Francesco Loiacono, illustrazioni di Marco Flore

Aria di casa

Un nemico più forte, persistente e in concentrazioni molto maggiori che all’aria aperta. È l’inquinamento indoor, peggiore anche dello smog

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Sentirsi sicuri come a casa propria è un vecchio detto che non ha molto senso se pensiamo alla qualità dell’aria fra le mura domestiche. Monossido di carbonio, monossido di azoto, anidride solforosa, ozono, idrocarburi policiclici, idrocarburi volatili, derivati della combustione, formaldeide, alcol, fenoli, particolato, fibre vetrose. Per non parlare di batteri e virus. È l’inquinamento indoor, fatto da nemici più forti, persistenti e in concentrazioni molto maggiori che all’aria aperta, persino di quella nelle città asfissiate dallo smog. Perché gli inquinanti non entrano dalle finestre ma sono generati o rilasciati dai materiali con cui è fatto un edificio o un appartamento, dai prodotti che usiamo e soprattutto dalle nostre cattive abitudini.

«Gli studi scientifici dimostrano che nell’aria degli ambienti di vita sono presenti sostanze nocive – spiega Andrea Minutolo, coordinatore scientifico di Legambiente e referente per l’associazione sull’inquinamento indoor – Le cause sono riconducibili alle caratteristiche costruttive degli edifici, dalla scelta dei materiali alle tecniche di posa, dal grado di usura delle strutture, dalla tipologia e dalla manutenzione degli impianti di trattamento dell’aria e dalle presenze e le abitudini delle persone negli spazi confinati: emissione diretta di CO2, cottura di cibi, uso di prodotti per la pulizia, agenti patogeni e altri fattori biologici. Per portare a una sempre maggiore consapevolezza sul tema cittadini e istituzioni, nel 2017 la nostra associazione ha dedicato al tema indoor un monitoraggio specifico durante la campagna Treno Verde». Anche perché l’Italia non ha ancora una legge quadro in materia, essendo ferma a un decreto del 2008 sulla salute nei luoghi di lavoro.

Non a caso, infatti, da qualche anno l’Organizzazione mondiale della sanità dedica sempre più attenzione a questo tipo di inquinamento. Le sostanze contaminanti disperse nell’aria di casa, infatti, possono provocare danni alle vie respiratorie, dalla banale allergia a problemi legati all’asma o alla cronicizzazione di alcune patologie. Non solo i soggetti asmatici o gli allergici però devono stare attenti, visto che in media negli spazi al chiuso (appartamenti, uffici, palestre, scuole, ospedali ma anche autobus e metro) trascorriamo circa l’85% della nostra vita. E le concentrazioni degli inquinanti rispetto al volume dell’aria disponibile sono altissime.

«Negli ambienti indoor i rapporti fra le superfici disponibili, possibili emettitrici di inquinanti, e i volumi d’aria sono maggiori che all’esterno – spiega Alessandra Paciucci, ricercatrice dell’Istituto inquinamento atmosferico del Cnr – C’è tanta superficie data da pavimento, soffitto e pareti, per la stessa unità di volume.

Invece all’esterno c’è un’unica superficie, il terreno, e un volume pressoché illimitato. Le superfici domestiche, oltre a essere sorgenti d’emissione, possono assorbire o fissare gli inquinanti per poi rilasciarli nel tempo». Il risparmio energetico, che pure va assolutamente favorito, creando ambienti sigillati può paradossalmente aggravare i problemi: si scambia poco calore con l’esterno ma anche poca aria, trattenendo in casa contaminanti e umidità.

 

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06/02/2018
(modificato il 08/02/2018)