Edda Lavezzini Stagno

Intramontabile Gigi

A tu per tu con Proietti, il grande mattatore. Dopo 40 anni di successi il pubblico continua a incoronarlo re dello spettacolo italiano

Questo sessantasettenne romano è proprio simpatico. Ed è un uomo semplice, dolcissimo, specialmente quando parla della moglie Sagitta, una svedese dal nome che in latino vuole dire freccia; e certo a suo tempo deve averlo scoccato come si deve il dardo d’amore – la svedesina – se Gigi Proietti quel nome lo pronuncia ancora con un tono così riverente.
Proietti ha già celebrato quarant’anni di attività artistica. L’hanno definito l’ultimo della scuola dei mattatori italiani. Un grande, grandissimo attore, capace di ballare, cantare, comporre, recitare Shakespeare o gli spot del caffè, far ridere e commuovere. Il pubblico e i colleghi lo amano, tutti rimangono sorpresi dalla sua straordinaria umanità. Vulcanico, poliedrico, eclettico, da professionista esemplare Gigi non è mai pago: il troppo talento lo induce spesso al dubbio, al timore. Eppure non ha mai deluso. Dal suo castello di mestiere ha saputo anche commuoverci, ma alla maggior parte di noi ha profuso allegria. Gigi dell’allegria, delle storielle comiche, delle tirate, dei lazzi, dei frizzi. Bravura da vendere. Lo abbiamo raggiunto sulla Cassia, dove abita in una bella casa circondata da fiori e piante, che ci ha aperto con grande ospitalità.
Quanta cura dedica al giardino?
Ogni tanto viene un giardiniere che si occupa di questi seimila metri. In primavera ci sono le rose, è meraviglioso, è tutto un fiorire; adesso sono gli alberi ad essere protagonisti con tutti i colori rossi e gialli delle loro foglie. Per avere un bel risultato c’è bisogno di cure costanti. Sagitta, mia moglie, dedica al giardinaggio molto del suo tempo.
Un giardino così grande deve essere un bell’aiuto per lei a mantenersi in forma.
La vita dell’attore è molto disordinata. Quando sono impegnato in teatro ho orari che non mi consentono quasi nulla. Se ho un po’ più di tempo faccio palestra leggera e passeggiate tra il mio verde. Cerco soprattutto di mantenere in esercizio la testa, credo che dipenda tutto da lì, e non rinuncio ai miei interessi. Sono fortunato perché faccio un mestiere che ancora mi piace.
Visto che stiamo parlando di forma fisica, quali sono le sue abitudini alimentari?
Sono di famiglia umbra, abituato alla cucina semplice, ma con materie prime molto buone. Amo l’olio più del burro. Mio padre era un patito degli ulivi e mi ha trasmesso questa passione.
Viaggia volentieri?
Sì. Ma voglio avere del tempo, se ho solo 3 o 4 giorni preferisco stare a casa. Uno degli ultimi viaggi che ho fatto con Sagitta è stato a Tunisi. Da diversi anni abbiamo una casa a Ponza, un’isola bella, vicina a Roma, dove passiamo buona parte del tempo libero.
Ama leggere?
Molto. Mi piace comprare i libri nelle librerie vicino a casa, girare, e guardare prima di prendere quelli che mi interessano.
Ha interpretato e tuttora interpreta personaggi in uniforme, sempre dalla parte della giustizia. Qualche volta le è capitato di “stare” – per dovere di copione s’intende – anche dall’altra parte?
Il personaggio in divisa ha sempre occupato molto la mia vita lavorativa. Qualche volta ho fatto anche personaggi diversi, sono stato dalla parte dei cattivi. Ma raramente. Ruoli molto marginali. Comunque nella mia, ahimé, ormai lunga carriera ho fatto un po’ di tutto.
È stato fermato qualche volta per eccesso di velocità o ha avuto qualche incontro spiacevole con la giustizia?
Per eccesso di velocità mai, mi potrebbe capitare, ma lo ritengo difficile perché io cammino veramente piano. Forse sono capitate cose talmente piccole che proprio non le ricordo. Ebbi una vicenda, invece tantissimi anni fa davvero traumatica. Era un momento di grande successo, ero esploso con un musical di Garinei e Giovannini e uscirono delle mie fotografie sui giornali. Mi telefonò a Milano un mio amico avvocato chiedendomi cosa avessi combinato e dicendomi che dovevo venire subito a Roma per una convocazione. Una volta a Roma mi sottoposero addirittura a un confronto all’americana e io continuavo a non capire. Poi scoprii che avevo un sosia che tre anni prima aveva truffato due persone. Il giudice si rese immediatamente conto dell’equivoco e la cosa finì subito. Ma fu un’esperienza proprio brutta.
Stando dalla parte del cittadino cosa vorrebbe in più dalla polizia?
Ma non so, forse vorrei che la polizia avesse più risorse per fare sentire il cittadino un po’ più tranquillo. Io ho avuto diversi furti in casa, uno anche recente.
È chiaro che non posso pretendere di avere un controllo davanti al mio cancello, ma forse ci vorrebbe un servizio più efficiente, intendo dire più mezzi a disposizione, e più uomini. Ma credo che questo non dipenda dalla polizia ma da qualcuno più in alto.
Se dovesse ringraziare questi ragazzi in divisa per che cosa li ringrazierebbe?
Ma guardi per tutto, per il fatto che mettono una vita al servizio della collettività.
Vogliamo parlare della vicenda del Teatro Brancaccio dalla quale è uscito con molta classe?
L’episodio Brancaccio. Che devo dire. Io me ne sono andato perché costretto ad andarmene. Era scaduto il contratto e la proprietà mi ha detto “Lei vada via”. Davo fastidio per un motivo semplicissimo: il teatro andava bene. Ero riuscito a centrare una formula che metteva insieme l’intrattenimento popolare e la qualità degli spettacoli. Stavo perfezionando il cartellone. Avevo contattato le compagnie, ma non riuscivo a chiudere contrattualmente perché non sapevo se sarei rimasto.
Ora si occuperà del Gran Teatro?
No, è troppo grande. Lì farò il mio spettacolo, andrò in scena alla fine di dicembre con Di nuovo buonasera.


