di Giulia Bertagnolio

La fotografia del pensiero

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Una nuova risonanza magnetica sta svelando sempre più segreti sui meccanismi cerebrali. Il dibattito sulle possibili applicazioni tra fantascienza e privacy

La fotografia  del pensiero

Da dove emerge il nostro senso morale, che succede nella testa quando siamo innamorati, cosa si prova se la lingua assapora un pastoso formaggio francese accompagnato da un calice di prestigio. Oggi è possibile scoprirlo a scansioni di Functional magnetic resonance imaging (Fmri), la nuova tecnica per lo studio del cervello umano che permette di rilevare l’attività cerebrale relativa a diverse situazioni grazie al monitoraggio del flusso sanguigno nell’encefalo: più un’area appare irrorata in un determinato momento, più quella zona della testa si rivela connessa all’azione corrispondente.
Ricercatori e psicologi ne sono certi: il sofisticato scanner della mente, tempo fa usato solo per analizzare l’origine di malattie neurologiche come l’Alzheimer o la dislessia ma ora sfruttato anche per studiare i meccanismi cerebrali di individui sani, ha una enorme gamma di possibili applicazioni. Oltre a integrare le tecniche “standard” usate da sempre per gli studi sul cervello (l’elettroencefalogramma, la magnetoencefalografia, la tomografia a emissione di positroni) l’Fmri potrebbe infatti essere usato per evidenziare i pensieri di cui le persone non sono consapevoli o fungere da macchina della verità per smascherare truffe (gli studi condotti alla Temple University di Filadelfia dimostrano che alle persone che mentono “si illuminano” sempre determinate zone del cervello). Senza contare che risulterebbe utilissimo alle aziende che fanno selezione del personale per far luce sulla vera indole di chi si presenta a un colloquio di lavoro o al settore marketing delle ditte per indagare sui gusti del cliente e indirizzare conseguentemente la produzione. Il neuromarketing non ... ...


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01/11/2005