Alice Vallerini

Pericolo giocattoli

Gli specialisti della contraffazione prediligono il mercato dei giochi rivolto ai piccoli, con rischi seri per la loro salute. Come difendersi dai falsi, quasi tutti made in China

Astucci e zaini di Dragonball, pupazzi dell’Uomo ragno, robot dei Power Rangers. Straripavano di giocattoli contraffatti i due capannoni scoperti ad ottobre scorso dalle forze dell’ordine vicino Bari: oltre 23 mila i pezzi trovati nei depositi di Modugno e Turi, fabbricati in Cina e ispirati agli eroi dei piccoli. Tutti col marchio (ovviamente falso) di una nota azienda italiana e nessuna garanzia sui coloranti utilizzati e sulla sicurezza per i consumatori. Piena zeppa di giochi non conformi alle norme comunitarie anche la struttura scovata da poco ad Alessandria: stipati in un deposito quasi 510 mila articoli pericolosi destinati ai minori. Recente sequestro di automobiline e bambolotti prodotti illegalmente anche sull’autostrada A1, all’altezza di San Giovanni Valdarno (AR): la Guardia di finanza ha intercettato e immediatamente bloccato un tir con a bordo oltre 80 mila pezzi d’importazione orientale, tra giocattoli e articoli elettronici. Mega-blitz delle forze dell’ordine anche quelli messi a segno a Roma, dove un mese e mezzo fa sono stati trovati oltre 200 mila giocattoli falsi made in China per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro, e a Firenze in un “laboratorio” sono state trovate montagne di peluche privi della marcatura CE e delle prescrizioni tecniche per l’utilizzo.
È un business che non si ferma, quello del gioco contraffatto. Che fa cadere in trappola parenti e genitori dei sempre più esigenti under 14, attirati dalla facilità di poter esaudire il sogno del pargolo con spesa contenuta. Un trend che sotto le festività natalizie fa registrare, come è comprensibile, il suo picco. La Confesercenti ha da tempo messo in allerta le istituzioni: “Un plauso alle forze dell’ordine per le operazioni messe a segno – ha sottolineato il portavoce – è essenziale alzare il tiro in tutto il territorio nazionale per contrastare un fenomeno pericoloso per la vita dei bambini e gravemente distorsivo della concorrenza. In vista del Natale serve una campagna di informazione per evitare che la rituale impennata della vendita di giocattoli falsi si trasformi in una mina vagante per la salute dei ragazzi”. La merce contraffatta, spiega a chiare lettere Confesercenti, produce facili e cospicui guadagni per i venditori, a fronte di scarsissime garanzie per l’acquirente. “Una minimoto il cui costo si aggira attorno ai 50 euro può essere venduta a 300, mentre quella a norma sul mercato legale ha un prezzo di mille euro. È sufficiente confrontare queste cifre per comprendere che dietro l’apparente convenienza dei prodotti clandestini si annida una micidiale pericolosità attestata purtroppo da diverse vittime innocenti in Europa ed in Italia”.
Nel Belpaese, si sa, il mercato dei giochi falsi è da tempo in ebollizione: il giro d’affari annuo si aggira sui 30 milioni di euro. Sono per lo più bambole, peluche, automobiline e robot i beni destinati ai minori che si trovano sulle bancarelle degli ambulanti. Merce costruita in tutto e per tutto secondo il design dell’articolo originale, marchio incluso, che vanta fra l’altro prezzi imbattibili; difficile per una mamma non cadere nella trappola dei “nove euro e novanta” e acquistare dal vucumprà anziché nel negozio di quartiere.
