Massimo Lugli

A fil di lama

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Aumentano gli estimatori di pugnali e coltelli. Ma le armi bianche ricompaiono anche negli episodi di cronaca nera

A fil di lama

All’inizio del terzo millennio, con tutte le dovute distinzioni, l’arma bianca torna ad acquistare un posto di rilievo nella cronaca nera e nei rapporti di polizia giudiziaria. A parte i classici omicidi “familiari” dove il coltello da tavola e da cucina è sempre a portata di mano, temperini, mollette, multiuso, balisong e tante altre varianti compaiono sempre più frequentemente sulle pagine dei quotidiani e negli atti giudiziari. Tra i casi più recenti, l’assassinio a Napoli di un adolescente “colpevole” di aver dato un’occhiata di troppo a una ragazza. L’arma era un temperino multiuso, imitazione di un coltello svizzero di buona fattura, che si compra sulle bancarelle dei venditori ambulanti cinesi per cinque o sei euro. Non a caso una recente proposta di legge parla di metal detector agli ingressi delle discoteche proprio per individuare chi gira con una lama in tasca. E gli aficionados del coltello sono sempre di più: basta guardare gli enormi contenitori che gli addetti alla sicurezza aeroportuale riempiono ogni giorno con gli oggetti sequestrati ai passeggeri nonostante gli avvisi affissi al check in. C’è di tutto: temperini, coltelli da tavola, forbici, lime e perfino qualche coltello da caccia.
Il flusso dell’immigrazione ha senza dubbio una parte importante in questo revival del pugnale. Stranieri che vengono da Paesi agricoli girano d’abitudine con un coltello in tasca, esattamente come nessun pastore sardo uscirebbe mai di casa senza la sua resolza (il termine pattada è improprio perché indica un luogo di fabbricazione, non un modello preciso) per non parlare della piccola malavita nordafricana o dei filippini, maestri nell’uso del balisong o coltello-farfalla. Ma la moda si sta diffondendo in modo ... ...


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01/07/2004