Una scelta di vita

Ci sono storie di uomini (qualche volta persino di eroi) che sfuggono all’interesse di giornali e tv, condizionati dal sensazionalismo mediatico. Ce ne sono altre, invece, che troviamo riproposte, magari con straordinaria efficacia, in un libro o in un film. Sono storie “minime” che narrano di grandi eventi quasi invisibili e tuttavia formidabili per l’alto valore umano che racchiudono.
Bene, è nel martoriato Kosovo (e più in generale nella disastrata area dei Balcani) che rintracciamo un contingente di uomini e donne della Polizia di Stato “chiamati” dall’Onu e dall’Ue a svolgere la delicatissima funzione di riportare prima la dimensione umana e poi la convivenza civile in zone che hanno conosciuto gli orrori degli scontri etnici. Una trentina di operatori di polizia che oggi “festeggiano” i dieci anni di una lunga e complessa missione. In questo periodo, ad avvicendarsi in tanti e diversi incarichi nell’ambito di questo mandato internazionale, sono stati 318 poliziotti e ciascuno ha contribuito con il proprio impegno, sacrificio e professionalità alla conquista di un riconoscimento mai attribuito prima dalle Nazioni Unite: una medaglia di bronzo alla bandiera.
Storie solo all’apparenza di routine per gente che ha scelto per vocazione il sacrificio per gli altri in nome di ideali forti. Storie certo lontane dal clamore degli applausi. Eppure vicende umane vissute in luoghi remoti, talvolta apertamente ostili, in nome di una fratellanza universale che ha come missione unica e suprema quella di riportare la pace là dove il vessillo dell’ umanità è stato strappato. E dove, comunque, la convivenza tra le diverse etnie è contrassegnata da rancori incancellabili. Lì i compiti assegnati ai poliziotti italiani spesso non corrispondono al grado effettivo di ciascuno e dunque può darsi che un ispettore sia chiamato a rivestire un incarico di vertice nel controllo delle frontiere. I casi come questo sono tanti, con un denominatore comune: è l’eccellenza professionale a indirizzare la scelta degli incarichi.
Quelle che leggerete sono vicende individuali di colleghi chiamati a dare il proprio contributo in un contesto internazionale che si colloca in un’area ad altissimo rischio. I nostri “eroi quotidiani” qui offrono impegno, esperienza, metodi, cultura della sicurezza. Incontrando spesso ostilità. Ma anche per questo si apprezza la loro missione. Forse non li vedremo nei tg, ma sono già nel cuore di tutti noi.

01/03/2009