Lampi d’acciaio

Da sempre e a qualsiasi latitudine l’uomo si è difeso, ha cacciato e anche ucciso il suo simile servendosi di una lama. Dapprima rudimentale, ricavata da roccia dura e affilata, poi di ferro e di acciaio. Anche dopo l’invenzione di strumenti infinitamente più sofisticati e aggressivi l’arma bianca resta una costante. Muta e si aggiorna a seconda delle fasi storiche. Così il coltello – meglio dire la lama – resta un elemento importante della nostra cultura. In pace e in guerra. E oggi? Da noi e tra i giovani? E nelle vene della criminalità? Per dare risposte documentate, Poliziamoderna ha realizzato un’inchiesta articolata, entrando in profondità nel variegato mondo delle “armi da taglio”: dal coltello da cucina facilmente trasformabile in arma letale al serramanico ormai non più simbolo solo di duelli rusticani, tradimenti e gelosia.
Leggi e regolamenti ci sono. Ma la cronaca nera di tutti i giorni offre infiniti spunti che rimandano a una rilettura critica delle norme esistenti. E l’esperienza ci insegna che spesso non sono sufficienti a ricondurre certi fenomeni nei loro limiti fisiologici. Specie oggi sul fronte della nuova cultura della violenza diffusa che attinge alla detenzione, al porto e all’uso delle armi bianche. Statistiche e osservazioni analitiche ci dicono che stiamo andando verso una stagione nella quale la violenza, diretta e brutale, va espandendosi. Una violenza che talvolta si nutre della paura di essere aggrediti e talaltra fa propri comportamenti aggressivi mediati da cinema, tv e videogiochi che diventano mode e modi di concepire i rapporti interpersonali e dunque modi di vivere. Così il lampeggiare delle lame tra giovanissimi e per futili motivi è entrato di prepotenza nel quotidiano della cronaca nera.
Il bullismo, tragica attualità contro la quale la scuola ha imposto un severo giro di vite ridando valore al voto in condotta, sforna episodi che lasciano allibiti proprio per la sproporzione tra gesto brutale e conseguenze, tra la sfida e gli esiti che produce. E la malavita non è da meno: usa le armi da fuoco nei casi estremi e affida al coltello il messaggio del rischio che incontra chi disubbidisce. Così la lama parla ancora e sempre linguaggi di morte.
Su questa sequenza di lampi d’acciaio il professor Giovanni Bollea, autorità mondiale in materia, consegna ai lettori di Poliziamoderna un micro saggio da meditare al cui centro lo studioso colloca “il controllo di sé e la sua perdita”. Ecco perché il luccichio abbagliante delle lame acceca così spesso l’uso della ragione. Un luccichio che noi dobbiamo spegnere.

01/08/2009