Franco Capone*

Strategica Alessandria

CONDIVIDI

Storicamente utilizzata come roccaforte militare, oggi la città piemontese ha raggiunto la tranquillità. Complice la scuola di polizia e i progetti di prevenzione e prossimità della questura

Uno scudo d’argento crociato di rosso e sorretto da due grifoni ed una scritta: Deprimit elatos, levat Alexadria stratos, ovvero “Alessandria umilia i superbi ed esalta gli umili”. È il motto della città, situata nella pianura Padana tra i fiumi Tanaro e Bormida, ai piedi delle colline del basso Monferrato.
Storicamente conosciuta come roccaforte militare, grazie alla sua posizione strategica, Alessandria ha subìto nel corso dei secoli l’attenzione di molti condottieri, trovandosi a volte coinvolta in conflitti che poco la riguardavano. Da Federico Barbarossa a Napoleone la storia della città è costellata di episodi legati più all’arte militare che a speculazioni umanistiche e filosofiche. La Cittadella è uno dei massimi esempi di architettura bellica; costruita nel 1728 da re Vittorio Amedeo II, e ulteriormente allargata nel corso dell’Ottocento, ha uno sviluppo perimetrale di tre chilometri. Sede di molti comandi militari la Cittadella è sempre stata nel ricordo di quanti qui hanno trascorso il servizio di leva. Poi nel 1997 venne chiusa ad ogni iniziativa.
Ad affiancare il ruolo prettamente militare della città, nel 1962 il presidio di polizia situato al quartiere Cristo venne trasformato in scuola per allievi della Polizia di Stato. Una scuola che da oltre quaranta anni continua ad essere fucina per giovani poliziotti, orgogliosa, fra l’altro, di aver annoverato fra gli insegnanti e relatori uomini di legge come Giovanni Falcone, Antonino Caponnetto, Giancarlo Caselli e tanti altri illustri giuristi e storici italiani e stranieri. Oggi la scuola di polizia di Al ...


Consultazione dell'intero articolo riservata agli abbonati

01/08/2006