Sicurezza, insieme

L’editoriale del Capo della Polizia

Ai primi posti tra i temi di maggiore interesse per i cittadini figura certamente la questione della sicurezza. Sicurezza nella sua accezione più ampia: non solo quella che ci viene descritta dalle statistiche sull’andamento dei reati o dai risultati dell’azione di prevenzione e contrasto, la cui efficacia ha permesso di conseguire importanti successi nella lotta alla criminalità e a tutte le forme di devianza dalla legalità, ma anche come “percezione” di sicurezza, che talvolta risulta condizionata dall’ansia di trovarsi in una apparente situazione di pericolo per sé e per i propri beni.
Con il crescere della consapevolezza di quanto la sicurezza sia fondamentale per il benessere collettivo, si fa strada tra i cittadini la convinzione che essa vada intesa come obiettivo comune da realizzare con il concorso di tutti, nessuno escluso, pur nel rispetto dei diversi ruoli e dei rispettivi livelli di responsabilità.
Alla Polizia di Stato ed alle altre forze dell’ordine spetta quindi l’onore e insieme l’onere della “prima linea”, e a tutti gli altri protagonisti della società civile – istituzioni, enti locali, grandi e piccole imprese, associazioni di categoria e singoli cittadini – il compito di sostenere, in uno spirito di fattiva e mutua collaborazione, i nostri sforzi per l’affermazione della legalità.
Si va infatti sviluppando il concetto di “sicurezza partecipata”, due parole che possono suonare come uno slogan, ma che invece vogliono significare il concreto coinvolgimento di tutti coloro che possono dare un contributo al raggiungimento del bene comune. Ecco perché il partenariato, ovvero la stretta collaborazione con i soggetti di volta in volta interessati a migliorare gli standard di sicurezza in uno specifico contesto (dai treni alle autostrade, dai quartieri disagiati agli stadi di calcio) non si configura solo come l’asse portante di un rapporto equilibrato e condiviso tra istituzioni e società civile, ma rappresenta la carta vincente per l’upgrade delle condizioni di vivibilità del nostro Paese.
Questa grande apertura alla collaborazione ha enormemente arricchito la nostra capacità di risposta operativa: persino là dove i clan criminali praticano l’odioso business dell’estorsione abbiamo sentito alta e forte la voce delle categorie colpite, determinate a spezzare una volta per tutte questa perversa spirale di ricatto e violenza.
La nostra “missione”, che ci porta ad operare tutti i giorni in mezzo alla gente ed al servizio della collettività, è testimoniata dall’impegno profuso su innumerevoli fronti, dalle grandi indagini internazionali ai piccoli (ma non meno importanti) interventi quotidiani per il ripristino della legalità violata, fino ai semplici gesti di attenzione e vicinanza che contribuiscono a restituire serenità ai cittadini e ad infondere in loro fiducia e rispetto nei confronti delle istituzioni.
Negli ultimi anni abbiamo dimostrato la nostra capacità di stare al passo con i tempi di una società in continua evoluzione. Con l’apertura delle frontiere geografiche e di quelle virtuali, si profilano sfide sempre nuove e si aprono inediti scenari che ci impongono di adeguarci in tempo reale a queste epocali trasformazioni per poter fornire le risposte più efficaci ed adeguate alla crescente domanda di sicurezza che si leva dai cittadini.
Oggi più che mai, per svolgere al meglio la loro missione, gli addetti alla “fabbrica della sicurezza” sono chiamati ad un continuo aggiornamento culturale e ad un costante affinamento dei mezzi e dei loro strumenti operativi, nell’ottica di un rinnovamento profondo del modo stesso di concepire la propria identità professionale.
I nostri proficui ed intensi rapporti con le polizie dei Paesi europei, del Mediterraneo e d’Oltreoceano hanno contribuito a rinsaldare la collaborazione su temi e terreni comuni di grande valenza strategica: lotta al terrorismo, alla criminalità transnazionale, al traffico degli stupefacenti ed all’immigrazione clandestina. Il nostro impegno su questo terreno è massimo, perché solo contrastando l’ingresso in Italia di quanti rifiutano l’integrazione ed importano illegalità potremo contribuire ad attenuare quella percezione di paura che attraversa significative aree del nostro Paese.
Sicurezza e tolleranza non sono fattori tra loro inconciliabili, ma requisiti entrambi essenziali per accrescere la coesione sociale, stimolare lo sviluppo economico e migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini.
Alle donne e agli uomini della Polizia di Stato, nell’occasione dell’anniversario della fondazione, va riconosciuto ancor più che in passato un merito straordinario nella battaglia per la legalità. I risultati conseguiti con le indagini sulle organizzazioni criminali in Calabria, in Sicilia e in Campania riflettono un’azione decisa, serrata, instancabile. Molti dei capi storici delle cosche hanno chiuso in manette la loro lunga latitanza, temibilissimi clan sono stati disarticolati, ed anche lo storico asse criminale tra le “famiglie” palermitane e quelle che operano negli Stati Uniti è stato reciso. Dietro a questi successi c’è un enorme lavoro di intelligence e di investigazione che si fonda, più che sull’impiego di sofisticati strumenti tecnologici, sulla straordinaria professionalità e sull’encomiabile spirito di sacrificio del nostro personale.
Come abbiamo visto, negli ultimi anni i compiti delle forze di polizia sono sensibilmente aumentati, con nuove mansioni ed incombenze di ogni genere. A chi dice che la presenza dei poliziotti sulle strade non è sufficiente perché sono troppi quelli impiegati negli uffici, rispondo che il problema è mal posto: ciò che al più presto dobbiamo fare non è togliere i poliziotti dagli uffici, ma trasferire altrove i compiti burocratici che oggi vengono assolti dal nostro personale mentre potrebbero essere affidati ad altri enti ed istituzioni. Basti pensare ai passaporti ed ai permessi di soggiorno, tutte incombenze che gravano in modo pesantissimo sulle questure, assorbendo risorse preziose che sarebbe certamente auspicabile destinare al controllo del territorio.
In ultimo – ma non per ultimo – il valore della memoria. Si dice spesso: «Beato il Paese che non ha bisogno di eroi». Noi, purtroppo, abbiamo pianto molti eroi in divisa, e nel segno della più alta e solenne riconoscenza vogliamo serbarli intatti nel nostro ricordo e nella memoria collettiva. Sono caduti per una battaglia di legalità che siamo orgogliosamente chiamati a continuare. A loro va il nostro primo e più deferente pensiero.

Il Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza
Antonio Manganelli
01/05/2008