Giulia Bertagnolio

E la finta griffe valicò il confine

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Le dinamiche produttive dei falsi marchi e le preoccupazioni dei “colossi della moda” spiegate da Ovidio Montecchi, presidente della Confartigianato di Firenze

E la finta griffe valicò il confine

Ha l’accento toscano di chi è cresciuto nella terra delle griffe autentiche e dei fabbricanti di falsi, e il fare pratico di chi si intende a fondo di “tarocchi”. Così Montecchi fotografa l’Italia delle contraffazioni.
Com’è cambiato negli anni il mercato delle imitazioni?
Fino a qualche anno fa i capi contraffatti venivano prodotti in Italia; erano proprio i nostri falsificatori a riprodurre i modelli degli stilisti più noti e a rivenderli sulle bancarelle. Li fabbricavano a Firenze, a Napoli, nelle concerie di provincia. Oggi tutto si è spostato all’estero, soprattutto in Cina dove i costi di produzione sono bassissimi. La provenienza è evidente dal prezzo stesso delle borse taroccate: una Tod’s ben imitata è venduta sui nostri marciapiedi a circa cento euro, il che significa che almeno 50 sono di guadagno. E quale produttore italiano oggi si prenderebbe la briga di attivare tutto il procedimento di fabbricazione-imitazione per soli cinquanta euro? Assolutamente nessuno. In oriente si lavora invece a pieno ritmo per due soldi. Ecco perché dar loro l’appalto conviene. Ho esperienza diretta di un maglificio con sede in Romania con circa duecento lavoratori; produceva per una ditta italiana. Di rece ...


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01/11/2004