Il sigillo invisibile

Un pennellino, una polverina magica ed ecco il “sigillo invisibile”: l’impronta ci appare con evidenza fin nei minimi dettagli. È un’immagine simbolo quella che abbiamo scelto per la copertina di questo numero. Con suggestione ma anche con rigore ci mostra una delle fasi della complessa ricerca della verità su un delitto. È la Polizia Scientifica che scende in campo accanto agli investigatori, quelli che raccolgono e ridisegnano tutte le trame nascoste di un delitto e puntano all’identificazione dei responsabili. L’impetuoso sviluppo della ricerca scientifica e delle sue applicazioni produce “ricadute” continue sulla diagnostica medica e, di conseguenza, anche sulle investigazioni di polizia. Il ventaglio delle piste possibili e percorribili si allarga e si affina. Aumentano le probabilità di svelare i rebus più complicati. Il grande salto è avvenuto verso la fine degli Anni Novanta con la moltiplicazione delle frecce nella faretra di chi indaga. Ma ogni indagine deve portare le sue prove sul difficile banco della verifica processuale. È durante il dibattimento, come prevede il codice di procedura penale entrato in vigore nell’89, che si forma la prova nel diretto contraddittorio tra accusa e difesa. Fino a pochi anni fa testimoni, intercettazioni e il rilevamento di tracce di ogni genere rappresentavano il bagaglio probatorio, sorrette dal lavoro di investigazione che da sempre rappresenta la base indispensabile su cui poggiare tutto il resto.
Dunque, accanto al fiuto del poliziotto che conosce il contesto del delitto, sa vagliare e scegliere le “piste” da percorrere e sa riconoscere i depistaggi, oggi la sua “cassetta degli attrezzi” si arricchisce di nuovi strumenti: la combinazione dell’intelligenza investigativa con i risultati provenienti dai laboratori offre un “prodotto” capace di affrontare la “prova del nove” del dibattimento e del giudizio. Se dunque normalmente il lavoro della Scientifica si affianca (diventandone un prezioso alleato) a quello dell’investigatore, è quando il rapporto tra vittima e carnefice è del tutto labile ed evanescente che l’apporto della Scientifica può rivelarsi decisivo. Come nei casi di violenza carnale, di omicidi nei quali il rapporto tra la vittima e l’assassino è occasionale, non riconducibile a precisi contesti. Ecco, soprattutto in questi casi, un capello, un frammento di tessuto, una labile impronta digitale consentono, tramite l’utilizzo di banche dati, di identificare un soggetto che altrimenti l’investigatore avrebbe avuto difficoltà ad individuare. È la freccia che centra un bersaglio, altrimenti irraggiungibile. Il sigillo invisibile, così, ci porta al colpevole.
01/11/2008