Vincenzo R. Spagnolo

Gli euro del terrore

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In un'intervista all’economista Loretta Napoleoni i sistemi e i canali di finanziamento delle organizzazioni terroristiche

Gli euro del terrore

Dopo l’orrore dell’11 marzo, con l’ombra dell’integralismo islamico proiettata ormai su entrambe le sponde dell’Atlantico, l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno stretto i tempi di elaborazione delle strategie contro i fenomeni di terrorismo. A maggio, in una missione negli Usa, il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu e quello della Giustizia Roberto Castelli si sono confrontati coi loro omologhi americani per perfezionare le misure di contrasto e innalzare il livello di prevenzione. Una delle priorità condivise è senz’altro quella di prosciugare i canali di approvvigionamento finanziario dei movimenti eversivi. Ma dove si nascondono i fondi segreti dell’internazionale del terrore? E chi finanzia gruppi come l’Eta (Euskadi ta askatasuna, gruppo indipendentista basco) o la rete sotterranea di Al Qaeda del super ricercato Osama bin Laden? Interrogativi non da poco, affrontati da Loretta Napoleoni, economista, in un libro-inchiesta. “Analizzando l’economia del terrorismo dalla fine della seconda Guerra mondiale a oggi – afferma Napoleoni – si evince l’esistenza di un sistema con tre fasi evolutive: dal terrorismo sponsorizzato da alcuni Stati (funzionale agli equilibri della guerra fredda) alla sua privatizzazione, con la nascita di formazioni con motivazioni territorial-ideologiche (Olp, Organizzazione per la liberazione della Palestina; l’Ira, Irish repubblican army; l’Eta). Fino agli anni ’90, l’epoca della globalizzazione, in cui la deregolamentazione del mondo finanziario ha fatto sì che il capitalismo si espandesse e, conseguentemente, che l’economia del terrorismo diventasse globale. Oggi è un sistema enorme e ramificato, d ...


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01/06/2004