Annapaola Palagi

Falsissimi

Borse, scarpe, giocattoli, ma anche generi alimentari e medicinali. Non c’è merce che produttori disonesti e criminalità organizzata non abbiano provato a contraffare

Si falsifica di tutto: dai giocattoli ai software per i computer, dalle scarpe agli orologi, dai prodotti alimentari ai farmaci. E il legame tra contraffazione e crimine organizzato è sempre più forte, come sostiene l’ultimo rapporto (dicembre 2007) delle Nazioni Unite sull’argomento. “Il crimine organizzato gestisce una porzione significativa del traffico di prodotti contraffatti” si legge nel rapporto in cui si sostiene anche che “le strutture create per la produzione di beni di massa contraffatti hanno le stesse caratteristiche delle catene di produzione delle imprese legali. I falsari possiedono tecnologie molto sofisticate per la precisa riproduzione di beni e utilizzano le stesse rotte dei traffici illeciti di armi, droga e esseri umani”. La contraffazione è diventata quindi una vera e propria attività criminale che attraversa i confini nazionali per espandersi in tutto il mondo e di cui si sono notevolmente affinate le fasi di produzione e distribuzione. La produzione avviene per lo più nei Paesi orientali. La Cina sembra essere il primo produttore: da qui deriva secondo il Rapporto Italia 2008 di Eurispes il 79 % del materiale contraffatto, poi si passa al trasporto in Europa, allo stoccaggio e alla distribuzione. Solo in Italia il mercato dei beni falsi fattura dai 3 ai 5 miliardi di euro l’anno e negli ultimi 10 anni ha portato alla perdita di circa 40mila posti di lavoro, secondo i dati dell’Ufficio italiano brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo economico.
Al di là dei danni economici che possono derivare al nostro Paese, i prodotti contraffatti in molti, moltissimi casi possono anche trasformarsi in un grave pericolo per la sicurezza e la salute dei consumatori, nella maggior parte dei casi ignari dei rischi che corrono. Chi decide infatti di mettere sul mercato questi prodotti falsi, come non rispetta le leggi sulla proprietà e l’utilizzo di marchi, così non rispetta neanche le norme che ne regolano la produzione: né in materia di sicurezza del lavoro, per chi li produce, né di sicurezza del prodotto, per chi lo consuma. Per trarre il massimo profitto, i criminali che si dedicano a questo mercato nero non si fanno certo scrupoli ad utilizzare materiali di qualità scadente e a volte pericolosi per la salute. Bisogna distinguere. Per esempio, i falsi musicali o audiovisivi (dvd, cd, film, mp3), ma anche i software per i computer, pur alimentando in modo consistente il mercato della contraffazione e i proventi della criminalità organizzata, tuttavia non producono gravi effetti su chi li compra. Ci sono invece molti altri prodotti che, promettendo un acquisto a basso costo, mettono a rischio la salute e la sicurezza dei consumatori.
Comprare un capo contraffatto può trasformarsi pertanto da un “innocente” sfizio illegale, che ha un impatto “sostenibile” sulle nostre tasche, in un pericoloso investimento. Dalla Cina, si legge sul rapporto di Eurispes, giungono capi di abbigliamento nocivi per la salute: contengono dosi eccessive di formaldeide o coloranti per tessuti che possono provocare reazioni allergiche anche gravi; ancora, scarpe lavorate con il cromo esavalente, che si è rivelato una sostanza cancerogena. Lo stesso vale per gli occhiali da sole “firmati” che in realtà vengono realizzati con lenti che non proteggono in alcun modo gli occhi dai raggi nocivi del sole e non rispondono quindi agli standard di sicurezza previsti dalle norme in materia.
Cresce il commercio di falsi prodotti per l’igiene personale o della casa e di generi alimentari contenenti spesso sostanze dannose per la salute. Per quanto riguarda la catena alimentare molto spesso vengono spacciati per cibi Made in Italy pomodori, mozzarelle, olio extravergine – e altri prodotti ... ...


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01/11/2009