riconducibili ad altre fattispecie criminose. Tra questi Spagna e Francia potrebbero essere presto accomunate dall’uso della sorveglianza elettronica a protezione delle donne minacciate dal proprio ex compagno. Nadine Morano, ministro della Famiglia in Francia, si è interessata all’adozione del braccialetto elettronico sul modello spagnolo e intende sperimentarlo in patria entro il 2010, l’anno che, per decisione del primo ministro François Fillon, ha come “grande causa nazionale” la lotta alla violenza sulle donne.
La sorveglianza elettronica a protezione delle donne dalla violenza si fa strada anche negli Stati Uniti dove lo stalking, considerato un reato in tutti i cinquanta Stati, in un anno colpisce quasi tre milioni e mezzo di persone. La sua diffusione emerge da un’indagine di vittimizzazione del Dipartimento di giustizia resa pubblica nel gennaio del 2009. La ricerca, la più ampia finora condotta sullo stalking a livello nazionale, conferma che sono le donne le più colpite, in particolare tra 18 e 24 anni; che una su sette è costretta a cambiare domicilio e che il 60% delle vittime non sporge denuncia alla polizia. La gran parte conosce l’identità dello stalker ma poche riescono a dimostrarlo in tribunale e la tecnologia del gps, oltre a proteggere, potrebbe costituire un efficace mezzo di prova. Nel Massachusetts una legge la impone a chi trasgredisce l’ordine di tenersi lontano dai luoghi frequentati dalla vittima e in modo analogo hanno legiferato altri Stati. Secondo fonti citate dal New York Times, sono circa cinquemila i molestatori violenti e recidivi tracciati elettronicamente in tutto il Paese, non senza difficoltà per la mancanza di fondi necessari alla formazione di giudici e poliziotti.

Loredana Lutta

01/03/2010