di Maria Tiziana Lemme*

Paese che vai bullo che trovi

Soprusi e violenze commessi e subiti da ragazzini e adolescenti non conoscono frontiere. Lo confermano i dati provenienti dai ricercatori di tutta Europa

Il termine viene dall’anglosassone, lo deriviamo dall’inglese bully. Negli anni Settanta era un fumetto edito anche in Italia, nel quale veniva presentato come un teppistello, ciuffo alla John Travolta di “Grease”.
In Italia bullying lo traduciamo bullismo. In Norvegia e Danimarca, è mobbing mentre in Svezia e Finlandia si aggiunge una consonante, mobbning. In Giappone ha un suono, per noi, giocoso: ijime. Parole diverse per dire delle prepotenze, delle prevaricazioni, delle umiliazioni che si fanno e subiscono bambini e ragazzetti tra i cinque e i diciotto anni in quel perimetro rappresentato da un’aula di scuola e che è uguale a tutte le longitudini. La sociologia, letteratura del comportamento, lo definisce come “una serie di comportamenti che si esplicitano all’interno di un contesto di relazioni in cui i ruoli del bullo e della vittima sono rinforzati per mezzo di azioni di prevaricazione perpetrate nel tempo in modo intenzionale”.
In Italia gli ultimi episodi di cronaca, supportati dal dato secondo il quale il 46% della popolazione scolastica è interessata a manifestazioni di bullismo, hanno indotto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a fargli dire, tra l’altro, nel suo accorato appello: “La prevaricazione è viltà!”. Hanno inoltre spinto alcuni parlamentari ad inserire nel “pacchetto sicurezza” misure urgenti per contrastarne la crescente diffusione.
Qual è, invece, la situazione nel resto dei Paesi d’Europa? Occorre dire anzitutto che le prime analisi sul fenomeno delle prepotenze nelle scuole, iniziarono alla fine degli anni Settanta in Norvegia, quando Dan Olweus coinvolse nelle sue ricerche 130 mila ragazzi di età compresa fra gli otto e i sedici anni. Dalla elaborazione dei dati, emerse che il 15% delle scolaresche di elementari e medie era coinvolto, in maniera più o meno consistente, come bullo o come vittima.
Nel 1990 fu il Regno Unito a concentrarsi sul bullying. Peter Smith e Irene Whitney presero in considerazione un campione meno numeroso di quello norvegese: su 2.623 alunni della scuola elementare, il 27% dichiarò di aver subito prepotenze almeno due volte in un quadrimestre, e almeno una volta a settimana il 10%. I bulli riferirono di aver fatto prepotenze almeno due volte a quadrimestre (il 12%) e una volta a settimana il 4%. Nelle scuole secondarie (inferiori e superiori), gli studenti coinvolti furono 4.135. Di questi, il 10% dichiarò di subire prepotenze (il 4% una volta a settimana); il 6% di aver fatto prepotenze più di due volte nel corso del quadrimestre.
Che cosa passa tra il subire e il fare? A volte un intervento di ortodonzia. Ian McEwan, lo scrittore inglese che nel novembre scorso è stato al centro di un’accusa di plagio, dalla quale è stato scagionato, descriveva con grande maestria il bullo nel 1994, a ridosso quindi delle ricerche di Smith e Whitney, nel racconto Il prepotente: “Si chiamava Barry Tamerlane (…) non era di quelli sempre tutti sporchi (…) aveva genitori gentili e fermi, che non sospettavano nulla (…). Portava gli occhiali e, sulla faccia soffice e rosa, luccicava l’apparecchio dei denti”.
C’è da dire che se dalle ricerche inglesi è emerso che il fenomeno diminuisce circa del 15% all’anno, in Australia è accaduto il contrario. La ricerca di Rigby e Slee del 1991 su 685 ragazzi tra gli 11 e i 16 anni rilevò che uno su dieci subiva prepotenze. La stessa ricerca condotta nel 1997 ma su 25 mila ragazzini riscontrò che un ragazzo su sette subiva sistematicamente prepotenze a scuola. In Giappone, i dati sono altalenanti: se nel 1985 le percentuali erano elevatissime, nel 1993 si sono attenuate al 12,5%. Recentemente sono nuovamente in crescita (il 13 novembre scorso due adolescenti si sono tolti la vita nello stesso giorno a causa di prepotenze subite a scuola).
Il 6° rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza del Telefono azzurro e dell’Eurispes, riporta come in Germania, in particolare nelle città bavaresi di Monaco e Norimberga siano stati registrati, negli ultimi anni, numerosi episodi di bullismo associati a vero e proprio gangsterismo urbano. Nella sola Francia, nel biennio 2001-2002, sono stati 2.387 gli atti di violenza a danno non solo degli alunni ma anche degli insegnanti.
I risultati delle ricerche scientifiche pubblicate nel 2005-2006 sulle principali riviste scientifiche internazionali (Aggressive Behavior, Child Abuse & Neglect) sono piuttosto consistenti. Li riportiamo schematicamente per una visione d’insieme, lasciando la parola ai numeri.
In Turchia (Ankara), uno studio del 2006 avverte che il 35% di ragazzi della scuola media superiore ha subito prepotenze di tipo verbale, il 28% di tipo fisico e il 16% di tipo sessuale.
A Goteborg, in Svezia, su 960 bambini di dieci anni, il 13% delle femmine ha subito prepotenze rispetto all’11,2% dei maschi (anno 2006). Olanda, anno 2005: su 3.000 bambini, 139 sono classificati bulli, 164 vittime, 110 sia bulli che vittime. Stesso Paese l’anno successivo, il 2006: su 1.118 bambini di 18 scuole elementari, il 17,2% dichiara, alla fine dell’anno scolastico, di aver subito prepotenze.
Svizzera, l’anno scorso: su 1.107 adolescenti, l’8,1% viene classificato come vittima, il 12,5% come bullo. Francia, 2006, 116 ragazzi di età compresa tra i 9 e i 12 anni: il 15,5% è vittima, il 12,9% è bullo, il 10,3% è sia vittima che bullo.
Nel 2005 in Finlandia, 1.220 soggetti dai nove ai dodici anni di 16 scuole: il 16% è sistematicamente preso di mira da parte di altri compagni.
Inghilterra, 2005: su 236 soggetti di età compresa fra i 12 e i 15 anni, 30 sono classificati bulli, 38 vittime, 21 sia bulli che vittime.
2006, Germania: su 2.086 studenti, il 12% dichiara di mettere in atto prepotenze, l’11,1% le subisce.
Le nuove tecnologie, se determinano nuove modalità di comunicazione sociale, creano anche ulteriori occasioni per intimidire. Una ricerca pubblicata sul sito www.stotextbullying.com ha evidenziato che il 20% su 770 ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha subito prepotenze via mail, nelle chat e via sms. La Bbc, su news.bbc.co.uk, sottolinea che il 10% dei bambini delle elementari ha ricevuto offese e minacce classificabili come atti di bullismo. Insomma: se prima la vittima, una volta uscita da scuola poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo, adesso è perennemente sotto tiro. E senza la consolazione di un Tvb.
*Redattore de Il Mattino
01/03/2007