Pierluigi Magnaschi*

Album di famiglia

Puntuale e atteso, arriva il Calendario 2005 della Polizia di Stato. E porta nelle case i volti di coloro che lavorano per la sicurezza di tutti. Ritratti semplici e moderni

Album di famiglia

George Simenon che, oltre a essere un straordinario scrittore di gialli, era anche un abilissimo promotore di se stesso, era solito dire: “Non basta aver fatto, bisogna anche riuscire a far sapere che è stato fatto”. Il motto, in fondo, non si discosta molto, nello spirito, da quello che, molti secoli prima, era già stato scritto nella Bibbia relativamente alla fiaccola che non si deve mettere sotto il moggio. Non c’è dubbio infatti che tutti coloro che operano, polizia compresa, hanno bisogno e obbligo di visibilità.
E l’annuale tradizione del Calendario è appunto uno degli strumenti che la Polizia di Stato ha per farsi conoscere soprattutto dalle famiglie italiane. È diventato, nel giro di soli quattro anni, un appuntamento obbligato, atteso, richiesto. Il calendario della polizia infatti è oggi considerato un must. Tant’è che oltre alla distribuzione istituzionale può essere acquistato, e il ricavato della vendita viene poi devoluto all’Unicef e a un ospedale pediatrico.
Gli ingredienti del suo successo sono molti. Il primo risiede sicuramente nel fatto che il calendario della polizia costituisce un’assoluta innovazione nella peraltro pregiata pubblicistica di questo tipo. Muovendo da una tradizione italiana che, in questo campo, affonda le sue radici nei celebri disegni alla Achille Beltrame o alla Walter Molino della Domenica del Corriere, il calendario della polizia è approdato agli scatti di Oliviero Toscani. Un salto epocale dal punto di vista grafico e della visualizzazione perché introduce uno stile modernissimo, fatto di immagini fotografiche forti, più vicine al mondo del cinema e degli spot tv che a quello della tradizione illustrativa popolare italiana.
Questo cambiamento di stile si accorda con i grandi cambiamenti che sono avvenuti nel Paese. L’Italia contadina che, con tutti i suoi riti sociali e produttivi e le sue tradizioni, sembrava immutabile, oggi è ormai uno sbiadito ricordo. L’Italia contemporanea, quella in cui tutti noi oggi viviamo, è invece un Paese prevalentemente urbano, quando non metropolitano, innervato nel mondo. Un Paese dove ogni due euro prodotti, uno è frutto di import-export. L’Italia nella quale viviamo è inoltre una nazione multietnica, poliglotta, post-industriale. Un’Italia diversissima da quella dell’ultimo dopoguerra. Quella di oggi è un’Italia che ha creato per tutti nuove ed eccezionali opportunità di crescita e di benessere ma che anche pone a tutti, polizia compresa, nuove sfide e nuove difficoltà.
Ricordo che da piccolo, trovandomi in una questura del nord d’Italia dove accompagnavo mio padre in occasione del rinnovo del suo passaporto, rimasi molto favorevolmente impressionato da un manifesto affisso su una parete il cui slogan, a caratteri cubitali, diceva: “La polizia è al servizio del cittadino”. Tutto, in quel posto lasciava, allora, pensare il contrario.
Muri scrostati, mobili vacillanti e slabbrati, divise approssimative, facce demotivate, file di cittadini rassegnati. Ma quello slogan, a me, allora ragazzino, apriva un’altra prospettiva. Una prospettiva che, nelle semplificazioni tipiche dell’infanzia, mi scaldava il cuore. Dalla mia parte, in quanto cittadino italiano, sia pure in erba, dopo aver letto quello slogan, sentivo di non avere solo la mia famiglia e mio padre ma anche la polizia. Ecco, io, da allora (diciamo, per farla breve, da 45 anni a questa parte) la polizia la sento così, “dalla parte dei cittadini” e quindi anche dalla mia parte di cittadino rispettoso delle leggi. E fortunatamente (sia per me, sia per il Paese nel quale vivo e di cui, dopo aver conosciuto gran parte del resto del mondo, sono più che mai innamorato) non ho mai avuto modo di cambiare opinione.
