Leonardo Gorra

Ripartire dalle vittime

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Corsi di formazione professionale per dare risposte alle aspettative di chi ha subìto un reato, ma anche alle esigenze investigative degli operatori delle forze dell’ordine

Il programma formativo del personale delle forze di polizia, coordinato dalla Direzione centrale della polizia criminale, si arricchisce dei valori propri di un approccio culturale che comprende anche la vittimologia. Si sta completando infatti la programmazione dei corsi grazie ai quali si trasferiscono nel bagaglio professionale degli appartenenti alle forze dell’ordine quelle sensibilità e quelle competenze che le vittime di un reato, specie di un crimine violento, hanno bisogno di trovare negli operatori con cui entrano in contatto.
Nel ruolo di insegnanti, gli appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri e alla Guardia di Finanza avranno i colleghi che hanno frequentato, a cavallo fra 2008 e 2009, i corsi di formazione che hanno rappresentato il momento culminante del progetto A.Vi.Cri. (Attention for Victims of Crime), incardinato nell’Ufficio affari generali della Dcpc.
Il progetto è nato dall’esigenza di una riflessione a più voci sugli aspetti scientifici e sui risvolti tecnico-operativi nel campo della vittimologia ed è stato pensato con una visione estremamente pragmatica: dare risposta alle esigenze e alle aspettative proprie delle vittime di un reato, specialmente se di natura violenta; e, simmetricamente, dare risposta anche alla formazione e alle capacità di quegli appartenenti alle forze di polizia il cui lavoro li porta a contatto con le vittime di violenza: «Nei nostri corsi di formazione apprendiamo le nozioni base di pronto soccorso medico: ci insegnano cosa fare e cosa non fare in presenza di un ferito. È giusto che ci vengano insegnati anche i corretti comportamenti di pronto soccorso psicologico. Il rischio di fare danni è molto alto». È una delle analisi alla base delle attese degli operatori.
Non solo. Un approccio che sia rispettoso dei bisogni delle vittime vale sì come atto di dovuta solidarietà umana, ma possiede anche una grande importanza pratica: spesso infatti è l’unico mezzo con cui gli investigatori riescono a salvaguardare il patrimonio di notizie utili all’indagine, posseduto esclusivamente dalle vittime, patrimonio che un comportamento sbagliato rischia di mandare perso.
Questo delle ricadute positive prodotte da una nuova sensibilità e una più completa professionalità è una delle ragioni a cui il progetto si è ispirato sia nella fase di costruzione del modello formativo sia nella prospettiva della migliore applicazione pratica dei saperi acquisiti. Uno dei principi guida teorici del progetto è: aver a che fare con un operatore di polizia che conosca e applichi i principi della vittimologia non è un surplus umanitario ma un diritto della vittima. E per l’istituzione, a parte il guadagno professionale che ne ricava, è un dovere fornirlo.
Responsabile scientifico del Progetto A.Vi.Cri. la facoltà di Psicologia 2 dell’Università di Roma “La Sapienza” (i professori Anna Maria Giannini e Gian Vittorio Caprara), che ha lavorato in collaborazione con partner nazionali (altre Università, ministero dell’Interno-Dipartimento della pubblica sicurezza, gruppo interforze formato da Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza, enti locali e associazioni di solidarietà e di tutela delle donne) e internazionali.
Per due giorni, a marzo, accademici di varie discipline ed esperti interforze si sono dati appuntamento nella Scuola di perfezionamento per le forze di polizia di Roma per fare il bilancio del progetto, mettere a confronto esperienze e prospettive e soprattutto verificare le linee guida lungo le quali far crescere la futura formazione “a cascata”. L’aspetto più importante dell’iniziativa, infatti, è proprio la codificazione in moduli didattici, teorici e pratici, facilmente riproponibili. Un aspetto, questo, che assicura al ... ...


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01/05/2009