Annalisa Bucchieri

Volo, dunque soffro

La paura dell’aeroplano affligge molte persone: è la terza fobia più diffusa tra i “terrestri”. Ma si può sconfiggere

Volo, dunque soffro

Gabriel Garcìa Marquez preferiva affrontare cent’anni di solitudine che tre ore in aeroplano. Il famoso scrittore sudamericano ha trascorso intere nottate in treno pur di evitare un volo breve da Parigi a Praga. E quando è stato costretto per spostamenti transcontinentali ha dimenticato di essere a un’altitudine di 14 mila piedi ingurgitando un’intera bottiglia di whisky.
Bere, così come prendere qualche placebo, sicuramente può placare l’ansia però non sconfigge la paura. Ci si può stordire durante il volo ma non evitare di stare male settimane prima al solo pensiero di dover comprare il biglietto. Il malessere che ne deriva spesso porta alla decisione di non salire mai su un aereo e addirittura tenersi alla larga da qualsiasi posto o circostanza ricordi il mezzo, per esempio agenzie di viaggio, scali portuali, progettazioni di vacanze esotiche. Un comportamento, in gergo psicologico chiamato evitamento, sicuramente estremo ma che segnala in maniera inequivocabile quanto l’aerofobia sia una limitazione notevole alla nostra autonomia. Basta guardare a un calciatore come Dennis Bergkamp dell’Arsenal che ha rinunciato alla maglia della nazionale, ad Adriano Celentano che non farà mai sentire la sua musica in America, a giornalisti di politica estera che si spingono solo dove si arriva in treno, fino ai tanti appassionati di viaggi ridotti alle vacanze a Rimini, o ad affaristi dell’import-export destinati a ritirarsi alla vendita al dettaglio.
“L’aerofobia colpisce tutti indistintamente a prescindere dall’età, sesso, classe sociale, livello culturale – spiega Alberto Siracusano, professore di psichiatria all’Università di Napoli e autore del libro Paura di volare (Il Pensiero Scientifico editore) insieme alla psichiatra Cinzia Niolu – è molto più comune di quanto confessato apertamente: un vero e ... ...


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01/04/2004