Giulia Bertagnolio

Poveri separati

Secondo il rapporto Caritas sull’esclusione sociale, gli uomini divorziati con figli sono a rischio indigenza. Pochi i soldi, tanti i problemi

Poveri separati

A Bolzano c’è una casa dove abitano tre papà. Da quando hanno divorziato dalle rispettive mogli non riescono più ad arrivare a fine mese né a pagarsi un affitto: per questo alloggiano nel primo centro di accoglienza per separati. Una micro-comunità inaugurata di recente grazie alla collaborazione tra il Centro assistenza separati e divorziati, la cooperativa sociale Casahaus e la Provincia. Ciascuno qui ha a disposizione una camera arredata e dignitosa nella quale volendo può ospitare i figli anche per la notte; cucina e bagno invece sono in comune. Per i genitori single con le finanze ridotte all’osso la struttura è una zattera nella tempesta, ma si tratta solo di un appoggio temporaneo. Al massimo dopo un anno di residenza – lo stabilisce il regolamento della casa – gli ospiti devono andarsene.

Non si tratta dell’unica iniziativa nata per aiutare i divorziati senza soldi. Di recente anche il comune di Varese ha creato una sorta di centro solidale pensato per ospitare inquilini dal cuore infranto e dalle scarse risorse, mentre nel frattempo in altre città d’Italia sono partiti progetti di vario genere a favore dei cosiddetti single di ritorno. I nuovi poveri.
Chi divorzia nell’era del caro euro ha un doppio problema: oltre a dover rimettere insieme i cocci della propria esistenza, spesso si ritrova da un giorno all’altro in mezzo a una strada. Colpa della crisi economica, del lavoro precario, degli assegni di mantenimento da passare ai figli che intaccano uno stipendio reso già basso dall’inflazione, colpa delle case che costano un’enormità. “I problemi economici di chi affronta una separazione sono in aumento – dice William Malnati, assessore ai servizi sociali di Varese – ecco perché oggi non ci si stupisce più nel sentire che in una casa d’accoglienza vivono dipendenti pubblici in ... ...


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01/02/2005