Antonio Manganelli

Impegno comune

C’è più sicurezza, insieme. È la chiave che abbiamo scelto, in occasione del 157° anniversario della Polizia di Stato, per riaffermare, in modo sintetico ed efficace, il concetto che sta alla base della complessa azione dispiegata da tutti gli operatori di polizia per aumentare il grado di sicurezza, reale e percepita, dei cittadini. Insieme è l’avverbio che dà il senso di unione, di associazione e aiuto reciproco, di somma dei valori e dell’impegno comune. In una parola, oggi e sempre, la nostra quotidiana battaglia contro chiunque attenti alla sicurezza dei cittadini e dello Stato si vince soltanto insieme: uniti a fare squadra, a fare rete, ciascuno secondo ruoli, responsabilità, capacità.
E per dare forma e forza al messaggio che abbiamo lanciato voglio cominciare dalla memoria. Infatti, noi abbiamo un esempio preciso da seguire per fare al meglio il nostro lavoro: l’esempio di tanti nostri eroici colleghi, fratelli e sorelle, che hanno sacrificato la loro vita per dedizione al dovere. Anche nell’anno appena trascorso la Polizia di Stato ha avuto le sue vittime. Poliziotti uccisi mentre operavano per aiutare famiglie in difficoltà o morti in azione per contrastare bande di criminali. Ecco, noi sentiamo che loro sono presenti, insieme con noi, nell’attività dispiegata al servizio dei cittadini e delle istituzioni. Con il loro esempio di vicinanza alla gente, spinto al limite del sacrificio, ci indicano la strada.
La strada che dobbiamo percorrere insieme si snoda in un mondo che cambia così rapidamente che proprio noi - Polizia di Stato - ci troviamo a fare i conti, in prima linea, con le trasformazioni geopolitiche del pianeta. Basta por mente alle conseguenze dell’evoluzione globale dell’economia – e della crisi finanziaria correlata che stiamo vivendo – per renderci conto che quanto succede in Paesi magari lontani potrà avere “rimbalzi” pesanti anche da noi. Quando, ad esempio, si parla di flussi migratori, si parla proprio di fenomeni che nascono altrove e portano fino a noi il bene di energie utili alla produzione e al progresso e il male dell’immigrazione clandestina, traffico e sfruttamento di esseri umani, criminalità transfrontaliera, contrabbando, contraffazione.
Allora c’è bisogno di lungimiranza per affrontare le problematiche che presentano risvolti che rischiano di diventare, alla fin fine, problemi di polizia. Perché noi siamo pronti ad affrontare tutti i veri problemi di polizia di sicurezza, di prevenzione, di polizia investigativa e giudiziaria. Ma siamo al contempo coscienti che non possiamo risolvere da soli le complesse questioni all’origine di certi fenomeni. Tuttavia, noi non ci tiriamo mai indietro: insieme con gli altri protagonisti faremo il nostro dovere.
Di una cosa sono certo e orgoglioso. Anche quest’anno posso presentare un bilancio positivo del Dipartimento della pubblica sicurezza che sintetizza il lavoro, intenso e straordinario, degli operatori della Polizia di Stato. Un lavoro oscuro, ma sempre compiuto con altissimo senso del dovere e una passione e spesso un’abnegazione che ci collocano ai vertici delle istituzioni nelle quali avere fiducia. Ebbene, la criminalità in Italia, declinata nelle sue multiformi espressioni, era andata negli ultimi anni aumentando, anche in conseguenza dell’indulto. Nel 2008, invece, grazie all’impegno delle forze di polizia, la delittuosità è diminuita dell’11,4 % rispetto al 2007, mentre l’attività investigativa e di intelligence ha consentito di aumentare il numero degli autori di reato denunciati e di catturare un maggior numero di grandi latitanti.