Il calendario della polizia obbedisce a questa tradizione di servizio, di disponibilità, di vicinanza, di forza tranquilla. Per questi motivi viene, non inviato ma invitato nelle case degli italiani. Per i numerosissimi italiani che lo acquistano e, spesso, lo collezionano, è uno strumento atteso, familiare, cordiale, vicino.
Con il suo calendario, la Polizia di Stato si spiega, con le immagini, alle famiglie dei cittadini italiani. Con esso, dalle pareti domestiche sorridono facce moderne di uomini e donne in divisa vicini ai loro strumenti di lavoro. Gente capace di usare le tecnologie più moderne ma anche legata alle tradizioni simboliche del suo lungo passato che è fatto di animali, macchine, divise, immagini, date. Gente proiettata verso il futuro che però conserva, gelosa, la memoria e l’orgoglio della sua storia, del suo passato spesso glorioso.
Il calendario della polizia mostra, con semplicità e immediatezza, i suoi ragazzi e le sue ragazze che poi, intendiamoci bene, potrebbero essere i nostri ragazzi e le nostre ragazze. Usciti dalle nostre famiglie per mettersi al servizio di una famiglia più grande, l’Italia.
Ragazzi e ragazze di fegato e di passione, impegnati dovunque e sempre.
Disposti a fare grandi sacrifici quando non a mettere a disposizione la loro vita (e questa, purtroppo, non è retorica ma una tragica e sempre troppo lunga contabilità) perché la legge sia rispettata, perché le famiglie possano sentirsi sicure, perché tutti possano vivere la loro vita senza paura, lontano dalla sopraffazione o dai taglieggiamenti dei delinquenti e dei malfattori.
Il calendario della polizia è quindi uno strumento di ottimismo, di fiducia, di responsabilità. In poche parole è un aggiuntivo motivo di sicurezza. Non è quindi uno strumento celebrativo ma uno strumento di lavoro. Diffonde infatti la sensazione che la polizia è formata da giovani preparati e appassionati, che credono nella loro attività e possiedono strumenti in grado di assicurare la sicurezza a tutti i cittadini italiani.
Il calendario della polizia è un album di famiglia destinato alle famiglie italiane. In esso, la polizia, come tutte le polizie dei Paesi a democrazia matura, non teme di aprirsi, svelarsi, manifestarsi. Aprendo le sue porte alle famiglie italiane.
E quest’anno la polizia lo fa in modo ancor più professionale e nuovo. 
Ricorrendo, per il suo calendario, all’occhio e all’obiettivo di Oliviero Toscani, un istrione della comunicazione che è anche un genio della fotografia. La polizia di oggi è, grosso modo, la stessa dell’anno precedente. Ma nel Calendario del 2005 essa viene vista con un occhio nuovo. Quello, originalissimo, trasgressivo e impertinente di Oliviero Toscani, un artista dell’immagine che, con le sue foto, ha stupito il mondo intero e, al pari dei grandi artisti della pittura del passato, ha modificato, a vantaggio di tutti noi, il modo di vedere le cose e di percepire il reale.
Come tutti i grandi artisti, anche Oliviero Toscani è uno che ha cambiato le regole estetiche codificate, ha distrutto le grammatiche precedenti, ha imposto un nuovo linguaggio e parla quindi una diversa lingua figurativa.
La polizia come viene rappresentata in questo Calendario, non l’ha mai vista sicuramente nessuno prima di adesso. È infatti, inevitabilmente e fortunatamente, una polizia alla Oliviero Toscani. Porta il marchio del suo sguardo, l’impaginazione dei suoi scatti, i colori delle sue pellicole. È una polizia italiana diversa ma anche uguale a se stessa.
Il segreto e la magia dei grandi artisti della fotografia, in fondo, è proprio quello di usare il loro linguaggio, che è unico e originale, senza stravolgere la natura, lo specifico e le caratteristiche essenziali di coloro che stanno ritraendo. E Oliviero Toscani è riuscito a portare nelle nostre case gli uomini e le donne che producono la sicurezza del Paese. Lo ha fatto con il suo stile originalissimo ed efficace ma anche mantenendo intatto il significato del lavoro degli uomini e delle donne che militano in questo Corpo che è sempre più vicino alle famiglie italiane e, ogni giorno, ne garantisce la sicurezza.  
*Direttore dell’Ansa
01/12/2004