Cesare Albasi*

Spari fuori controllo

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Partendo dai fatti di cronaca una ricerca scientifica affronta il rapporto tra idoneità psichica e possesso di armi da fuoco

Introduzione
Periodicamente i media riportano con grande risonanza notizie di episodi violenti compiuti, per effetto di disturbi mentali, da soggetti regolarmente autorizzati a detenere o a portare armi da fuoco.
Fra i fatti più noti ricordiamo la strage di cinque persone avvenuta ad Aci Castello (Catania) il 2 maggio 2003, seguita poi dal suicidio del responsabile; il duplice omicidio e suicidio a Milano il 5 maggio 2003, e il triplice omicidio a Bogogno (Novara) il 27 giugno 2005. Nel tempo si sono verificati eventi analoghi ad opera del personale militare o delle forze di polizia: fra i più clamorosi si ricorda una strage a Bagno di Romagna (Forlì-Cesena) nel 1988, un omicidio-suicidio a Turi (Bari) nel 1999 e un duplice omicidio seguito da suicidio a Torino nel 2003.
Episodi che hanno fornito lo spunto per la recente pubblicazione di un’accurata revisione della letteratura scientifica sul problema della valutazione dell’idoneità psichica al maneggio delle armi. Lo studio, intitolato “La valutazione dell’idoneità psichica e dei fattori di rischio nella detenzione del porto di armi da fuoco. Una revisione della letteratura e osservazioni sull’attuale situazione italiana” e pubblicato sul numero di settembre 2006 della rivista specialistica “Psichiatria e psicoterapia” (editore Fioriti) è stato condotto da Carlo Alfredo Clerici, ricercatore di Psicologia generale presso l’Istituto di psicologia della facoltà di Medicina dell’Università statale di Milano. Alla realizzazione della ricerca multidisciplinare hanno inoltre collaborato Laura Veneroni per la parte psicologica e l’avvocato, esperto di diritto amministrativo, Roberto Invernizzi per l’ambito giuridico.
Sono state considerate 47 pubblicazioni apparse su riviste scientifiche internazionali a partire dal 1970, dedicate all’epidemiologia di episodi omicidari e suicidari con armi da fuoco legalmente detenute e all’analisi dei fattori di rischio per gli omicidi e i suicidi ma anche per tutte le altre azioni violente commesse con tali armi.
Le ricerche prese in esame riguardano: gli studi epidemiologici, il ruolo degli eventi stressanti e quello delle condizioni psicopatologiche e della pronta disponibilità di armi da fuoco.
Anche se gli aspetti specifici psichiatrici e psicologici di questo studio sono d’interesse prevalentemente specialistico, alcuni degli aspetti più generali possono riguardare gli operatori della polizia che del problema dei rischi connessi alle armi da fuoco si occupano professionalmente.
Il problema è particolarmente importante in Italia dove alcuni milioni di cittadini detengono un’arma o la utilizzano per scopi ricreativi, sportivi o professionali, compreso il personale delle forze armate, della Polizia di Stato, delle polizie locali e anche degli istituti privati di vigilanza.
La valutazione dell’idoneità sanitaria al maneggio delle armi in ambito civile è ... ...


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01/03/2007