Giacomo Mameli*

Addio vecchia Barbagia

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Il banditismo sardo è ormai un lontano ricordo. Oggi a Nuoro c’è tanta voglia di normalità. L’impegno di una società civile giovane e delle forze dell’ordine

Addio vecchia Barbagia

Una volta c’erano i banditi da taglia, wanted in tutt’Italia, Graziano Mesina in testa. Esplodevano le faide. Imperversavano i rapitori di pecore e di uomini, di donne e bambini. Spesso diventavano assassini o tagliatori d’orecchi. La Barbagia diventò così uno degli avamposti più ribollenti d’Italia. Sequestri a catena anche nella Penisola, soprattutto nel Lazio e in Toscana. Gli autori sempre sardi. A Siena ci fu la rivolta degli abitanti: dopo due colpi consecutivi dell’Anonima. In Piazza del Campo, dove si corre il Palio dell’Assunta, comparve la scritta “Rispediteli nel Sàrdistan”. E un milione e mezzo di sardi si sentì umiliato da un manipolo di criminali. E gli emigrati in cerca della terra promessa in Versilia, in Maremma, sulle colline dell’Appennino camminavano a testa china, gli occhi bassi dalla vergogna.

Per stroncare il malessere, ai piedi del Gennargentu, alla fine degli anni ’60 furono fatte sorgere le industrie petrolchimiche. Le definirono col vocabolario della criminalità, “ciminiere antibrigantaggio”. La cronaca era dominata dai domicili coatti e confini, da croci rosse di sangue, conflitti a fuoco. A Osposidda, campagne di Orgosolo, nel gennaio del 1985 fu strage. Cinque morti, quattro sequestratori e un sovrintendente di polizia, Vincenzo Marongiu. E oggi, entrando in questura a Nuoro trovate il suo busto. A fianco un altro ricordo tragico, il bronzo del capitano Francesco Straullu assassinato nell’ottobre ’81 a Roma dai terroristi neri dei Nar. Nei tornanti ... ...


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01/04/2005