di Marco Catana

Professione: infiltrato

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Profili dottrinali del poliziotto sottocopertura. La storia, la normativa e le differenze dall’agente provocatore

Professione: infiltrato

Agente infiltrato e agente provocatore sono due figure che spesso vengono considerate uguali, tuttavia ognuna si caratterizza da una specifica attività, talvolta comune e talvolta esclusiva.
Con la denominazione di agente provocatore si identifica colui che istigando, determinando oppure offrendo l’occasione provoca la realizzazione di un reato, al solo fine di poterne catturare i colpevoli e acquisirne le prove.
La condotta dell’agente provocatore può essere di istigazione quando nella sua attività l’agente stimola una volontà psichica già presente nel provocato a commettere il reato, oppure  può assumere la forma della determinazione, quando l’agente chiarisce, determinando nel provocato, l’intenzione di giungere al proposito criminoso.
Ulteriore condotta, può essere quella della partecipazione materiale, quando l’agente pur non avendo istigato o determinato alcuno partecipa comunque alla commissione del reato.
Poiché quasi sempre l’agente provocatore partecipa alla formazione della volontà a delinquere insieme al provocato, la sua attività è difficilmente giustificabile.
Più complessa è l’attività dell’agente infiltrato in una operazione sottocopertura e inizia ancor prima di lavorare attivamente nel campo; è necessaria una copertura biografica con nuovi documenti, sentenze di condanna, fogli di uscita di istituti di pena, preparazione psichica e culturale dell’agente, inoltre è opportuno svolgere una scrupolosa attività di indagine in cui si cercano i canali strutturali dell’organizzazione criminale in cui poter infiltrare l’operatore.
L’ordinamento giuridico disciplina alcune attività riconducibili all’agente inf

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01/11/2005