di Annalisa Bucchieri

Sballati da morire

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Cancro, ischemia, degrado neuronale, infarto: l’altra faccia della droga della superefficienza. A parlare della cocaina-killer è Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano

Sballati da morire

Kate Moss, Paolo Calissano, Lapo Elkann. Dopo le loro storie la bamba esplode mediaticamente: ovunque si parla di cocaboom, di un fenomeno trasversale e in espansione. Quasi di “consumo sociale”. Ma ciò che spaventa più della sua diffusione è che adesso alla parola cocaina si inizia ad associare la parola morte. A spiegare quanto la bianca può essere fatale, il professore Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.
Professor Garattini, in che modo agisce la cocaina?
I suoi effetti sul sistema nervoso centrale sono complessi e solo parzialmente conosciuti. La cocaina, quale che sia la sua via di assunzione: nasale, orale, endovenosa o polmonare (attraverso il fumo, ndr), penetra velocemente nel cervello dove altera la trasmissione neuronale con conseguente aumento della stimolazione dei recettori sensoriali.
Qual è la pericolosa china scesa dal consumatore di “neve”?
All’inizio, nella fase dell’utilizzo sporadico, il soggetto viene in contatto con la sostanza per una somma di curiosità, pressione sociale, molteplicità di esposizione pubblica. Fondamentalmente la motivazione non consiste nel condividere con altri le sensazioni di piacere, ma nella ricerca del benessere individuale. Fino a che l’utilizzo della sostanza resta sporadico il soggetto avverte pochi disturbi, ma in soggetti “deboli” l’uso sporadico diventa presto regolare. Si pensa che questa vulnerabilità sia riconducibile ad alcuni cambiamenti molecolari delle strutture cerebrali.
Il problema consiste nel fatto che l’uso di cocaina porta con sé pericoli ben caratterizzati anche nel breve periodo: come l’intossicazione acuta per sovradosaggio o per esposizione ad agenti tossici utilizzati comunemente nel “mercato nero” per tagliare la sostanza. Naturalmente quando si passa dall’uso regolare alla dipendenza la situazione precipita e il soggetto arriva velocemente a stadi cronici sperimentando il craving, il desiderio incontrollabile di prendere la sostanza. Il craving è lo stadio più pericoloso della dipendenza perché impedisce anche i più seri tentativi di disintossicazione. 
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01/11/2005