Antonella Ferraro

A braccia aperte

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Rassicuranti e pazienti. Pronti a mettersi nei panni dell’altro. A Firenze un corso di perfezionamento post-laurea per i poliziotti a contatto con le vittime

Come parlare nel modo giusto con le vittime dei reati, come rispondere al 113 o a chi si presenta per sporgere denuncia ma anche come interrogare i sospetti. Sono questi gli obiettivi del corso di perfezionamento post-laurea che si è concluso a dicembre alla questura di Firenze. Gli allievi tornati sui banchi sono 44 poliziotti laureati e il corso (intitolato “Aspetti psicologici nella raccolta di informazioni testimoniali e nella comunicazione”) è stato organizzato in collaborazione con la facoltà di psicologia dell’Università di Firenze. La mente di questo nuovo progetto, primo del genere in Italia, è il questore Francesco Tagliente che racchiude in una sola frase il senso di questo percorso di formazione: «Capire e farsi capire». Specializzarsi frequentando questo corso serve a raccogliere ma anche a dare informazioni. E dare informazioni significa una cosa sola, spiega: «Aumentare la sicurezza percepita dai cittadini. Se i reati calano ma i cittadini non si sentono sicuri allora siamo solo a metà dell’opera. Quando un cittadino si rivolge alle forze dell’ordine e trova qualcuno capace di dialogare nel modo migliore lo aiutiamo a sentirsi più sicuro».
Il criminologo Francesco Bruno, uno dei docenti del corso, lo spiega così: «Da bambino quando percepisci il pericolo? Quando ti rendi conto di essere da solo. È lo stesso anche per il cittadino quando entra in un commissariato di polizia per fare una denuncia. Per rassicurarlo deve sentirsi a casa sua, deve essere accolto come una persona che fa il suo dovere di cittadino. La polizia, in quel momento, rappresenta lo Stato. E il primo passo per affermare la sicurezza parte proprio da lì, dal modo in cui si riceve la denuncia». ... ...


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01/01/2010