Sicurezza, investire paga

È passato in tv un film Usa: la storia di un uomo di colore che sconta due lunghe condanne in un carcere duro dove però incontra un “fratello” divenuto saggio che lo redime e lo convince a uscire dal crimine. Fuori dalla prigione l’uomo s’imbatte in un figlio risucchiato a sua volta dalla guerra per bande, dall’odio tra neri. Il giovane vorrebbe riavere il genitore a capo del clan, ma il vecchio padre saprà resistere; l’idea di tornare dietro le sbarre per sempre lo terrorizza, il profumo dell’aria lo trasforma e cerca la via della salvezza. Scellerato sarà il figlio ad ucciderlo, ma poi anch’egli saprà redimersi. Una storia edificante con ambizioni di essere anche esemplare e con un fondo di straordinaria attualità: il crimine non paga, chi sbaglia, chi rifiuta le regole non ha scampo, le pene inflitte vengono scontate là dove i doveri sono un peso quasi insopportabile e i diritti ridotti al minimo.
Dunque, si diffonde la convinzione che la società si libera di tanti sociologismi e affronta con strumenti affinati e penetranti la guerra al crimine affermando la supremazia delle leggi e la loro rigorosa applicazione. Da noi questo tema viene riassunto nella formula “certezza della pena”, un tema che s’intreccia con il dibattito sulla sicurezza e con i mezzi più idonei per assicurarla. Nuovi sistemi di controllo del territorio, leggi più stringenti e meno soggette ad essere interpretate, forme investigative aggiornate e in stretta relazione con la rete planetaria della sicurezza e dell’anticrimine cominciano a incidere davvero anche sulle statistiche.Anche là dove la “paura” della violenza, del crimine, specie di quello organizzato per cosche o clan, dell’aggressione del “diverso” resta diffusa e incide profondamente nella vita quotidiana, anche in quei territori si fa strada la realtà, la constatazione statistica, dunque empiricamente aggiornata, che la lotta al crimine nelle sue diverse dimensioni e strutture va conquistando significativi successi.
Negli Stati Uniti, nelle metropoli americane, non è più vera l’equazione secondo la quale (e per anni vi si sono appoggiati studiosi ed esperti di ogni tendenza) a periodi di crisi economica – come quello tuttora in atto – corrisponde una deflagrazione del crimine, un’impennata dei delitti. Ora si constata che semmai è vero il contrario: rapine, stupri, furti, aggressioni violente e omicidi di varia natura risultano in netto calo. E non perché il mondo è diventato più buono e i cattivi si sono redenti come nel nostro film. Ma perché la risposta complessiva di contrasto è forte e vigorosa. E la certezza della pena resta un formidabile deterrente anche per i più recidivi tra i delinquenti.

01/02/2010