Pino Bianco

Schegge di cristallo

Nuova Cappella e Sacrario a Roma per i 2.388 Caduti della polizia. La commozione di Ciampi. Le opere di Mario Ceroli. “Un luogo per riflettere”

Schegge  di cristallo

Si ferma a lungo, il presidente Ciampi, in silenzio nella penombra blu, davanti alle targhe che ricordano i caduti in servizio della polizia. Aveva detto poco prima: “Questa cerimonia mi ha veramente toccato. Conosco il senso del dovere. Questo memoriale è l’espressione della nostra riconoscenza verso chi, nell’interesse di tutti, ha sacrificato la sua vita”. Venerdì, 16 luglio. Nell’Istituto superiore di polizia, a Roma, viene inaugurata la Cappella completamente ristrutturata e il nuovissimo Sacrario. I Caduti erano prima ricordati soltanto da una lapide, ora ce ne sono tante, 2.388, con i nomi, la data di nascita e di morte. Di alcuni questa ultima non si conosce neppure: caduti in guerra, nei teatri di combattimenti talvolta lontani. Eppure da ricordare.
Il presidente della Repubblica, accompagnato dal segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni, ha accettato subito l’invito del ministro Giuseppe Pisanu e del capo della Polizia Giovanni De Gennaro. La piccola cappella dell’Istituto è stata completamente rifatta per essere luogo di preghiera per tutti.
È opera di Mario Ceroli, insigne artista, presente per spiegare il significato del suo lavoro, nella Cappella e nel Sacrario. “Credo che questo debba essere un luogo per tutti – dice – Un posto dove stare tranquilli, più che una chiesa tradizionale: un posto che ispiri la meditazione, che aiuti a riflettere sul proprio comportamento per cercare di essere migliore. Credo che il Sacrario dell’Istituto abbia quel significato: stare tranquilli e riflettere”.
A isolare la Cappella dall’esterno c’è un grande crocefisso di cristallo, dentro panche di legno chiaro, un altare a forma di seme tagliato a metà, sei collage dello stesso Ceroli. Il giorno dell’inaugurazione, ad affollare la Cappella, c’erano anche i sottosegretari dell’Interno Alfredo Mantovano e Antonio D’Alì, l’ex capo della Polizia Giuseppe Porpora, i prefetti Giuseppe Pecoraro e Antonio Recchioni, il questore di Roma Nicola Cavaliere, il cardinale Giovanni Battista Re, il presidente della Confindustria Luca Montezemolo, Emma Ivagnes, vedova di Paolo Scrofani, in rappresentanza di tutti i familiari delle più recenti vittime del dovere e simbolicamente di tutte le vedove o i figli dei caduti. E, naturalmente il padrone di casa, prefetto Mario Esposito direttore dell’Istituto.
Una cerimonia semplice: un breve saluto del cardinal Re, la cerimonia religiosa officiata dal coordinatore dei cappellani della polizia Giuseppe Saia e Giuseppe Cangiano, che segue nel percorso spirituale i frequentatori dell’Istituto. Un giovane agente legge la preghiera a San Michele. Un piccolo coro di poliziotti, bravi e commoventi. La benedizione. Poi l’ingresso nel Sacrario, 2.388 lapidi, da Felice Conti, morto il 18 luglio 1860 a Milano (il primo caduto di cui sia rimasta memoria scritta) a Stefano Biondi, l’agente della Stradale caduto in servizio sull’autostrada nell’aprile scorso. In mezzo, purtroppo, centinaia e centinaia di altri.
 I corazzieri depongono una corona di fiori, Ciampi si sofferma, evidentemente commosso, mentre il trombettiere suona il silenzio. Minuti di raccoglimento, poi Mario Ceroli spiega il senso delle opere, della coppa di legno che contiene schegge di cristallo a significare le vite spezzate, delle luci blu che girano illuminando a gruppi le lapidi, quasi a confermare che il ricordo è perenne.
“La polizia è veramente vicina alla gente – aveva detto poco prima il cardinal Re – perché è impegnata nella lotta al male in tutte le sue forme, da quelle violente a quelle subdole. Questa Cappella, questo Sacrario che ricorda i Caduti, devono essere uno stimolo a continuare nella difesa del bene, nell’interesse di tutti”.  
01/08/2004