Guido Rosi

Da ladro a mecenate

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René Alphonse Van Der Berghe, falsario e trafficante d’arte, ha donato la sua collezione di imitazioni d’autore a un piccolo municipio dell’Andalusia

Da ladro a mecenate

A vederlo tranquillamente seduto al sole, con i capelli e i baffi candidi ben curati, mentre aspira lunghe boccate di fumo sorseggiando un caffè sul lungomare di Malaga come un qualsiasi pensionato, non si direbbe che quest’uomo, precocemente invecchiato, sia stato uno dei più famigerati ladri di opere d’arte del ventesimo secolo, accusato di aver depredato migliaia di preziose opere d’arte da collezioni private e dalle chiese di mezza Europa. Ma anche di aver svolto – grazie agli studi presso la Scuola di belle arti di Bruxelles – una proficua attività di falsificazione di quadri d’autore di ogni epoca e stile. Agiva sempre su scala internazionale. Solo in Spagna, dal 1977 al 1982, commise oltre 60 furti appropriandosi di almeno seimila pezzi pregiati del patrimonio storico nazionale. Il tutto avveniva dietro la facciata di una spregiudicata attività di antiquario e di mercante di pezzi d’arte sacra, che quest’uomo acquistava legalmente per pochi spiccioli da preti e sacrestani compiacenti. All’età di 65 anni, affetto da una serie di acciacchi che ne hanno fiaccato lo spirito ribelle, René Alphonse Van Der Berghe – con alle spalle un bilancio di sette matrimoni e sei figli tutti nati da madri diverse – cerca di ridimensionare quel passato scomodo che lo fece conoscere in tutta Europa col nome di Erik el belga.

La sua è una storia di colpa e di ravvedimento. Il primo arresto avviene nel natìo Belgio nel 1965. Un astuto poliziotto, fingendosi un cliente, lo ammanetta al momento della transazione. Il tribunale lo condanna, ma approfittando di un permesso il belga si dà alla latitanza. Successivamente costituisce una banda formata da alcuni mercenari, ex militari. Malviventi freddi, che non useranno ma ...


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01/04/2005