Da copione, l’attenzione mediatica sulla scarsa sicurezza di questi prodotti si registra ritualmente poco prima di Natale. Eppure il problema esiste durante tutto l’arco dell’anno. A farne le spese sono i venditori “ufficiali” di giochi (che ultimamente sotto le festività registrano un sensibile calo nel venduto rispetto alle entrate di qualche anno fa), lo Stato (a causa dei ridotti introiti fiscali), ma soprattutto i bimbi: una campagna dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma attesta che il 2,6% dei minori, ricoverati nell’anno 2002-2003 nella struttura sanitaria pediatrica, si è infortunato in incidenti domestici in larga parte causati da giochi, molti dei quali presumibilmente contraffatti. Per impedire che le percentuali dei feriti aumentino, la soluzione è una sola. Comprare giocattoli col marchio CE, la certificazione europea introdotta dalla direttiva n. 378 del 1988 che stabilisce i requisiti di sicurezza per i beni destinati agli under 14. Non basta però uno sguardo sommario alle due piccole e rassicuranti letterine impresse sulla bambola o sul robot che ci si appresta ad acquistare, per tenere alla larga i pericoli. Dai moniti dell’Istituto italiano sicurezza dei giocattoli autorizzato dal ministero dell’Industria, struttura che nel nostro Paese porta avanti le verifiche sulla sicurezza dei giocattoli in commercio, emerge infatti che la presenza del marchio CE in un gioco non rappresenta sempre una garanzia in quanto anche quella sigla può essere riprodotta. Ecco perché il compratore accorto dovrebbe sempre rivolgersi ad esercizi di fiducia, diffidare di beni con prezzi troppo bassi, dei mercatini all’aperto.
È l’Istituto stesso a stilare l’elenco delle prove tecniche che un’azienda seria dovrebbe effettuare per testare la sicurezza dei propri giochi: prima bisognerebbe procedere con la “prova strappo” (occhi e nasi dei peluche devono poter resistere ad una forza di strappo di 10 kg praticata da una tenaglia che simula il morso di un bambino), poi con quella “del fuoco” (test di velocità di propagazione di una fiamma sui giochi in tessuto, per evitare che siano usati materiali che si infiammano rapidamente), cruciali il “test rottura” (sui giocattoli dovrebbe essere lanciato un peso di 1 kg da 10 cm di altezza, per controllare che non si spacchino a normali sollecitazioni), il “test tossicità”, la “prova dell’unghia” su etichette e decalcomanie (fatta per evitare che si stacchino facilmente) e in ultimo la “prova rumore” (verifica il rispetto dei limiti acustici, che non devono superare gli 80 decibel). Tutte procedure elaborate grazie all’apporto fondamentale dell’Istituto italiano sicurezza dei giocattoli, struttura che vigila sulle fattezze dei prodotti destinati all’infanzia fondata nel 1978 e riconosciuta ufficialmente dal ministero dello Sviluppo economico come organismo notificato alla Commissione europea. Vi lavora da anni un team di tecnici, ingegneri e chimici; analizzano e studiano dettagliatamente i diversi articoli per l’infanzia che vengono lanciati sul mercato, anche con l’ausilio di una psicologa che valuta la modalità di interazione dei minori con il gioco in questione durante le varie fasi dello sviluppo infantile. Inutile dire che i prodotti “taroccati”, secondo le statistiche, non rispondono pressoché a nessuno degli standard secondo i quali un gioco andrebbe costruito. Il che, in Italia più che in ogni altro Paese europeo, costituisce un problema serio date le dimensioni del business del falso: gli abitanti dello Stivale sono i primi consumatori di beni contraffatti in Europa e i terzi nel mondo, tanto che il 16% delle persone (per lo più donne tra i 18 e i 34 anni) ha comprato nel corso dell’ultimo anno almeno un articolo falso. Da uno studio realizzato dall’Istituto Piepoli e da Confcommercio sul fenomeno della contraffazione in Italia emerge per altro che nel 62% dei casi gli habituée del “taroccato” non si sentono affatto in colpa dell’acquisto in nero, anzi sono ogni volta ben felici di aver risparmiato denaro. Un atteggiamento definito altamente superficiale da chi conosce il livello qualitativo dei beni esposti sulle bancarelle, da modificare rapidamente soprattutto a fronte della “lista rischi” correlata all’uso della merce falsa, sempre più simile a un bollettino di guerra: la relazione annuale di Rapex (il sistema di allerta rapido dell’Unione europea creato per il monitoraggio dei prodotti pericolosi) parla di sempre frequenti corto circuiti, incendi, ustioni e pericoli di soffocamento legati all’utilizzo di oggetti contraffatti e non sicuri. I giochi per i bambini, neanche a dirlo, guidano la top ten.


