Franco Cosentino

Negli abissi per passione

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In apnea, con il boccaglio, il respiratore o addirittura con lo scafandro da palombaro. Sono numerosi gli italiani che amano immergersi per hobby o per lavoro

Negli abissi per passione

In principio erano gli urinatores. Nome che nella Roma imperiale classificava una corporazione di professionisti sempre pronti a rischiare la vita per immergersi nelle acque di fiumi e porti e recuperare i carichi di navi affondate. Oggi possono scendere con attrezzature particolari fino a 200 metri per sette otto ore di seguito a controllare l'usura degli oleodotti.

Un po' di storia
Subacquei ante litteram questi urinatores (il termine viene dal latino arcaico urinari che significa immergersi); scendevano in apnea con una sorsata di olio d'oliva in bocca, da disperdere in caso di scarsa visibilità sui fondali. Erano addetti al recupero di carichi ma, in tempo di guerra, costituivano un formidabile reparto cui affidare i sabotaggi delle navi nemiche.
La situazione della subacquea rimase invariata sino ai primi anni del diciannovesimo secolo quando fu sviluppato lo scafandro dei palombari. Questi temerari collegati alla superficie da un tubo attraverso il quale veniva pompata aria nel casco, potevano rimanere a grandi profondità per ore. La cerimonia della vestizione, la scarsa conoscenza delle profondità marine contribuirono a creare il mito del palombaro: uomo sempre in bilico tra avventura e morte.
Ulteriori studi effettuati anche in Italia tra le due guerre mondiali portarono all'elaborazione degli autorespiratori; la medicina e la chimica dei gas fecero il resto.

Come orientarsi
Oggi le attività subacquee hanno una connotazione ... ...


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01/07/2004