a cura di Anacleto Flori

Lo scrigno della memoria

Roma. Da alcune settimane, e fino al gennaio 2008, i tanti visitatori del Museo delle auto della polizia possono ammirare, oltre alle celebrate vetture della polizia italiana, come l’Alfa Romeo 1900 nera del 1958 e la Ferrari 250 GTE del maresciallo Spatafora che, agli inizi degli Anni ’60, combatteva il crimine sulle strade di Roma, anche alcuni mezzi in uso alla polizia belga, tra cui una Porsche 911 LE, usata negli Anni ’70 lungo le autostrade, una Volkswagen Coccinelle 1300 (il nostro Maggiolino) e una moto Harley-Davidson 1200 Electra-Glide utilizzata dalla polizia stradale belga. L’esposizione rientra nel gemellaggio tra il Museo delle auto della polizia (www.museoautopolizia.it) e il Service historique de la police belge la cui cerimonia inaugurale ha avuto luogo lo scorso 23 ottobre. A fare gli onori di casa ci ha pensato Roberto Sgalla, direttore dell’Ufficio relazioni esterne e cerimoniale del Dipartimento della ps che nel consegnare la targa ricordo a Benoit Mihail, direttore del Service historique, ha sottolineato come il gemellaggio tra le due polizie rafforzi la necessaria collaborazione nel contrasto alla criminalità transnazionale, auspicando la costruzione in tutti i Paesi europei di una vera e propria rete di strutture museali dedicate alla polizia. Poi a prendere la parola sono stati i due capi della Polizia: quello belga Fernand Koekelberg ha ringraziato per la bella iniziativa che contribuisce a mantenere vive e valorizzare le tradizioni, mentre Antonio Manganelli ha ricordato come il Museo “... rappresenta una sorta di scrigno della nostra memoria, dove conservare le cose più belle: qui non ci sono solo auto e oggetti, ma anche valori, tradizioni, alcuni frammenti significativi della nostra vita. In queste sale scorrono i sogni, gli entusiasmi e le speranze di tutti quei poliziotti che ci hanno preceduto e di cui dobbiamo preservare il ricordo. E oggi, grazie a questo gemellaggio, incontriamo anche la memoria di un altro Paese e di un’altra polizia, cementando quell’amicizia e quella collaborazione assolutamente fondamentale nel nostro lavoro, perché alla fine i poliziotti lavorano con le stesse identiche modalità in Italia come in Belgio e sono in grado di parlare un unico linguaggio, anche senza bisogno di interpreti”.

Ali spezzate
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01/11/2007