Il Decalogo dell’acquisto sicuro
Dieci consigli per comprare giocattoli che non mettano a rischio la salute dei bambini.
1) Comprare i regali in negozi di fiducia, piuttosto che da venditori ambulanti e non autorizzati.
2) Acquistare merce con i marchi di “conformità alle norme europee”: giocattoli sicuri (vedi sopra) Imq (sicurezza per prodotti elettrici) e CE, e che riportino il nome del produttore, importatore o distributore.
3) Non comprare giocattoli per bambini di età inferiore a tre anni che contengono piccole parti, poiché il bambino in questa fascia di età porta in modo spontaneo e naturale tutto alla bocca. Attenti in particolare alle sorpresine di piccole dimensioni.
4) Non comprare giocattoli elettrici con parti che si scaldano per bambini di età inferiore a 8 anni.
5) Non optare per giocattoli con parti appuntite o taglienti o angoli eccessivamente sporgenti; attenzione alle corde o stringhe troppo lunghe.
6) Occhio ai materiali: devono essere molto resistenti, non tossici o facilmente infiammabili.
7) Rumore/suono: per prevenire danni all’udito le norme stabiliscono specifici livelli di rumore producibili dai giocattoli che sono considerati sicuri.
8) Controllare bene l’indicazione dell’età per la quale il gioco è consigliato.
9) Controllare che la confezione sia integra e la merce non difettosa facendo un test prima di lasciare il bimbo a giocarci da solo.
10)Eliminate eventuali sacchetti di plastica che confezionano il giocattolo: possono causare soffocamento.


Medicinali falsi
Il fenomeno dei farmaci contraffatti è in crescita esponenziale: un farmaco su dieci in commercio ha buone possibilità di essere fasullo, privo dei principi attivi o peggio ancora inquinato da sostanze nocive. E può arrivare ad uccidere. Lo attestano le cronache degli ultimi dieci anni. Dalle 2.500 persone stroncate in Nigeria da una meningite subentrata dopo l’inoculazione di vaccini contraffatti, ai trenta bambini uccisi in India per uno sciroppo per la tosse che conteneva antigelo al posto del paracetamolo, al recente decesso di una donna in Argentina che aveva assunto un anti-anemico falso. Per cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) chiama a raccolta a Lisbona dal 10 al 14 dicembre la task force internazionale denominata Impact – International medical products anti-counterfeiting taskforce – di cui fanno parte organizzazioni, istituzioni, industrie, associazioni di categoria che, a vario titolo, operano nel settore farmaceutico per stabilire delle linee guida di contrasto comuni contro il dilagare di questa nuova epidemia di tossicità. Una minaccia alla salute mondiale: il problema, infatti, non è più circoscritto alle vendite nei Paesi in via di sviluppo ma si è diffuso anche nelle reti di vendita del Vecchio Continente e del Nord America, che fino ad oggi erano ritenute pressoché garantite. Come dimostra lo scandalo scoppiato a fine settembre degli antitumorali illegali importati in Germania con la compiacenza di un centinaio di farmacisti tedeschi, i recentissimi sequestri di statine contraffatte nelle farmacie del Regno Unito, così come il traffico di falso Viagra da due milioni di sterline annue di cui è stato scoperto l’epicentro a Londra. In cima alla top ten dei produttori della “pozione tossica” figura la Cina, tallonata dall’India (entrambe anche i più grandi bacini di consumatori), Russia e Ucraina, a seguire Perù, Colombia, Messico. Per tutti, Internet vale quale rete di distribuzione per eccellenza.
La commercializzazione on line arriva ovunque senza rischi di esposizione: prodotti non tracciabili, ditte senza sedi legali, merce che viaggia in migliaia di minuscoli pacchetti per arrivare tramite posta direttamente nelle mani del portiere di casa nostra. Tradotto in “quasi impossibile controllare”. Solo una quota residua di questi preparati passa i confini dell’Asia nelle valigie di sedicenti medici immigrati cinesi o indiani per andare a rimpolpare gli scaffali dei loro ambulatori abusivi all’estero.
Cristiano Morabito
01/12/2007