Una vita per lo spettacolo
La sua comicità, i suoi spettacoli-fiume, i suoi personaggi, le sue macchiette “petroliniane”; e ancora gli scioglilingua, le canzoni, le irriverenti risate, le parodie, le barzellette mimate: tutto ciò rende Gigi Proietti un genio e un maestro del teatro. Nato a Roma il 2 novembre 1940, Gigi Proietti sente la vocazione per lo spettacolo molto presto. Durante gli anni dell’università, mentre si dedica agli studi in Giurisprudenza, si esibisce con la chitarra nei locali notturni della Capitale e, fin dagli esordi, si divide tra il teatro (recitando talvolta anche nelle cantine, poi arriverà al Teatro Stabile di Roma e dell’Aquila), il cabaret, il gruppo di avanguardia 101, il cinema e la televisione.
I primi successi arrivano nel 1968 quando sostituisce Domenico Modugno nello spettacolo di Garinei e Giovannini Alleluja brava gente accanto a Renato Rascel. Da quel momento in poi ha inizio un susseguirsi di spettacoli di successo.
A me gli occhi please è lo spettacolo-cult nato nel 1976 nel Teatro Tenda di Roma, dove l’istrionico attore traeva oggetti dimenticati – spesso appartenenti al passato, come nel caso della paglietta di Petrolini – da un baule, attribuendo loro la funzione di evocare i temi dello spettacolo. Ricordiamo anche, tra i tanti, Caro Petrolini, Cirano, I sette re di Roma.
Grazie alla fama meritatamente conquistata Gigi Proietti è stato per molti anni direttore artistico del Teatro Brancaccio di Roma, non limitandosi mai ad una pura e burocratica gestione, bensì firmando negli anni anche una serie di regie di pregio, spesso affidate a giovani attori nati dalla sua fucina.
All’inizio della carriera, anche per mantenersi tra una tournée e l’altra, Gigi Proietti si è dedicato al doppiaggio: ha prestato la voce a Gatto Silvestro, in compagnia di Loretta Goggi (Tweety), a Richard Burton, Richard Harris, Marlon Brando, Robert de Niro e Dustin Hoffman. Sua è la voce del famoso grido “Adriana!”, del primo Rocky.
Famose inoltre sono le sue innumerevoli interpretazioni televisive (fiction come Il maresciallo Rocca hanno sbancato l’auditel) e cinematografiche (una su tutte: Febbre da cavallo).
01/11/2007