Cristiano Morabito

Zona rossa

CONDIVIDI

Protetti da tute scafandrate e maschere antigas, gli specialisti della Scientifica sono pronti a intervenire in caso di attacchi non convenzionali

Tokyo, 20 marzo 1995. Nella metropolitana della città nipponica, all’ora di punta, alcuni membri della setta Aum Shinrikyo (Suprema verità, ndr), agli ordini del santone Shoko Asahara, rilasciano una piccola quantità di Sarin, un gas nervino sviluppato dai nazisti negli anni Venti. Ed è subito strage: 15 morti e più di 5.000 intossicati. Un fatto di cronaca che ha risvegliato nell’opinione pubblica il pensiero del veleno come mezzo di contaminazione, per provocare massacri.
La possibilità che armi non convenzionali di distruzione di massa vengano utilizzate dai terroristi è considerata plausibile da molti cittadini e ancora più rinforzata dopo l’undici settembre, anche se gli esperti non la stimano probabile, almeno non imminente e nel peggiore dei casi, limitata con effetti circoscrivibili. Preoccupa, però, l’attrattiva che queste armi di tipo Nbcr (Nucleare biologico chimico e radioattivo) possono esercitare sui gruppi terroristici, per il fatto che il rilascio di un quantitativo di sostanza anche di piccola entità possa causare danni di proporzioni enormi. Secondo gli studiosi del Centro malattie infettive del Minnesota, perché ci sia una tragedia di dimensioni enormi potrebbe essere sufficiente liberare in un ambiente densamente popolato l’equivalente di una quantità di virus del vaiolo contenuta in una penna a sfera che, tra l’altro, non sarebbe assolutamente rilevabile da nessun tipo di controllo convenzionale.
Anche se uno scenario del genere viene considerato dagli esperti difficilmente verificabile nel breve periodo, si è comunque ritenuto necessario approntare delle difese per circoscrivere un attacco di tipo non convenzionale. A questo scopo sono state istituite delle squadre speciali per la difesa Nbcr. ... ...


Consultazione dell'intero articolo riservata agli abbonati

01/01/2007