Questi risultati sono il frutto del lavoro d’insieme di uomini e donne che non si sono risparmiati, in un contesto nazionale e internazionale caratterizzato da questioni di fondo che – occorre franchezza nel dirlo – attendono soluzioni efficaci. Una su tutte: la certezza della pena. Negli ultimi anni abbiamo spesso sfiorato l’indulto quotidiano. È amaro constatare che siamo andati avanti con la quasi certezza che il potere punitivo dello Stato sarebbe risultato alla fine solo virtuale. Invece, ribadisco che una pena limitata ma tempestiva e scontata per intero è molto più efficace di una pena pesantissima che non arriva mai. Anche per quanto riguarda gli stranieri, va detto con forza che quelli regolari sono una risorsa, ma gli irregolari no. In Italia i clandestini arrivano a commettere il 30% dei reati e in certe zone il 70%. Dunque, solo contrastando l’ingresso di quanti rifiutano l’integrazione e importano l’illegalità e allontanando chi è entrato con queste intenzioni, potremo contribuire ad attenuare quella percezione di insicurezza che attraversa aree significative del Paese.
In realtà, su questi e altri temi molto negli ultimi tempi è stato fatto. Insieme. Infatti, Governo e Parlamento, recependo altresì precise indicazioni elaborate da chi ha la responsabilità della pubblica sicurezza, hanno introdotto nel nostro ordinamento, anche con interventi d’urgenza, disposizioni volte a realizzare un quadro normativo più efficiente per combattere l’illegalità. Ovvero norme per assicurare certezza della pena, controllo del territorio, sicurezza urbana e per contrastare l’immigrazione clandestina e la criminalità organizzata. Nonché norme per aumentare la sicurezza della circolazione stradale, per perseguire i delitti informatici, per operare con più efficacia contro gli autori di violenze sessuali e atti persecutori.
A livello internazionale, sulla base di accordi bilaterali e multilaterali, insieme con la Ue, gli Usa e decine di altri Paesi interessati, ad esempio dei Balcani, dell’Africa e del Mediterraneo, potremo affrontare meglio attrezzati la criminalità transnazionale, il traffico di esseri umani, di droga, di armi e il terrorismo: tutti fenomeni spesso interconnessi.
A livello nazionale, la logica che deve prevalere ha nomi precisi: sicurezza condivisa e partecipata, sicurezza civica. Precise strategie che puntano al partenariato tra lo Stato e le sue forze di polizia, uniti in uno sforzo comune con enti locali, sindacati, associazioni di categoria e di volontariato. Ma anche a stabilire un rapporto di costruttiva complicità e compartecipazione con i cittadini. Insieme si possono raggiungere importanti risultati. In primo luogo, ridurre il senso d’insicurezza, che non va ricondotto solo alla paura della criminalità, ma che molto dipende da disagio sociale, degrado diffuso e da forme d’inciviltà che spetta ad altri correggere all’origine. Famiglie e scuola dovranno fare la loro parte. I sindaci, grazie anche ai Patti per la sicurezza varati in molte città, hanno assunto ruoli più precisi nell’opera comune per ripristinare situazioni di civile convivenza. Anche negli stadi si fa strada la volontà di superare il clima di violenza organizzata che tanto dolore ha causato.
In tutte queste realtà, la Polizia di Stato si muove sia per ridurre i reati e fare da scudo contro ogni forma di criminalità sia per realizzare l’obiettivo della rassicurazione dei cittadini e la cura della loro qualità della vita: finalità perseguite con la polizia di prossimità, che si realizza tanto con la presenza costante sul territorio quanto con la capacità di rapportarsi con il cittadino in maniera costruttiva. Con particolare attenzione per le vittime dei reati e le categorie più deboli: donne, anziani, bambini, considerati figure centrali dell’attività di polizia. È questo il nostro bilancio di previsione. La Polizia di Stato impiegherà tutte le sue energie per realizzarlo.

Il Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza
Antonio Manganelli

01/05/2009